L'esperienza del "Lavoro Buono al servizio del territorio", sviluppata da Fondazione Industriali con il coinvolgimento della Provincia di Cuneo, dei Comuni e del mondo imprenditoriale locale, è stata presentata oggi in Senato come esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni e imprese per promuovere inclusione sociale e occupazione.
L'incontro ha rappresentato un'occasione per portare all'attenzione nazionale il cosiddetto "modello Cuneo", nato dalla capacità del territorio di costruire una rete tra pubbliche amministrazioni, imprese e terzo settore per offrire opportunità concrete alle persone che incontrano maggiori difficoltà nell'accesso al mondo del lavoro.
Secondo i dati illustrati da Fondazione Industriali, nel corso dell'ultimo anno oltre 240 persone si sono registrate sulla piattaforma dedicata e sono stati realizzati 67 inserimenti lavorativi, di cui 56 nelle aziende private e 11 direttamente presso i Comuni aderenti. Sono inoltre circa 70 le amministrazioni comunali coinvolte nel progetto.
La Provincia partecipa attivamente all'iniziativa favorendo il raccordo tra i Comuni e sostenendo un percorso che punta a trasformare il lavoro in uno strumento di autonomia, integrazione e crescita sociale, mettendo a disposizione degli enti locali un'opportunità concreta per creare nuove occasioni di inclusione sul territorio.
«Un'opportunità davvero importante quella che Fondazione Industriali sta donando al nostro territorio: consentire una reale integrazione alle persone con maggiori difficoltà, passando dall'assistenza all'autosufficienza», sottolinea il presidente della Provincia, Luca Robaldo. «Per la Provincia è un grande privilegio poter partecipare a questo percorso aprendo le porte della Pubblica amministrazione locale, quella dei Comuni, a queste persone, consentendo loro di realizzare il proprio progetto di vita.
Si tratta di una sfida enorme per gli Enti locali, anche dal punto di vista burocratico. Siamo grati agli imprenditori che hanno sostenuto questo percorso, nel quale crediamo e continueremo a credere».