Al Direttore - 08 ottobre 2026, 08:12

Dopo un suicidio, “chi resta” non deve essere lasciato solo: la risposta de La Voce di Elisa

L’associazione di Savigliano propone per il terzo anno “Per la vita di chi resta”, cinque incontri gratuiti per condividere dolore, emozioni e vissuti con il sostegno di psicologa e psicoterapeuta ed educatrice

Riceviamo e pubblichiamo:

Gentile Direttore,

desideriamo rispondere alla lettera “A chi resta”, pubblicata su TargatoCN il 3 ottobre 2026 e firmata da una vostra lettrice (LEGGI QUI).

Cara lettrice,
abbiamo letto le sue parole con grande attenzione e, soprattutto, con grande rispetto.

Ci hanno colpito perché raccontano qualcosa che troppo spesso rimane nascosto: il dolore di chi resta, di chi, dopo un suicidio, si trova a convivere non soltanto con la perdita di una persona amata, ma anche con domande, sensi di colpa, rabbia, ricordi e con un silenzio che, a volte, sembra impossibile da rompere.

E ci ha colpito anche il suo desiderio di incontrare altre persone che abbiano vissuto un'esperienza simile, perchè troppo spesso ci si sente da soli e lasciati soli.

Per questo sentiamo di volerle rispondere pubblicamente e di fare presente a Lei e alle altre persone che ne hanno bisogno chi siamo e cosa facciamo.

Siamo l’associazione La Voce di Elisa ODV, nata a Savigliano, e impegnata sul territorio nella prevenzione e nella sensibilizzazione sui temi della salute mentale.

Attraverso il Progetto Giovani, il Festival del Rumore e le altre iniziative che portiamo avanti, cerchiamo di creare occasioni per parlare di salute mentale, disagio, prevenzione e richiesta di aiuto. Lo facciamo perché crediamo che parlare, dare un nome alla sofferenza e creare luoghi di ascolto possa essere un primo passo per rompere il silenzio e contrastare lo stigma.

Ma crediamo altrettanto profondamente che la prevenzione non possa fermarsi a ciò che accade prima.

Bisogna prendersi cura anche di chi resta.

Dopo un suicidio, infatti, non finisce tutto con quella morte. Per chi rimane può iniziare un percorso lungo e doloroso, fatto di emozioni difficili da comprendere e da condividere: senso di colpa, rabbia, dolore, incredulità, domande senza risposta. A volte anche il ricordo della persona amata diventa difficile da attraversare, perché rischia di essere continuamente riportato alle circostanze della sua morte.

E poi c'è lo stigma.

La parola stessa suicidio può diventare difficile da pronunciare. Può sembrare necessario spiegare, giustificare, rispondere alle domande degli altri. E così può accadere che una persona finisca per portare il proprio dolore in solitudine, anche per molti anni.

Per questo, per il terzo anno consecutivo, La Voce di Elisa propone “Per la vita di chi resta”, un percorso di cinque incontri rivolti a chi ha perso per suicidio un familiare, un amico o una persona cara.

Abbiamo scelto di chiamarlo così perché vogliamo ricordare una cosa fondamentale: quando una persona muore per suicidio, c'è anche una vita che continua.

È la vita di chi resta.

E quella vita merita attenzione, ascolto e cura.

Il progetto nasce proprio con l'obiettivo di offrire uno spazio protetto nel quale poter stare nel dolore insieme, senza doverlo nascondere e senza la necessità di trovare immediatamente delle risposte e di poter iniziare a vedere e sentire che però c’è ancora vita nella propria che merita di essere vista e accolta.

Un luogo in cui incontrare altre persone che hanno vissuto una perdita simile e poter condividere emozioni, pensieri e vissuti, nella consapevolezza che essere compresi da chi ha attraversato un'esperienza analoga può avere un valore particolare.

Il percorso sarà accompagnato dalla Dott.ssa Elisa Palumbo, psicologa e psicoterapeuta, e dall'educatrice Laura Fasciani, che guideranno gli incontri creando uno spazio di ascolto, condivisione e sostegno.

Gli incontri saranno cinque, della durata di circa due ore e mezza, e si terranno presso Casa Azzurra, in Strada Cavallotta 5 a Savigliano, a partire da novembre 2026. 

La partecipazione è gratuita, perché crediamo che la possibilità di ricevere ascolto e sostegno non debba dipendere dalle condizioni economiche di una persona, soprattutto in un momento in cui può già sentirsi profondamente sola. Chi fosse interessato può scrivere all’indirizzo e-mail che trovate qui sotto.

Non abbiamo la presunzione di avere risposte per ogni dolore, né di poter cancellare una ferita.

Possiamo però esserci.

Le sue parole sul desiderio di creare una rete a Cuneo ci sono arrivate proprio per questo. Perché una rete nasce quando qualcuno decide di tendere una mano e qualcun altro trova il coraggio di afferrarla.

E forse il suo articolo ha fatto proprio questo: ha teso una mano.

Noi vorremmo raccoglierla e, insieme, provare a tenderne altre.

Se vorrà, saremo felici di conoscerla, ascoltarla e raccontarle il percorso che stiamo portando avanti. E saremo altrettanto felici di incontrare tutte quelle persone che, leggendo questa lettera, si sono riconosciute e hanno pensato di non essere le sole ad aver vissuto un dolore così difficile da raccontare.

Perché non esiste un tempo giusto o sbagliato per chiedere aiuto, per raccontare una perdita o per cercare qualcuno con cui condividere ciò che si è vissuto.

Possono essere passati pochi mesi o molti anni.

Il bisogno di essere ascoltati non ha una scadenza.

E prendersi cura di chi resta significa anche questo: non fermarsi alla morte, ma continuare a guardare verso la vita.

Perché dopo un suicidio c'è chi muore, ma c'è anche chi resta.

E chi resta ha bisogno di essere visto, ascoltato e accompagnato.

Con sincera vicinanza,

La Voce di Elisa ODV

Per contatti: : survivor@lavocedielisa.org