Una mail di posta certificata lunga quattro fogli è pronta per essere inviata al Comune di Cuneo.
E' questa la sintesi del momento di confronto tra amministrazione e commercianti di corso Giolitti promosso dall'associazione Arcipelago, che ha la sede nel quartiere, in via Meucci a Cuneo. LEGGI QUI
La cosa è nota: il Comune sta seriamente valutando di imporre, con ordinanza sindacale, la chiusura alle 19.30, per 30 giorni, dei mini market presenti in zona, cinque, in quanto luoghi di vendita di alcolici e aree di assembramento di persone che disturbano e creano situazioni di degrado e delinquenza.
Gli interessati, come da provvedimento pubblicato all'albo pretorio, hanno 15 giorni di tempo - dal 2 di ottobre, data di pubblicazione - per fare osservazioni a riguardo, dopodiché la sindaca Patrizia Manassero provvederà a firmare l'ordinanza.
Trenta giorni, non reiterabili, per vedere se la situazione migliorerà, vista la "recrudescenza" degli episodi di disturbo della quiete pubblica e di risse.
Una decisione che si rende quindi necessaria, condivisa con le Forze dell'ordine e con la Prefettura e chiesta a gran voce da alcuni residenti, arrivati a chiedere la rimozione delle panchine.
L'associazione Arcipelago, prossima all'anno di età in quella sede che è diventata punto di riferimento per il quartiere più "attenzionato" della città, ieri mattina ha messo attorno allo stesso tavolo, in senso metaforico, i commercianti coinvolti dal provvedimento e il Comune.
Lo ha fatto lanciando il “Caffè dei commercianti”, al quale sono stati invitati il Comune, rappresentato dal dirigente Massimiliano Galli, Confcommercio, assente, il Comitato di quartiere, rappresentato dall'ex presidente Francesco Carbonero e l'associazione di residenti "Nuovo corso Giolitti APS", per la quale non c'erano nessuno.
Dal confronto di ieri, acceso ma civile e costruttivo, perfettamente moderato dai membri dell'associazione che, ci tiene ad evidenziarlo per tramite della presidente Valentina Zenga, vuole essere neutrale e porsi come facilitatore del dialogo, sono scaturite numerose osservazioni e richieste, tese ad evitare una misura che i commercianti presenti ritengono senza ritorno.
"Tra il 30% e il 40% del nostro guadagno avviene dopo le 19.30, quando chi rientra dal lavoro torna a casa e prima di farlo passa da noi a fare un po' di spesa. Chiuderci alle 19.30 significa farci chiudere per sempre, perché non possiamo reggere per 30 giorni perdendo più di un terzo dei nostri gudagni", spiegano senza girarci attorno.
A chiudere, infatti, dovrebbero essere proprio quei negozi che vendono alimentari e misti, oltre ai distributori automatici.
La misura non tocca macellerie, gastronomie, pizzerie e, in generale, chi trasforma il cibo o ha un'attività artigianale ad esso collegata.
Sul tavolo degli imputati le bevande alcoliche.
Alle quali, ed è questa la proposta più importante avanzata dai commercianti al Comune, i mini market sono disposti a rinunciare.
"La vendita di alcolici si è notevolmente ridotta negli ultimi anni, tanto da non incidere sulla nostra attività. Siamo disposti a non tenerli più, ma non fateci chiudere alle 19.30, perché ci condannate al fallimento. Se è l'alcool il problema, noi siamo pronti a fare la nostra parte per risolverlo. Noi in questa città abbiamo scelto di vivere, lavorare e crescere i nostri figli, non vogliamo essere visto come un problema", ha detto una commerciante.
Nell'incontro di ieri è emersa anche l'esasperazione di chi ha un negozio nel quadrilatero, soggetto a continui controlli e sanzioni. "Sembra che a Cuneo esista solo corso Giolitti. Chi beve e si droga danneggia prima di tutto noi. Se ci sono persone che discutono davanti al mio negozio, la famigliola non entra, ma le forze dell'ordine vengono solo per farci multe, che non siamo nemmeno in grado di pagare", evidenziano ancora.
Domani l'invio della mail, che potrebbe portare ad un nuovo confronto, così come richiesto proprio dai commercianti, questa volta presso il Municipio. Vedremo l'esito delle richieste e come il Comune le accoglierà.
Ma un passo c'è stato.
"Ieri mattina, per la prima volta, i commercianti hanno potuto esprimere il loro disagio e un'opinione rispetto ad una decisione che li coinvolge, calata dall'alto, senza che nessuno li abbia mai interpellati. Per questo abbiamo organizzato l'incontro. E presto ce ne sarà un altro, il "Caffè dei residenti". Ieri erano presenti anche loro, una decina, persone che vivono il quartiere nella sua multiculturalità. Non tutti ritengono che corso Giolitti sia pericolosa o invivibile e vogliamo dare loro l'occasione di esprimerlo. Emerge sempre e solo quello che non va. Ma in corso Giolitti è stato fatto tanto, non è più quella di qualche anno fa. E chi ci vive lo sa", ha concluso Valentina Zenga.