Attualità - 14 ottobre 2026, 16:00

"Chi esce non deve rientrare": la filiera che accompagna gli ex detenuti nella vita fuori oltre le sbarre

Oggi la sottoscrizione di un accordo. Non basta avere un lavoro. Servono una casa, la possibilità di accesso al credito, la costruzione dell'autonomia

Chi esce non deve rientrare più. E' questo il punto che guida le scelte di Panaté, impresa che unisce la panificazione artigianale di alta qualità per il settore ristorazione e ricettività all'inclusione socio-lavorativa.

Dai primi laboratori artigianali aperti nel 2019 nella Casa Circondariale di Cuneo, l'iniziativa si è ampliata con la replica nelle carceri di Fossano, Magliano Alpi, Torino, Rovigo e altri in divenire in altre città italiane, dove il progetto con i risultati raggiunti sta avendo un'eco positiva.

Perché dal carcere escono cose buone, prodotti di qualità, realizzati secondo standard professionali. Che si trovano, per esempio, nei locali Baladin, da sempre partner del progetto. In particolare il prodotto di punta, la pinsa romana. 

Quando una persona detenuta lavora e si forma, il rischio di recidiva si riduce drasticamente. Dove c’è lavoro, c’è possibilità. Il modello Panaté si inserisce in questa direzione. 

Si impara un mestiere dentro e si continua a lavorare fuori, con un regolare contratto. Ma non basta il lavoro: serve una casa, l'accesso al credito, il sostegno psicologico. 

Oggi, a Cuneo, si è parlato proprio di questo. Non solo: si è arrivati alla sottoscrizione di un accordo di filiera che ha visto allo stesso tavolo diversi soggetti, tutti coinvolti e pronti a fare la propria parte e un pezzo di quel ponte che deve legare il carcere con il mondo oltre le sbarre. 

Cosa deve esserci fuori dal carcere perché il lavoro di inclusione costruito durante la detenzione da progetti come quelli di Panaté non si interrompa?

Serve la nascita di una filiera territoriale costituita da soggetti operanti in diversi ambiti (amministrazione penitenziaria, imprese, cooperazione, formazione, accesso alla casa e autonomia finanziaria) che diventano corresponsabili della buona riuscita del percorso dall'interno all'esterno del carcere.

Non un semplice protocollo, ma un impegno operativo condiviso che mette al centro lavoro, casa e autonomia. Un progetto nato a Cuneo con l'ambizione di diventare un modello di riferimento ben oltre il territorio cuneese, replicabile su scala nazionale.