Agricoltura - 15 ottobre 2026, 16:15

Confagricoltura Piemonte chiede più interventi strutturali per la crisi del comparto vitivinicolo

Allasia: «Necessario intervenire sui nuovi impianti, applicare le nuove regole europee sui reimpianti e attivare gli strumenti dell'OCM vino per contenere la produzione»

La crisi che interessa una parte significativa del comparto vitivinicolo richiede interventi strutturali per ristabilire un maggiore equilibrio tra produzione e domanda e sostenere la redditività delle imprese. L'ha detto in una nota Confagricoltura Piemonte, intervenendo sul tema.


Secondo le rilevazioni dell'Icqrf, al 31 luglio scorso nelle cantine italiane erano presenti 42,6 milioni di ettolitri di vino, il 6,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. In Piemonte le giacenze di vini Dop sfioravano i 3 milioni di ettolitri, ma le esportazioni regionali sono cresciute del 2,4% nel primo semestre 2026, raggiungendo 566 milioni di euro, a conferma di una situazione differenziata tra produzioni e denominazioni.

«Il Piemonte vitivinicolo - dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte - dispone di un patrimonio straordinario di qualità e capacità imprenditoriale. La tenuta delle esportazioni è incoraggiante, ma non deve farci sottovalutare le difficoltà di numerose aziende, alle prese con giacenze elevate, costi di produzione importanti e mercati meno ricettivi. Occorrono soluzioni che guardino ai prossimi anni».

Tra le priorità indicate da Confagricoltura Piemonte figura la gestione del potenziale produttivo viticolo, a cominciare dalla sospensione temporanea del rilascio di nuove autorizzazioni di impianto, una possibilità contemplata dalla normativa europea, da valutare attraverso un'iniziativa coordinata tra Regione, Ministero dell'Agricoltura e rappresentanze della filiera. A queste misure deve affiancarsi l'utilizzo degli strumenti dell'Organizzazione comune del mercato (OCM) vitivinicolo, a partire dalla vendemmia verde, che permette di contenere preventivamente la produzione attraverso l'eliminazione dei grappoli non ancora maturi, con un sostegno economico alle aziende aderenti. Uno strumento che, se adeguatamente programmato e finanziato, può contribuire a ridurre l'offerta nelle situazioni di maggiore difficoltà.

Nell'ambito di una strategia complessiva Confagricoltura Piemonte ritiene inoltre opportuno approfondire con le rappresentanze della filiera, tenendo conto delle diverse specificità della vitivinicoltura piemontese, l'eventuale ricorso ad altre misure, tra cui la distillazione e l'estirpazione dei vigneti, valutandone attentamente le condizioni di applicazione, gli effetti economici e le conseguenze sulle diverse realtà produttive. 

«Le aziende - sottolinea Allasia - devono poter programmare gli investimenti tenendo conto delle prospettive commerciali. Occorre evitare ulteriori incrementi del potenziale produttivo dove il mercato manifesta difficoltà di assorbimento e, contemporaneamente, garantire ai viticoltori maggiore flessibilità nei reimpianti e strumenti efficaci per contenere la produzione».

Confagricoltura Piemonte propone un confronto regionale con le organizzazioni agricole, i consorzi di tutela, le cooperative e gli altri operatori della filiera, sulla base di dati aggiornati su giacenze, vendite e prospettive delle singole denominazioni. L'obiettivo è definire misure condivise a livello regionale e iniziative da promuovere presso il Governo e le istituzioni europee. Il tema sarà affrontato anche in un prossimo approfondimento nazionale di Confagricoltura, con rappresentanti del comparto, esperti di mercato e interlocutori europei, per esaminare le prospettive della domanda e gli strumenti di regolazione produttiva.

Quanto al recente stanziamento di 1,5 milioni di euro della Regione Piemonte, destinato ad accordi di filiera per individuare impieghi alternativi delle produzioni vitivinicole in giacenza, Confagricoltura osserva che la dimensione delle risorse e la natura dell'intervento non consentono di incidere significativamente sugli squilibri del mercato. «La misura regionale – conclude Allasia – non è in grado, per dimensioni e finalità, di modificare le condizioni che stanno determinando le difficoltà del comparto. La crisi ha caratteristiche strutturali e richiede risposte di ben altra portata, per cui è necessario passare rapidamente a un programma organico di interventi, capace di affrontare le cause degli squilibri e restituire prospettive economiche alle imprese vitivinicole».

c.s.