Eventi - 23 ottobre 2026, 20:37

Tornano gli appuntamenti di "Resistenze di Oggi – Informare per Resistere" del centro culturale "don Aldo Benevelli"

Il programma dal 3 al 24 novembre

Tornano gli appuntamenti di "Resistenze di Oggi – Informare per Resistere" del centro culturale "don Aldo Benevelli" dell'Associazione Partigiana Ignazio Vian di Cuneo federata F.I.V.L.

"In occasione dell'ottantesimo anniversario della Repubblica italiana, in un mondo attuale ormai saturo di disumanità e segnato dal ritorno dei nazionalismi, l'iniziativa culturale propone quattro momenti di confronto e analisi tra memoria storica e sfide del presente, ricordando come libertà e democrazia siano un bene comune da custodire e attuare ogni giorno e l'antifascismo un pilastro irrinunciabile per la tutela dell'uguaglianza, della giustizia sociale, dei diritti civili fondamentali, della pace e del valore intrinseco e inalienabile della persona, che precede qualsiasi appartenenza nazionale, etnica o sociale."

La rassegna culturale, che si svolgerà presso lo Spazio Incontri Fondazione CRC via Roma n. 17 Cuneo alle ore 21, sarà occasione per porre al centro della riflessione la persona umana e la sua inviolabile dignità, perché ciascuno è custode e promotore della dignità propria e degli altri nella vita di tutti i giorni e riconoscere la dignità dell'altro significa restituirgli un nome, un volto e il diritto di essere ascoltato senza giudizio, come semplice atto di amore e di resistenza civile, non rimanendo indifferenti di fronte a prevaricazioni, discriminazioni o mancanza di rispetto.

Il programma:

Martedì 3 novembre 2026 ore 21 - "L'eredità della Resistenza e del 1946. Duccio Galimberti, Piero Cosa e la memoria attiva nella nostra democrazia"

con Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale A.N.P.I

e Roberto Tagliani, presidente nazionale F.I.V.L.

Duccio Galimberti, di cui ricorrono i 120 anni dalla nascita, eroe della Resistenza e medaglia d'oro al valor militare, ha lasciato un'eredità ideale e politica estremamente attuale, con la sua coerenza tra idee e azioni, la difesa attiva dei diritti e della legalità, la centralità dello Stato di diritto, la visione europea e il superamento dei nazionalismi.

Piero Cosa, che ci ha lasciato il 5 novembre di 30 anni fa, Comandante della banda partigiana passata alla storia come la banda dei "ribelli" della valle Pesio, è ancora oggi un punto di riferimento etico e civile per la sua umanità, il rigore morale, il rifiuto della violenza fine a sé stessa.

L'esempio della Resistenza del '43-'45 esorta a riscoprire ciascuno il proprio senso di responsabilità, attraverso la partecipazione attiva, per non cedere all'indifferenza e opporsi oggi ad un mondo   segnato da crescenti conflitti, dove i regimi autoritari sfruttano le nuove tecnologie per perfezionare il controllo sociale e la disinformazione, insieme alla retorica del "noi contro loro", che diventa lo strumento primario per consolidare il consenso interno e giustificare la compressione dei diritti civili e politici, dove l'insicurezza economica, la percezione di disuguaglianza e la perdita di centralità della classe media nelle democrazie occidentali alimentano la richiesta di maggiore protezione mentre la  sfiducia nelle Istituzioni ha aperto lo spazio a leader carismatici che promettono soluzioni rapide e dirette spesso a discapito della stessa democrazia.

I diari e le lettere di Galimberti e Cosa, così come tutti gli scritti e le testimonianze di chi ha combattuto nella lotta di Liberazione, aiutano a comprendere lo spirito originario di unità con cui dall'Assemblea Costituente è nata la Costituzione italiana e a proseguire oggi su un terreno comune di valori fondamentali pur partendo da visioni del mondo diverse.

Giovedì 5 novembre 2026 ore 21 "La continuità del male. Che cosa resta del fascismo nell'Italia di oggi?"

Con Tomaso Montanari, storico dell'arte, saggista, professore ordinario di Storia dell'arte moderna, Rettore dell'Università per stranieri di Siena. I suoi studi si concentrano in particolare sull'arte del Seicento e sul patrimonio culturale, temi che ha sempre intrecciato con l'impegno civile e politico. Tra i suoi ultimi libri: Libera Università, Per Gaza e La continuità del male-Perché la destra italiana è ancora fascista.

Leggere l'ultimo libro di Tomaso Montanari – La continuità del male – significa trovarsi di fronte a tutto ciò che la nostra Carta Costituzionale antifascista ha voluto cancellare: la razza, il nazionalismo, l'identità, il patriarcato, le diseguaglianze, l'autoritarismo.

Che cosa resta del fascismo nell'Italia di oggi ce lo spiega Tomaso Montanari analizzando il linguaggio e la mentalità degli attuali dirigenti e militanti della destra italiana, ossessionati dalla sconfitta del fascismo, che non rimpiangono ma anche non rinnegano il passato, cercando di costruire, anche con tesi storiche revisioniste, una nuova realtà basata su ciò che è stata la dittatura di Mussolini.

Per Tomaso Montanari chiamare le cose con il loro nome diventa una necessità democratica per capire che cosa sta accadendo in quel filo nero di continuità dal dopoguerra ad oggi e l'idea di una nazione guidata da un capo coi pieni poteri, i cui confini devono essere difesi anche in modo violento contro lo straniero, che non può ammettere conflitti al suo interno e difende la disuguaglianza contestando la legittimità del conflitto sociale, con una concezione della famiglia patriarcale e la necessità di "far tornare la donna al suo posto", cioè generatrice di figli al servizio della patria, insieme all'obiettivo di plasmare e uniformare "veri italiani" rafforzando l'ordine e la disciplina nelle scuole anche attraverso nuove sanzioni e punizioni e difendendo "la razza" creando paure contro gli immigrati che ruberebbero il lavoro e "l'identità" agli italiani.

Per spezzare questa "continuità del male" ed esercitare un nonviolento diritto di resistenza, Tomaso Montanari ci dice che "è urgente ricominciare ad attuare il progetto della Costituzione della Repubblica, assumendo come bussola suprema la persona umana (..) ed è ancora più urgente imparare ad amare le persone diverse da noi: uguali nei diritti e uniche, irripetibili, incontrollabili e libere nella loro meravigliosa diversità".

 

Venerdì 20 novembre 2026 ore 21 "Kabul, Dov'è morto l'Occidente"

con Domenico Quirico, editorialista del "La Stampa". E' stato caposervizio degli Esteri e corrispondente da Parigi. Come inviato di guerra dai fronti più pericolosi del mondo, ha raccontato i maggiori conflitti dei nostri tempi e le vicende africane degli ultimi vent'anni, in particolare le primavere arabe. E' stato prigioniero di al-Qaeda in Siria e dei miliziani di Gheddafi in Libia. Ha vinto prestigiosi premi giornalistici. Nel 2024 si è aggiudicato il Premio Internazionale Flaiano alla carriera nella sezione Giornalismo. Autore di tante pubblicazioni, tra le ultime "kalashnikov" (2024) e "Le quattro jihad. Lo scontro tra islam e Occidente da Napoleone a Hamas" (2025). Tra pochi giorni in uscita il suo ultimo libro sull'Afghanistan e la fine dell'Occidente.

Situato al crocevia tra Asia centrale, meridionale e occidentale, l'Afghanistan, terra di grandi conquiste, già nel XIX secolo è nell'interesse dell'Inghilterra che attraverso l'Impero britannico e la Compagnia delle indie orientali tenta di assoggettarlo e controllarlo. Uno scontro prolungato entrato nella storia come "grande gioco", un'accesa rivalità geopolitica tra l'Impero britannico e la Russia degli zar per la supremazia nell'asia centrale. L'Afghanistan viene poi invaso nel 1979 dall'Unione Sovietica. Con la resistenza dei mujaheddin sostenuti da Stati Uniti, Pakistan e Arabia Saudita, nel 1989 i sovietici si ritirano e, nel 1996,  i Talebani prendono il controllo di Kabul dopo una guerra civile.  In seguito agli attacchi dell'11 settembre 2001 e il rifiuto di consegnare Osama bin Laden, il regime talebano viene rovesciato da una coalizione guidata dagli U.S.A. che instaura una repubblica presidenziale, ma nell'agosto del 2021, con il ritiro delle truppe NATO, i Talebani riprendono il controllo del Paese.

"Il ritiro da Kabul e il ritorno al potere dei Talebani - dice Quirico -  rappresentano il trionfo dell'Islam combattente su una civiltà occidentale stanca e vuota. Non un semplice incidente tattico ma il simbolo definitivo del declino politico, morale e culturale dell'Occidente."

"Voi occidentali avete gli orologi, noi abbiamo il tempo", un celebre adagio afghano che Quirico riassume spesso per dire che mentre l'Occidente pensa in termini di cicli elettorali, economia immediata, sondaggi, l'Islam radicale, al contrario, ragiona in termini millenari, religiosi e comunitari. Contro l'idea di appartenenza e spirito di martirio islamico, non valgono nulla la tecnologia d'avanguardia e i miliardi di dollari spesi dall'Occidente.

L'idea di trasformare l'Afghanistan in una democrazia liberale attraverso droni e burocrazia è stata dunque un'illusione d'impianto coloniale dell'Occidente che ha creato a Kabul un governo fantoccio e corrotto completamente lontano dalla cultura di quella popolazione retta da logiche tribali e religiose arcaiche. Non appena le truppe NATO si sono ritirate, in poche ore tutto è crollato proprio perché privo di radici popolari.

La vera sconfitta dell'Occidente è di natura morale perché ha abbandonato a sé stessi milioni di afghani (soprattutto le donne) dopo averli illusi per vent'anni con i diritti e le libertà, donne e uomini gettati via dall'Occidente nel momento in cui l'operazione non si è rivelata più vantaggiosa.

Non credendo più a nulla se non al benessere materiale, l'Occidente non ha più nulla da contrapporre alla forza di chi possiede una fede assoluta, un senso di appartenenza sacra e un destino comunitario.

Per Quirico la vittoria dell'Islam dei Talebani ha avuto un ruolo nell'attuale disordine globale di guerre, stermini e nazionalismi, con una capitolazione culturale e spirituale dell'Occidente, troppo debole per difendere fino in fondo le proprie idee.

 

Venerdì 27 novembre 2026 ore 21 "Oltre l'invisibile. Caporalato e sfruttamento lavorativo. Un sistema che disumanizza. Soluzioni per un'economia etica"

con Marco Omizzolo, sociologo Eurispes, docente all'Università la Sapienza di Roma, da anni analizza e denuncia sul campo forme di agromafia e caporalato; ha ricevuto l'onorificenza al merito della Repubblica italiana per l'impegno civile in difesa della legalità e per le denunce in tema di mafie in Italia e mafie estere, caporalato, tratta internazionale e sfruttamento lavorativo.

 e Yvan Sagnet, ingegnere, attivista protagonista dello storico sciopero dei braccianti a Nardò nel 2011, fondatore e presidente di NoCap, l'Associazione che promuove filiere etiche e un'alternativa concreta al lavoro nero e allo sfruttamento; è stato insignito dell'onorificenza di cavaliere dell'ordine al merito della Repubblica italiana per il suo contributo al contrasto e all'emersione dello sfruttamento dei braccianti.

Il contrasto allo sfruttamento del lavoro costituisce uno dei pilastri fondamentali della Costituzione italiana sia nei principi fondamentali sia nella tutela dei diritti del lavoratore.

Tuttavia lo sfruttamento lavorativo e il caporalato sono una delle piaghe più profonde e purtroppo ancora drammaticamente attuali del nostro sistema produttivo e sociale, manifestandosi in tutta l'Italia in diverse forme e colpendo in modo sistematico sia i lavoratori stranieri sia quelli italiani. 

La provincia di Cuneo detiene un triste primato: è nella Granda che si è arrivati alla prima condanna per caporalato nel Nord d'Italia.

Marco Omizzolo e Yvan Sagnet ci raccontano le loro storie e le storie di donne e di uomini, braccianti, migranti e italiani che si ribellano alla schiavitù dei padroni. Storie belle finite bene ma anche storie tristissime e piene di riflessioni. Oggi che la schiavitù è illegale, i dati ci dicono che non si sono mai avuti numeri così alti di sfruttamento nel mondo.

Gli ultimi, gli invisibili, sono i molti cittadini italiani che vivono situazioni di forte precarietà e contrazione dei diritti, accettando paghe irrisorie o contratti irregolari per mancanza di alternative occupazionali. Sono i molti lavoratori migranti che negli ultimi anni, causa forti cambiamenti nella normativa sull'immigrazione, si trovano senza permesso di soggiorno o in situazioni estremamente precarie, ma anche "i cosiddetti regolari" che comunque non sfuggono ad un sistema fatto di sfruttamento, salari da fame, vite in alloggi fatiscenti e accettano di lavorare come "servi".

Una tratta di esseri umani con un altissimo livello di brutalità. Un pesante impatto psicologico e sociale dovuto all'isolamento e alla dipendenza dal caporale soprattutto per chi vive nei ghetti come quello di Borgo Mezzanone.

Chi scegli di spezzare questo meccanismo del caporalato e chi prende posizione pubblica contro il fenomeno va incontro a sistematiche strategie di intimidazione che vogliono imporre il silenzio attraverso la paura.

Ad un caporalato che si intreccia anche con le organizzazioni criminali, perché le mafie non si limitano a tollerare il caporalato ma lo integrano controllando l'intera filiera agroalimentare, l'Associazione NoCap di Yvan Sagnet risponde con un'alternativa concreta in termini di occupazione e dimostrando con le sue filiere che è possibile produrre merci di qualità a prezzi accessibili nel rispetto dell'ambiente e dei diritti del lavoro.

Venerdì 27 novembre 2026 ore 11presso il Cinema Monviso di Cuneo

            Incontro RISERVATO agli Istituti scolastici di secondo grado con

          JOHN MPALIZA, attivista per i diritti umani e marciatore per la pace

                            In collaborazione con Libera Cuneo Libera Voce

 

Nel corso della serata del 3 novembre 2026 sarà consegnato ad A.N.P.I. e F.I.V.L un Riconoscimento Unitario intitolato a don ALDO BENEVELLI con la seguente motivazione: "Ad A.N.P.I. e F.I.V.L. testimoni delle radici democratiche del nostro Paese, per il comune impegno nel tramandare la memoria storica della lotta di liberazione e promuovere i valori dell'antifascismo a difesa della Costituzione italiana".

"Resistenze di Oggi – Informare per Resistere" ha il Patrocinio della  CITTA' DI CUNEO e il  contributo di FONDAZIONE CRC .

Appoggiano l'iniziativa: Associazione Partigiana Ignazio Vian Cuneo, F.I.V.L.-Federazione italiana volontari della libertà, Istituto storico della resistenza e della società contemporanea della provincia di Cuneo , Libera voce-Libera Cuneo, Fondazione Nuto Revelli Cuneo, A.N.P.I. provinciale Cuneo, Museo Casa Galimberti Cuneo, Casa di accoglienza temporanea "Il Sogno di don AldoBenevelli" Cuneo via Fossano nr. 20.

TUTTI GLI INCONTRI SONO AD INGRESSO LIBERO.

Per informazioni:  viancuneo@libero.it

comunicato stampa