Perché? È la prima e unica domanda. Senza risposta. Quella di madri e padri che portano nel cuore una ferita immensa: quella di avere un figlio già in Cielo.
Purtroppo le cronache sono piene di tristi eventi che parlano di ragazzi e ragazze vittime di incidenti o scomparsi a causa di malattie.
Accanto a questo dolore non ci sono parole, ma presenza, affetto, occhi che si guardano e si capiscono. Così un gruppo di genitori, che ha capito cosa significa perdere un figlio, ha deciso di reagire, unendosi nel sostegno reciproco per non sentirsi più soli con una sofferenza tanto grande.
Lo ha fatto dandosi appuntamento domenica 25 ottobre al Santuario della Madonna dei fiori di Bra per la Messa in suffragio dei figli in Cielo celebrata da don Enzo Torchio. La sua benedizione è scesa su famiglie, parenti e quanti liberamente hanno voluto unirsi in preghiera. Quella di papà e mamme il cui dolore riporta allo stesso dolore che provò la Vergine Maria ai piedi della Croce, mentre vedeva morire il suo unico Figlio per la nostra salvezza.
Tutti insieme uniti per condividere frutti di fraternità davanti al crocifisso e poi davanti all'Albero della luce. Un'opera posata accanto al pruneto fiorito per non dimenticare quei giovani che a causa di un crudele destino sono stati strappati troppo presto alla vita.
I suoi bellissimi fiori rappresentano ognuno un figlio, una figlia, unici e irripetibili, ora nell'eternità infinita, che separa e unisce in un abbraccio senza confini. Per ciascuno una rosa, un giglio, un girasole, una margherita, una stella alpina o una calla, incastonati nel riflesso limpido del vetro che ricorda la trasparenza della loro anima agli occhi di Dio.
I suoi rami, invece, sono puntati verso l'alto ad indicare la direzione giusta del cielo, perché, si sa, è lì che sbocciano i fiori più belli.