“Le difficoltà che stanno portando in piazza agricoltori e autotrasportatori riguardano tutta la filiera alimentare. Comprendere questo disagio significa affrontarne le cause e, insieme, garantire che i prodotti deperibili possano raggiungere i centri di lavorazione e i mercati. Anche il Piemonte deve guardare con attenzione a quanto sta accadendo: le nostre imprese fanno parte di un sistema produttivo e commerciale che attraversa il Paese”.
È la posizione di Fabrizio Risso, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, sulle proteste e sui blocchi dei trasporti che hanno interessato diverse regioni del Mezzogiorno. Un richiamo coerente con quello del presidente nazionale Raffaele Drei, che ha sollecitato il dialogo tra categorie accomunate dalle stesse criticità e la tutela della circolazione delle merci agricole deperibili.
“L’agricoltura garantisce un bene essenziale, il cibo, e sostiene occupazione, economie locali e cura del territorio – prosegue Risso –. Ma il lavoro nei campi e negli allevamenti può tradursi in reddito soltanto se funzionano anche trasformazione, trasporto e commercializzazione. Ogni passaggio dipende dagli altri: se uno si interrompe, le conseguenze possono arrivare fino al produttore e al consumatore. Per questo occorre affrontare la situazione con una responsabilità condivisa”.
Il Piemonte, con le sue filiere ortofrutticole, lattiero-casearie, zootecniche, risicole e vitivinicole, è parte di questa interdipendenza. Per le produzioni fresche, in particolare, la regolarità dei collegamenti è determinante: ritardi nel trasferimento ai centri di conservazione e lavorazione o nelle consegne possono compromettere qualità, possibilità di vendita e valore del prodotto. È attraverso questi legami commerciali e logistici che una crisi concentrata in alcune aree può coinvolgere anche imprese lontane dai luoghi della protesta.
“La distanza geografica non ci mette al riparo – osserva Risso –. Un’impresa piemontese che deve consegnare una partita di merce o ricevere forniture ha bisogno di tempi affidabili. E dietro ogni carico ci sono lavoro, investimenti e impegni economici già sostenuti. Salvaguardare la continuità della filiera significa proteggere questo valore, evitando che alle difficoltà dei costi si aggiungano perdite di prodotto e mancati incassi”.
La pressione sui bilanci agricoli è, del resto, un problema che Confcooperative denuncia da tempo anche sul territorio regionale. Nel comparto risicolo, già a marzo la federazione piemontese aveva segnalato cali delle quotazioni superiori al 30% rispetto a febbraio 2025, senza una riduzione proporzionale dei costi produttivi, chiedendo interventi strutturali e una maggiore programmazione di filiera. Un esempio concreto, insieme ai comparti lattiero-caseario, vitivinicolo e ortofrutticolo, di quanto possa diventare fragile l’equilibrio economico delle aziende quando prezzi di vendita e spese seguono direzioni diverse.
“L’emergenza di questi giorni ha reso ancora più visibile una questione che accompagna da anni il nostro impegno al fianco degli imprenditori – sottolinea Risso –. Carburanti, energia, mezzi tecnici, conservazione e trasporti incidono sulla capacità di produrre e competere. Le aziende devono poter recuperare questi costi attraverso una remunerazione adeguata: altrimenti si riducono le possibilità di investire, assumere e dare continuità all’attività”.
Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte chiede quindi che al ripristino della piena circolazione delle merci si accompagni un confronto tra istituzioni, produzione, trasformazione, logistica e distribuzione, con misure tempestive sui costi energetici e del carburante, sostegni accessibili e relazioni commerciali capaci di riconoscere il lavoro di ciascun anello della filiera.
“La cooperazione mette insieme le imprese proprio per rafforzarne la capacità di organizzarsi, investire e stare sul mercato – conclude Risso –. Ma questo impegno deve trovare condizioni economiche sostenibili. Difendere il settore primario significa permettere a chi produce, trasforma e trasporta il nostro cibo di continuare a lavorare. È su questo obiettivo comune che dobbiamo costruire le risposte”.