Giovedì 5 novembre alle 21 nella Sala conferenze del Palazzo Banca d'Alba in via Cavour 4, la Cooperativa Quetzal propone l’incontro con Laith Sarsour di PARC, organizzazione che, nei territori palestinesi occupati da Israele, promuove la cultura della convivenza nel rispetto, lo sviluppo rurale e l’emancipazione femminile attraverso formazione e lavoro. Venerdì 6 l’incontro sarà proposto alle scuole superiori albesi. Monjed Abu Jaish, direttore generale dell'organizzazione palestinese e presidente della rete delle ONG palestinesi (PNGO), non potrà partecipare: un blocco militare israeliano gli ha impedito di lasciare Nablus. Doveva essere in Italia per raccontare le conseguenze dell'occupazione israeliana sulla vita delle comunità palestinesi. Ma proprio quelle restrizioni alla libertà di movimento di cui avrebbe parlato gli hanno impedito di partire e partecipare al tour nazionale «Coltivare diritti in Palestina».
La sua assenza è una testimonianza concreta di ciò che accade quotidianamente in Cisgiordania: un territorio frammentato da posti di blocco, cancelli e restrizioni che condizionano gli spostamenti delle persone, l'attività economica e la possibilità stessa di raggiungere il proprio luogo di lavoro.
Sarà dunque Laith Sarsour, responsabile dell'area Cooperazione allo sviluppo e gestione risorse di PARC, a portare la testimonianza dell'organizzazione palestinese, impegnata da decenni a fianco degli agricoltori e delle cooperative.
L'incontro sarà introdotto da Claudia Festi, presidente di Fondazione Altromercato, e moderato da Beatrice De Blasi, portavoce della Fondazione. L'iniziativa si svolge con l’organizzazione della cooperativa Quetzal e con il coinvolgimento delle realtà del territorio che sostengono il tour “La terra, il lavoro, il diritto di restare”.
Raggiungere un uliveto, accedere all'acqua, raccogliere i propri prodotti e portarli al mercato: in Cisgiordania occupata, gesti ordinari del lavoro agricolo sono ostacolati dalle restrizioni alla circolazione, dall'espansione degli insediamenti israeliani e dalla violenza dei coloni.
Le conseguenze non si misurano soltanto nei raccolti perduti o nelle difficoltà economiche. Quando viene compromessa la possibilità di coltivare la propria terra e vivere del proprio lavoro, sono in gioco l'autonomia delle comunità, il loro radicamento sul territorio e il diritto all'autodeterminazione.
È in questo contesto che operano PARC e Al Reef, partner storici della rete Altromercato. Le due organizzazioni sostengono la produzione agricola palestinese, la formazione, il rafforzamento delle cooperative e l'accesso ai mercati attraverso filiere di commercio equo e solidale.
Laith Sarsour racconterà le condizioni in cui lavorano oggi i produttori palestinesi e gli interventi realizzati con Fondazione Altromercato: dalla difesa delle filiere dell'olio d'oliva e dei datteri al rafforzamento delle infrastrutture agricole e della capacità produttiva delle cooperative.
«Non possiamo parlare di sostenibilità senza parlare di libertà. Se a un produttore è impedito di raggiungere i propri campi o di portare i prodotti sul mercato, non siamo davanti a un semplice problema tecnico, ma alla negazione di diritti», sottolinea Beatrice De Blasi, portavoce di Fondazione Altromercato.
L'incontro di Alba sarà anche l'occasione per presentare «Building Hope for Palestine», il progetto realizzato da Fondazione Altromercato insieme a PARC e Al Reef, e la campagna nazionale «Datteri dalla Palestina: Energia per resistere».
L'intervento sostiene il rafforzamento della Moon Valley Date Factory di Gerico, attraverso nuove strutture per il trattamento termico e la conservazione dei datteri e investimenti per l'autonomia energetica. L'obiettivo è ridurre le perdite post-raccolta, tutelare il reddito dei produttori e consolidare una filiera palestinese capace di continuare a lavorare anche nelle condizioni attuali.
Il commercio equo non può sostituire il rispetto del diritto internazionale. Può però contribuire a difendere il lavoro, l'autonomia economica e le condizioni materiali che permettono alle comunità palestinesi di restare sulla propria terra.