Eventi - 01 novembre 2026, 16:50

Stati generali del vino, CIA Piemonte: "Non serve la rivoluzione, ma l'innovazione"

Convocati venerdì scorso all'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo da Cia Agricoltori italiani di Piemonte e Valle d'Aosta

Il Piemonte dispone delle competenze, della qualità produttiva e del patrimonio territoriale necessari per continuare a essere protagonista del panorama vitivinicolo italiano e internazionale. 

Per riuscirci, però, servono capacità di programmazione, innovazione, collaborazione tra tutti gli attori della filiera e una nuova attenzione a mercati e consumatori in profonda evoluzione.

È il messaggio che gli Stati Generali del Vino, convocati venerdì scorso all'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo da Cia Agricoltori italiani di Piemonte e Valle d'Aosta, consegna agli operatori del settore, come opportunità di riprogrammazione che deve guardare almeno ai prossimi dieci anni, coinvolgendo istituzioni, mondo della ricerca, organizzazioni professionali e produttori di tutto il territorio regionale.

"La viticoltura – ha detto in apertura il presidente regionale di Cia Piemonte e Valle d'Aosta, Gabriele Carenini – sta attraversando una fase complessa, segnata dal calo dei consumi, dai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalla sfida del cambiamento climatico. Servono nuovi strumenti di confronto e scelte che non si limitino a difendere i risultati raggiunti, ma ripianifichino lo sviluppo con una visione di medio e lungo periodo".

Ad aprire i lavori è stata Tiziana Sarnari, responsabile dell'Ufficio Indicazioni Geografiche di Ismea, che ha tracciato un quadro approfondito del settore. L'Italia mantiene la leadership mondiale nella produzione vitivinicola e nell'export in volume, ma deve confrontarsi con una contrazione strutturale dei consumi e della produzione a livello globale. 

Sarnari ha evidenziato come crescano i vini bianchi, gli spumanti e le produzioni a indicazione geografica, mentre aumentano le pressioni competitive sui vini di fascia media. 

Per il Piemonte, seconda regione italiana per valore economico delle Indicazioni Geografiche con circa 1,8 miliardi di euro, le opportunità future passano attraverso enoturismo, esperienzialità, vendita diretta e una comunicazione più efficace verso le giovani generazioni. Secondo Ismea, la riduzione produttiva dovrà essere governata e accompagnata da nuove strategie, senza subirne passivamente gli effetti.

Sul tema dell'innovazione si è soffermato Michele Fino, docente dell'Università di Pollenzo, che ha illustrato le potenzialità delle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea), considerate uno strumento fondamentale per rendere la viticoltura più resiliente. 

Fino ha inoltre affrontato il tema dei vini dealcolati e a bassa gradazione, illustrando le sperimentazioni in corso in Piemonte e sottolineando come il rapporto con le nuove generazioni non possa essere costruito esclusivamente sulla promozione commerciale. Secondo il docente, è necessario puntare sull'educazione al consumo consapevole, superando slogan generici e promuovendo il concetto del "bere meno ma meglio".

Per Domenico Mastrogiovanni, responsabile nazionale di settore di Cia, il comparto deve reagire all'attuale fase di incertezza con una profonda capacità di adattamento.

"Non serve la rivoluzione, ma l'innovazione", è stato il messaggio emerso dal suo intervento. 

Mastrogiovanni ha richiamato l'importanza del Pacchetto Vino promosso da Cia, della valorizzazione dell'enoturismo all'interno di strategie territoriali condivise e dell'utilizzo delle nuove opportunità offerte dalla riforma delle Indicazioni Geografiche. La sfida, ha spiegato, non è una rivoluzione del sistema ma una sua evoluzione, capace di attrarre nuovi consumatori e sfruttare strumenti innovativi come le Tea.

Dal punto di vista istituzionale, Paolo Balocco, della Direzione Agricoltura della Regione Piemonte, ha ricordato il lungo percorso che negli ultimi trent'anni ha consentito al vino piemontese di affermarsi sui mercati internazionali grazie alle politiche orientate alla qualità. 

Oggi, però, la contrazione dei consumi richiede nuove riflessioni e nuovi investimenti. Balocco ha confermato l'impegno della Regione nel sostenere il comparto attraverso strumenti condivisi con le organizzazioni professionali e ha annunciato l'avvio di un Osservatorio regionale sulla viticoltura, che integrerà dati provenienti da diversi enti per fornire analisi e modelli previsionali utili alle decisioni delle imprese.

Il presidente di Cia Piemonte e Valle d'Aosta, Gabriele Carenini, ha ribadito come al centro dell'azione di Cia vi siano il lavoro degli agricoltori e la sostenibilità economica delle aziende: «Oggi disponiamo di dati e strumenti di analisi che permettono una programmazione molto più efficace rispetto al passato», ha evidenziato, sottolineando la necessità di costruire reti tra istituzioni, ricerca, industria, distribuzione e mondo agricolo per individuare strategie condivise.

Claudio Conterno, rappresentante di settore di Cia Piemonte, ha invitato il comparto a una riflessione autocritica. 

Le difficoltà che interessano il vino, secondo Conterno, si inseriscono in una più generale crisi di diversi settori agricoli. 

Tra i principali nodi da affrontare ci sono l'eccessiva rigidità di alcuni strumenti normativi, la burocrazia e la necessità di programmare con prospettive temporali molto più ampie rispetto al breve periodo. Un richiamo particolare è stato rivolto anche al ruolo delle strutture cooperative e delle cantine sociali nel governo delle produzioni.

Il tema dei mercati è stato affrontato da Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land, che ha ricordato come il sistema vitivinicolo regionale continui a rappresentare una realtà di eccellenza nazionale, pur attraversando alcune difficoltà significative. 

I problemi maggiori riguardano la situazione dell'Asti sui mercati internazionali, il progressivo venir meno del consumo quotidiano di vino nelle famiglie e la gestione dei diritti di impianto nelle denominazioni in crescita. Monchiero ha indicato come strada obbligata quella dell'innovazione nella promozione, aprendo con decisione a nuovi mercati emergenti come Brasile, Thailandia, Vietnam e Filippine e alla necessità di comprendere meglio i comportamenti delle nuove generazioni di consumatori.

Dopo gli interventi dei produttori presenti in sala e la parte di dibattito, a chiudere la giornata è stato il presidente nazionale di Cia Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che ha invitato il comparto a mantenere uno sguardo aperto sia sui mercati storici sia sulle nuove opportunità internazionali. Fini ha ribadito l'importanza di difendere le risorse dell'Ocm Vino e il ruolo della futura Politica Agricola Comune nel sostenere il settore, sottolineando la necessità di migliorare la comunicazione sul vino, valorizzandone il legame con territorio, cultura, qualità ed enoturismo. 

Sul fronte dell'innovazione, il presidente nazionale ha confermato il sostegno di Cia alle Tea, considerate oggi una delle risposte più concrete alle conseguenze della crisi climatica, e ha evidenziato le prospettive interessanti dei vini a bassa gradazione alcolica.