E’ arrivata pochi minuti fa la sentenza di condanna per i tre ex calciatori del Bra Calcio finiti a giudizio con l'accusa di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ventenne torinese.
Il Tribunale di Asti, con il giudizio pronunciato dalla gup Victoria Dunn a conclusione del processo di primo grado celebrato con il rito abbreviato, ha espresso il proprio verdetto nei confronti dei tre giovani imputati, presenti in aula.
Nello specifico, la giudice ha inflitto 4 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno a Fausto Perseu e ad Alessio Rosa, mentre per Christ Jesus Mawete la pena stabilita è di 3 anni, 8 mesi e 20 giorni.
I giudici hanno inoltre riconosciuto il risarcimento dei danni disponendo una provvisionale immediatamente esecutiva di 50 mila euro in favore della giovane vittima, costituitasi parte civile con l'avvocato Luca Cavallo, unitamente a un risarcimento di 5 mila euro destinato a ciascuno dei genitori della ragazza.
I fatti al centro del procedimento giudiziario risalgono alla notte tra il 30 e il 31 maggio dello scorso anno, quando la ventenne torinese subì abusi all'interno dell'abitazione in uso a Perseu a margine dei festeggiamenti per la promozione in Serie C della squadra braidese.
Una ricostruzione, quella della Procura e del pubblico ministero Davide Greco, sostenuta dalle dichiarazioni coerenti e lineari fornite dalla vittima e ritenute attendibili dal giudice, a fronte della linea difensiva degli imputati che avevano invece sostenuto la tesi della consensualità del rapporto.
Il tribunale ha fissato in novanta giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza, alla lettura della quale la madre di Perseu, è stata protagonista di uno sfogo rivolto in particolare il difensore della vittima.
I COMMENTI DEI LEGALI [VIDEO]
Fuori dal tribunale la donna, affiancata dagli avvocati del figlio, Lidia Rossi e Gianluca De Bonis, ha espresso la propria profonda amarezza per il verdetto: "Ho studiato a fondo le carte processuali, letto tutte le prove: il Pm ha fatto un lavoro perfetto, ha sentito testimoni, ha fatto intercettazioni durate mesi, ma da questi ragazzi non è uscita una parola fuori posto", ha sottolineato ribadendo di aver dovuto metabolizzare l'accaduto, ma di non aver trovato tracce di coercizione nel loro comportamento.
Toccherà ai difensori del giovane, che hanno già annunciato l’intenzione di proporre appello una volta lette le motivazioni, fare valere tali argomentazioni nel secondo grado di giudizio.