Un’articolata operazione giudiziaria condotta dalla Procura di Cuneo si è conclusa davanti al Gup Alberto Boetti con la pronuncia di una sentenza di condanna in rito abbreviato a carico di sei persone, ritenute responsabili a vario titolo di una lunga scia di furti in abitazione, truffe, trasferimenti fraudolenti di valori e autoriciclaggio. L'indagine, messa a segno dai Carabinieri, ha fatto luce su una presunta complessa rete criminale operante nella provicina di Cuneo, capace di affiancare ai raid predatori nelle case un sofisticato sistema finanziario per schermare l'origine illecita dei capitali e reimpiegarli nel circuito economico legale.
Il giudice ha inflitto la pena più severa a Giacomo Riviera, considerato la figura centrale dell'organizzazione, condannandolo alla pena di 5 anni, 8 mesi e 15 giorni di reclusione ed 1.470 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali, con le pene accessorie dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell'interdizione legale per la durata della pena principale. A suo carico è stata riconosciuta la colpevolezza per la gran parte dei colpi messi a segno e per la fitta rete di intestazioni fittizie di attività commerciali e veicoli, finalizzate a sottrarsi alle misure di prevenzione patrimoniali, nonché per le operazioni di autoriciclaggio del denaro "sporco". Le finanziarie, presumibilmente truffate, non si sono però costituite parti civili.
L'inchiesta, condotta dal pm Mario Pesucci, prende le mosse dal tentato furto ripreso dalle telecamere a Demonte. Da quei piccoli fotogrammi i Carabinieri sono riusciti a risalire al gruppo. Un gruppo che, però stando alle carte processuali, dai furti sarebbe passato a organizzare truffe ai danni di anziani, principalmente, arrivando a "guadagnare" ingenti somme, fino a 40 mila euro. Il tutto grazie a una presunta rete di prestanome che si sarebbe intestato i veicoli. Tutto avveniva tramite finanziamenti, dove però il saldo delle rate non veniva mai soddisfatto. I pagamenti si contavano sulle dita di una mano. I beni poi venivano rivenduti. Il riciclaggio avrebbe persino portato ad acquistare un immobile, sito nel centro storico di Cuneo, che pur essendo intestato formalmente alla sorella invece, sarebbe riconducibile a Giacomo Riviera.
Michele Riviera è stato condannato alla pena di 3 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione ed 1.730 euro di multa, oltre alle spese processuali, unitamente alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni, in quanto riconosciuto responsabile della partecipazione diretta alla catena di raid domestici e tentati furti. Luciana Riviera ha riportato una condanna a 3 anni di reclusione e 4.000 euro di multa oltre alle spese processuali per il ruolo svolto nelle movimentazioni bancarie usate per riciclare i proventi illeciti; nei suoi confronti il giudice ha disposto la sostituzione della pena detentiva con l'obbligo di svolgere 2.190 ore di lavoro di pubblica utilità presso l'ente che verrà individuato.
Lucia Riviera è stata condannata a 1 anno e 8 mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali, per aver prestato il proprio nome all'intestazione fraudolenta di un'autovettura. Infine, Ilaria Isnardi e Oscar Chiapale sono stati condannati entrambi alla pena di 1 anno, 6 mesi e 20 giorni di reclusione ed 3.300 euro di multa ciascuno, oltre alle spese processuali, per le condotte di prestanome e concorso nel riciclaggio; per entrambi il giudice ha sostituito la pena detentiva con l'obbligo di effettuare 1.120 ore di lavoro di pubblica utilità.
Per tutti e tre i condannati ammessi alla pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità — Luciana Riviera, Ilaria Isnardi e Oscar Chiapale — la sentenza ha dettato severe e dettagliate prescrizioni restrittive della libertà personale: il divieto assoluto di detenere e portare armi, munizioni ed esplosivi; il divieto di frequentare abitualmente e senza giustificato motivo pregiudicati o persone sottoposte a misure di sicurezza e prevenzione; l'obbligo di permanere all'interno del territorio della regione Piemonte; il ritiro del passaporto con contestuale sospensione della validità di ogni altro documento equipollente per l'espatrio; e l'obbligo di conservare e mostrare a ogni richiesta delle forze dell'ordine la copia della sentenza e dei provvedimenti di esecuzione. L'effettivo svolgimento delle ore di lavoro e il rispetto del percorso di reinserimento sociale saranno costantemente verificati dai Carabinieri competenti e dall'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Cuneo.
Contestualmente alle condanne, il Giudice ha disposto la confisca diretta e per equivalente di tutti i beni, i veicoli, i saldi dei conti correnti e gli immobili al centro dell'articolato schema finanziario e patrimoniale illecito. La misura ablativa ha colpito in particolare l'appartamento di Cuneo in via Roero acquistato con i proventi delle truffe e del riciclaggio tramite i vaglia postali, l'azienda individuale "Pizza Italia", sita a Confreria (Cuneo), le autovetture oggetto delle fittizie intestazioni e delle compravendite illegali (tra cui una Mercedes Classe A, la Jeep Avenger, la Fiat Panda e l'Audi A3),una moto Royal Enfield, nonché tutte le somme di denaro e le disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro preventivo nel corso delle indagini sui conti correnti degli imputati.
Accanto alle responsabilità accertate, il gup ha disposto diversi proscioglimenti e assoluzioni relative a specifici capi d'imputazione. Giacomo Riviera e Michele Riviera sono stati assolti dall'accusa di aver utilizzato targhe contraffatte sui motoveicoli impiegati durante gli spostamenti per commettere i reati patrimoniali, in quanto il fatto non costituisce reato. Sempre Giacomo Riviera, unitamente a Luciana Riviera, è stato assolto dall'imputazione di trasferimento fraudolento di valori riferita alla formale intestazione dell'immobile acquistato a Cuneo, ritenuta dal giudice non punibile. Infine, è caduta integralmente l'accusa di estorsione che veniva contestata a Giacomo Riviera nei confronti della convivente per presunte minacce e richieste di denaro legate alla gestione del figlio minore, dalla quale l'imputato è stato assolto con la formula più ampia perché il fatto non sussiste.