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Cronaca | 08 febbraio 2012, 06:00

Fu usura? Il Gip di Saluzzo decide domani se rinviare a giudizio due funzionari della Bre di Barge

I due furono denunciati nel 2008 dalla titolare di una ditta bargese, stanca di ritrovarsi con il conto “in rosso" nonostante i continui versamenti

Fu usura? Il Gip di Saluzzo decide domani se rinviare a giudizio due funzionari della Bre di Barge

Udienza preliminare decisiva, domani, al Tribunale di Saluzzo, per le sorti di due funzionari che – all’epoca dei fatti loro addebitati – erano ai vertici della filiale di Barge della Banca Regionale: i due, M.M. e A.P., di qui a 24 ore sapranno infatti se saranno rinviati a giudizio così come richiesto dal Pubblico Ministero che li accusa, relativamente al secondo semestre del 2007, di aver praticato ad una cliente della Banca tassi di interesse superiori a quelli usurari.

Il tasso usuraio è variabile ed è stabilito in base alle decisioni prese dalla stessa Banca d’Italia e a complessi calcoli: se il tasso anti usura per una determina operazione di finanziamento richiesto dalla legge contro l'usura è massimo del 8%, il prestito diventerà perseguibile come usura se il tasso toccherà il 14%, vale a dire l’8% iniziale aumentato di 1/4 (cioè un 2%) più un'altro 4%.

A scatenare il pandemonio intorno alla filiale bargese della Bre, era stata un’imprenditrice cocciuta e volitiva, Alessandra Lo Cogliano, titolare della Smaa, che da 15 anni si occupa di consulenza e servizi rivolti a persone fisiche, aziende, Enti pubblici e privati in materia di salute e di sicurezza sul lavoro mirata alla prevenzione di infortuni sul lavoro, malattie professionali e incendi, previo anche il commercio all’ingrosso ed al minuto di articoli antincendio con relativa posa e che da quasi 2 anni sorge a Saluzzo, dopo aver operato per circa 15 proprio a Barge.

Nonostante i continui versamenti, siamo nel 2007, il fido contratto con la Banca dalla donna continua ad essere – a suo dire inspiegabilmente – “in rosso”. Non solo, ma il nome della sua azienda, segnalato dalla stessa Bre alla Banca d’Italia come “soggetto a rischio”,  si “guadagna” – oltre ai solleciti di “rientro” - anche l’iscrizione in quella lista che le rende impossibile ogni alta possibilità di credito.

La signora Lo Cogliano si rivolge allora ad un consulente (di parte) e da questi riceve una perizia scritta che le conferma che gli interessi pagati quasi sin dall’inizio sono in forte odore di usura. Una conclusione cui sarebbe giunta, successivamente, anche la controperizia ordinata dalla Procura. La donna, a quel punto – illudendosi di poter trovare una soluzione “pacifica” al suo caso - spedisce il documento redatto dal consulente alla sua banca, alle Bre che ha sede a Cuneo ed alla Banca d’Italia, sia di Cuneo che di Roma. Solo un anno dopo, visti vani tutti i suoi sforzi, la signora sporge denuncia.

Dopo una prima richiesta di archiviazione (impugnata dalla donna) poi venuta meno dopo un supplemento d’indagini ed una successiva costituzione in parte civile con annessa richiesta di riconoscimento di responsabilità della Banca Regionale Europea con annessa richiesta di rimborso di 240mila euro (oltre all’eventuale risarcimento), ecco la richiesta del PM di rinvio a giudizio dei due dipendenti, che avrebbero praticato tassi d’interesse sproporzionati al denaro erogato.

La signora Lo Cogliano è assistita dall’avvocato Giorgio Ferrari di Barge, i due funzionari dall’avvocato Chiaffredo Peirone di Revello mentre la Ubi-Bre è difesa da Maurizio Bonatesta, presidente dell’Ordine degli avvocati di Saluzzo.

r.g.

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