Saluzzese - 18 novembre 2015, 20:20

Gianni Vercellotti: mezzo secolo con la toga e la passione per l'avventura

Domani, giovedì 19 novembre, l'ordine degli avvocati gli consegna la medaglia d'oro per i suoi 50 anni di professione. "Pene brevi e parcelle legali troppo alte, non fanno bene alla giustizia"

Gianni Vercellotti

"Non avessi fatto l'avvocato? Sicuramente sarei stato un esploratore e invece del codice penale, avrei consultato la bussola".

Non ha dubbi sulla sua "second life", l'avvocato di Cuneo Gianni Vercellotti, che pronuncia queste parole con gli occhi sorridenti e la solita voce roca, con un tono che ben si addice a una delle sue tante aringhe, pronunciate con passione e grande capacità oratoria. Proprio come quelle che ha svolto con tenacia e professionalità, nei tanti tribunali d'Italia per alcuni dei casi giudiziari più famosi della nostra storia. Dalle Brigate Rosse, al caso dell'adolescente vercellese, Doretta Graneris che massacro la sua famiglia, cinque persone in tutto, per vivere in libertà una storia d'amore, alla difesa in un processo di omicidio colposo, del comico-politico Beppe Grillo che a Limone Piemonte ebbe un incidente in auto dove morirono due suoi amici e il loro bambino di appena 8 anni. Tutte tappe di una carriera che domani, giovedì 19 novembre, sarà celebrata nel Palazzo di Giustizia a Cuneo con la consegna, da parte dell'ordine degli avvocati, della medaglia d'oro alla carriera, per i suoi cinquanta anni di professione.

"Quanto tempo e' passato, non mi sembra vero - commenta quasi fra se e se l'avvocato Vercellotti - Nella mia carriera ho frequentato di più i tribunali fuori dalla nostra provincia, evidentemente la voglia di andare lontano ha influenzato anche la mia professione di avvocato. E sembra anche impossibile che in cinquant'anni siano cambiate così tante cose. E per lo più in peggio".

Dopo questo commento, avvocato non posso non chiederle se c’è qualcosa che non funziona nel processo di oggi?

“Sicuramente la confusione nata dal nuovo codice ma anche il numero eccessivo di avvocati e poi la mancanza di pena definitiva e l'eccessivo ricorso alle impugnazioni. Bastano due gradi di giudizio e non continui cambiamenti. E poi me lo lasci dire, so che mi attirerò le ire dei miei colleghi ma credo anche che le parcelle troppo alte degli avvocati non aiutino a far funzionare la macchina della giustizia”.

In mezzo secolo la percezione del senso di giustizia, come quello di sicurezza, è cambiato notevolmente e questo anche perché, come spiega l’avvocato Vercellotti: “Le pene vengono ridotte in maniera eccessiva e questo per giustificare il troppo grande numero di detenuti, ma è assurdo. Ci vogliono pene sicure e più luoghi di carceri anzichè ridurre la pena per insufficienti prove.Una volta il furto d'auto semplice andava dai 3 ai 10 anni e si consumava tutta la "condizionale". Insomma si finiva in carcere di sicuro: Mi ricordo di un uomo di origini sinti processato e condannato per rapina solo perché, sorpreso dal contadino a rubargli i fagioli, prima di fuggire aveva alzato verso di lui il bastone sul quale si arrampica il legume. Ora non sappiamo più neppure definire la legittima difesa, finendo per premiare i rapinatori e, al contrario per punire chi viene assalito”.

Diversamente a qualche anno fa, grazie anche alle nuove tecnologie, i processi più famosi, come i casi di cronaca, sono molto spettacolarizzati, in televisione abbondano i “tribunali mediatici”. “I giornalisti creano in effetti un po’ di confusione quando seguono certi casi e le campagne pubblicitarie della stampa certo non aiutano. I giudici non sono protagonisti per volontà propria ma credo non dovrebbero mai partecipare ai talk-show, né discutere le decisioni dei colleghi”.

L’avvocato Vercellotti è stato anche tra i fondatori delle Camere Penali, ossia un'associazione senza scopo di lucro che promuove la conoscenza, la diffusione e la tutela dei valori fondamentali del diritto penale e dell'equo processo penale. La sete di conoscenza e l’amore per lo studio, ben si respira in quella che lui stesso chiama “casa museo”, dove la passione per la sua professione e la storia, soprattutto quella napoleonica, si fondono con la sua incredibile voglia di viaggiare. L’immensa biblioteca, con oltre otto mila volumi è circondata da quadri, statue e maschere tribali che raccontano di viaggi avventurosi in paesi lontani, molti dei quali oggi vietati ai turisti per la mancanza di sicurezza.

“Qui c’è tutta la mia vita – precisa Vercellotti –, ricordi ed esperienze indimenticabili”. Certo non sarà stato facile conciliare il lavoro da avvocato con la passione dei viaggi, scegliere tra un processo importante e una meta dall’altro capo del mondo. “Assolutamente no – conclude Vercellotti -. Non ho mai avuto dubbi: il mio calendario delle udienze è sempre stato scritto in base alle vacanze, mai viceversa”.

NaMur