Primo step verso la ricerca delle sepolture dei Marchesi di Saluzzo nella chiesa di San Giovanni e la riesumazione dei loro resti istologici. Il georadar dovrebbe iniziare il lavoro di mappatura e rilevare la superficie sotto l’edificio, lunedì 28 e martedì 29 aprile, previo il permesso della Soprintendenza.
Prende avvio il progetto presentato dalla Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa, diretta dal professor Gino Fornaciari, nota nel campo delle Scienze biomediche e bioarcheologiche per gli studi condotti su mummie e scheletri del Medioevo e del Rinascimento. Tra questi i sovrani della Corte Aragonese di Napoli e più recentemente i resti scheletrici dei Granduchi di Toscana della famiglia Medici.
Il costo dell’operazione sarà coperto dai 5000 euro elargiti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo.
A più di cinquecento anni dalla morte di Ludovico II ( il 27 gennaio del 1504) il suo scheletro come i resti di altri sei marchesi: Federico I, Tommaso I, Federico II, Tommaso III, Ludovico I e Gabriele, ultimo marchese di Saluzzo, sepolti in tombe ancora non individuate, ma presumibilmente nell’area sepolcrale sotto il pavimento della chiesa potrebbero essere scoperte e fornire ulteriori informazioni storiche come di archeologia, antropologia e medicina del passato.
In questa fase di impiego del georadar che grazie agli ultrasuoni è in grado di descrivere la morfologia sotto la superficie, saranno al lavoro due geofisici pisani supervisionati dall'archeologo Antonio Fornaciari – anticipa Raffaele Gaeta, medico saluzzese specializzando in Anatomia Patologica, consigliere di maggioranza, promotore dell’iniziativa. “Contiamo di fare tutto in due giorni, anche se il lavoro sarà gravoso in quanto la chiesa è grande e ci saranno da spostare le panche e gli arredi, almeno quelli rimovibili.Lo strumento, il cui impiego è previsto come fase preliminare del progetto, rileva in tempi veloci, ampie superfici con elevata risoluzione dei dati. La sottosuperficie di San Giovanni, grazie a questo metodo, potrebbe restituire immagini di eventuali aree sepolcrali o strutture antropiche. “
L’obiettivo è infatti ricostruire la storia delle tumulazioni, verificare la presenza di sepolcri e vani sotterranei, misurare la struttura che si sviluppa sotto la cappella di Ludovico II, riconoscere resti di appartenenti alla famiglia dei Marchesi di Saluzzo.
La fase di ricerca prevede anche la perlustrazione della cripta absidale che è in attesa di nullaosta da parte della Soprintendenza. Per accedervi è infatti necessario sollevare la botola di marmo cinquecentesco posta davanti al monumento funebre di Ludovico II. In caso di parere favorevole, la rimozione della lastra prosegue Gaeta, sarà affidata a Paolo Cecchettini, restauratore di materiale lapideo e pitture murali, diplomato all'Opificio delle Pietre Dure a Firenze e quindi con una preparazione ed un curriculum assolutamente affidabile.
In caso di ritrovamento dei resti dei resti dei Marchesi, questi potrebbero essere trasportati al Dipartimento di Paleopatologia di Pisa per lo studio vero e proprio (pulizia, restauro, radiografie, misurazioni e valutazioni antropologiche). La Paleopatolgia consente lo studio di malattie rintracciabili in scheletri e mummie del passato e permette di fornire un quadro “biologico” di determinate popolazioni: stato di salute, abitudini alimentari, stili di vita, ambiente. Consente di approfondire lo studio circa l’origine di alcune importanti patologie dell’epoca attuale, come il cancro e l’arteriosclerosi o l’origine e le vie di diffusione di malattie infettive.
Proprio il corpo di Ludovico II, se imbalsamato, potrebbe dare numerose informazioni sulla nostra storia locale. Gino Fornaciari, è uno dei padri fondatori di questa scienza e ha condotto esami e autopsie su grandi personaggi della Storia. Tra questi Cangrande della Scala, il musicista Luigi Boccherini, Papa Gregorio VII, Sant’Antonio da Padova, S. Zita da Lucca, Ferrante I Re di Napoli, (1431-1494; coevo del marchese di Saluzzo) e Giovanni delle Bande nere.
I risultati ottenenti con il georadar potrebbe essere utilizzati anche come base conoscitiva per il progetto di restauro della Chiesa di San Giovanni della Diocesi di Saluzzo. Il progetto in questione ha ottenuto un finanziamento della Cr Saluzzo di 12 mila euro e che dà seguito al precedente progetto di ricerca su san Giovanni, sempre della Diocesi saluzzese e del Politecnico di Torino ( finanziato nel 2010 e 2012).