- 06 luglio 2011, 07:30

La mania di soprannomi: chi non lo ha mai fatto?

Chi non ha mai avuto la mania di affibbiare dei soprannomi? Sinceramente anche a me piace molto identificare una persona per qualche particolare fisico o caratteriale, ma a volte anche per individuare un soggetto che non si conosce, ma di cui si vuole parlare con altre persone per farne materia di qualche discorso. Spesso, molto semplicemente, il soprannome nasce dallo storpiamento del nome o cognome, ma è il caso decisamente più banale. Un fenomeno – se così posso chiamarlo – che si sviluppa più facilmente negli ambiti ristretti: fra familiari, a scuola, fra amici, fra colleghi, più nei paesi che nelle grandi città. Un esempio è dato dai necrologi. E' difficilissimo trovare su un giornale nazionale, oltre al nome e cognome del defunto anche il soprannome, se non nei casi in cui, per necessità, del povero defunto nessuno si ricordi la vera identità. Nei necrologi pubblicati sui periodici locali, invece, quasi sempre segue anche il soprannome. Che è spesso in dialetto, tipo “Giuanin d'la tampa” o “Berta la tabachina” e che sebbene facciano parte di  una cornice triste, è inevitabile che strappino ai lettori qualche sorriso, seppur benevolo. Spesso il soprannome è indispensabile per distinguere l'una dall'altra, persone che hanno lo stesso nome di battesimo. Caso eclatante è Maria o Anna, due esempi tra i più diffusi. Quasi sempre accompagnate da un di più. Quando va bene c'è la Maria “di Franco” - dal nome del figlio del marito oppure del genitore, ma c'è anche la Anna “di Pluto” - dal nome del cane, e qui ha effetti esilaranti. Tralascio i casi classici, quelli dei soprannomi dati ad amici o colleghi. Trovo invece molto divertente, quando si è in vacanza, rinominare i vicini di spiaggia - e qui vado abbastanza sul sicuro nel fare l'elenco perché sono certa che i soggetti non si identificheranno visto che sono quasi tutti lombardi e non potranno aversene.

Intanto, le nostre spiagge si distinguono in: spiaggia di “Titti” e spiaggia “condominio” e distano pochi metri una dall’altra, dipende solo da che scalinata uno decide di accedervi. La prima deve il suo nome ad una signora già di una certa età che abbiamo sempre visto lì. Donna assai minuta, il soprannome le deriva dal  fatto di assomigliare in tutto e per tutto a Titti di gatto Silvestro e d'indossare, fin dalla prima volta che l'abbiamo notata, un costumino intero di colore giallo intenso, come pure la tinta dei capelli. Qui possiamo trovare anche i “finti Parker” - perché pensavamo che fossero i nostri vicini di casa inglesi, che non avevamo ancora incontrato personalmente e visto che erano tutti e due sul  biondiccio e algidi e lui leggeva il Financial Times li avevamo identificati a quel modo; invece i “veri Parker” si sono poi rivelati poco tempo dopo in un tragitto in ascensore e totalmente differenti, soprattutto non biondicci come le persone identificate in spiaggia, ma decisamente, ed a sorpresa, molto “mediterranei”. Ma tant'è, il soprannome dato in precedenza alla coppia incontrata fortuitamente è rimasto ugualmente, tanto che adesso abbiamo i veri e i finti Parker. Troviamo anche i “Russi” perché sono dell'ex Urss e leggono pubblicazioni scritte in cirillico; il “camerata”, un anziano molto arzillo perché anni addietro leggeva assiduamente il Secolo d'Italia e si faceva la doccia dopo una nuotata in mare praticamente sull'attenti e con un piglio alquanto marziale scrutando l'orizzonte; “Gerry e la Biunda” perché lui è “separato alla nascita” da Gerry Scotti tanto da domandarci increduli, la prima volta che l'abbiamo visto nella sdraio vicina alla nostra, cosa ci facesse il famoso presentatore televisivo in quel tratto di costa, e la sua compagna perché biondissima ed in maniera molto appariscente; la “nonna” una signora che fisicamente ha tutti i tratti caratteristici delle nostre ave, con tanto di capelli raccolti a crocchia, proprio come uno se le immagina seppur, osservandola attentamente non è poi così anziana come appare. Anche per una vivacità non indifferente che la porta spesso a scherzare con il marito spruzzandosi vicendevolmente l'acqua del mare, proprio come i loro nipotini. Nella spiaggia “condominio” invece, che ha il suo clou solo nel mese di agosto quando tutti prendono la ferie dai luoghi di origine e si riversano contemporaneamente sul litorale (probabilmente per un tacito accordo e per stare insieme a chiacchierare), trovano posto quasi tutti gli occupanti di un palazzo abitato principalmente da inquilini italiani proprio di fronte alla spiaggia, e che per fortuna non è il nostro.

Sono principalmente persone non tanto giovani, che hanno due argomenti principali di discussione: le beghe condominiali e le banalità da spiaggia, tanto che se capita di trovarsi a portata di orecchio diventa davvero difficile continuare le proprie letture senza subire i loro discorsi piuttosto animati e fatti ad alta voce. Col disappunto dei bagnati francesi che sconsolatamente scuotono il capo infastiditi dicendo: “Ah, les italiens!“ - e non hanno neanche tutti i torti. Tra questi personaggi, di cui non conosciamo assolutamente i nomi, ecco allora il “dottore tinto”, ovvero un medico a cui tutti chiedono con nonchalance consigli medici e che ha un folta capigliatura di un colore improbabile che non si confà all'età del soggetto (evidentemente una tinta mal fatta); il “signor fuffa”, per i grigi capelli scarmigliati e che alla sommità di un fisico magrolino lo fanno assomigliare ad un fungo (perché non c’è venuto in mente anche questo soprannome?); “Mauro il cacciatore di cinghiali” da un suo racconto molto colorito di una battuta di caccia nelle brughiere della collina vicino a casa sua, declamato ad alta voce agli astanti increduli e ad altri in con aria di sufficienza, a seconda della simpatia emanata dal narratore per le sue imprese eroiche con questo tipo di animale; “facia-grama”, una signora dal viso non proprio dolcissimo e che ha le pieghe della bocca all'ingiù e che sembra sempre che guardi tutti in cagnesco. Ma la star della spiaggia è “Millycarlucci”, la cui genesi del soprannome è facilmente intuibile, e più lei Milly Carlucci di quella vera con tanto di sorriso e fisico mozzafiato e costumi che esaltano le sue forme, con la quale aveva molto fraternizzato il signor “Oscar” - dal nome del cane. Ma da quando ha litigato con “l'agitato” - un ragazzo molto amico di “Millycarlucci” che non riesce a stare fermo un attimo saltando da uno scoglio all’altro e facendosi redarguire tutte le mattine dai gendarmi che passano in barca perché pesca in una zona vietata – ha cambiato decisamente spiaggia. Sparito. Detto questo, i lettori che avranno avuto la pazienza di leggere fin qui l’articolo si divideranno inevitabilmente in due fazioni, quelli che rifuggiranno i luoghi animati da simili persone che ho appena descritto ed i restanti che magari saranno attratti da questi personaggi così curiosi. Ma penso che altri ancora vorranno cimentarsi elencando i soprannomi curiosi che avranno affibbiato loro stessi alle loro “vittime”. Prego, si facciano avanti….

Monica Bruna