Attualità - 14 settembre 2011, 15:06

Alpitour: perché d'improvviso politica e sindacati cascano dalle nuvole?

La mobilitazione a seguito della notizia dell'accorpamento delle sede del tour operator è stata istantanea eppure, prima di ieri, nessuno ha mai sollevato un dubbio

Una protesta del 2005 (copyright targatocn.it)

Dopo lo choc, tutti a correre ai ripari. Già martedì, con l'annuncio dell'Alpitour di accorpare Cuneo e Torino in un'unica sede nel capoluogo regionale, i sindacati hanno espresso un corale dissenso e rivelato di cogliere la notizia come un fulmine a ciel sereno. Stessa sorte per i politici locali. Fabio Panero (PRC) è stato il primo a disegnare il panorama che si verrebbe a creare con il trasferimento a Torino di 300 lavoratori. Eppure perché oggi tanto allarmismo e tanta preoccupazione tra i partiti? Possibile che nessuno abbia mai fiutato qualcosa? Sarà stato il tour operator così abile a giocare bene le sue carte nascondendo fino all'ultimo le reali intenzioni? Eppure la decisione di trasferire a Torino l'azienda di proprietà Ifil era stata annunciata più volte negli anni. Sempre scongiurata all'ultimo istante.

A metà febbraio 2011 una commissione consiliare apposita sul lavoro e sulla crisi delle aziendi cuneesi si era occupata di fare un excursus, nel bene e nel male, sulle imprese locali e nessun accenno fu fatto sull'Alpitour. La situazione era così rosea da non meritare citazioni? Chissà...

Oggi tra le fila dei partiti la questione sembra di tremenda urgenza. Nel Pdl i consiglieri comuali Marco Bertone e Loris Marchisio hanno elaborato un'interpellanza in cui si chiede al Sindaco Alberto Valmaggia di sapere "perché l’amministrazione comunale non è riuscita a individuare un percorso virtuoso per salvaguardare le centinaia di posti di lavoro di un’azienda storica nata a Cuneo, perché i consiglieri comunali debbano apprendere dai giornali notizie di tale portata senza averne mai avuto sentore nelle sedi competenti, quali sono le azioni che intende prendere il Comune per salvaguardare i lavoratori cuneesi e quali sono i programmi futuri dell'amministrazione comunale per favorire le imprese ed impedire che altre realtà preferiscano spostarsi altrove". I due consiglieri "rimproverano" al Comune che "in un periodo di crisi come quello attuale non è riuscito a interloquire in modo efficace con gli operatori privati e che manca del tutto una programmazione che possa stimolare o anche solo supportare e favorire l’attività delle aziende private".

Il Pd cittadino, a firma del Segretario provinciale Emanuele Di Caro e del Segretario cittadino Emanuele Olivero, si affida ad un comunicato stampa: "Senza voler entrare nel merito delle strategie aziendali del Gruppo Alpitour, e in attesa di conoscere ulteriori dettagli sulla vicenda, il Partito Democratico di Cuneo non può non esprimere la propria forte preoccupazione per una scelta che – se attuata – significherebbe per la Città di Cuneo e per tutta la zona del cuneese la perdita di una storica ed importante azienda del nostro territorio, con prevedibili ricadute occupazionali almeno nel medio periodo, ma soprattutto, nell’immediato, comporterebbe gravi disagi per i trecento lavoratori coinvolti nel trasferimento a Torino, in particolare per le tante lavoratrici madri che hanno scelto in molti casi il contratto part-time proprio per conciliare il lavoro con gli impegni familiari. Auspichiamo pertanto l’apertura di un ampio confronto sulla questione che coinvolga anzitutto gli Enti Locali, nonché la promozione di ogni altra iniziativa che consenta di evitare la delocalizzazione del Gruppo Alpitour".

Il cuneese Fabrizio Biolè, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, sposterà l'attenzione sulla problematica nella sede del parlamentino piemontese con una mozione da discuterne quanto prima. "Naturalmente faremo di tutto affinché la mozione venga approvata all'unanimità. Confido quantomeno in una votazione positiva, se non in una sottoscrizione, da parte di tutti i consiglieri regionali provenienti dal Cuneese". Scrive il Vicecapogruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle: "Quanto sta accadendo è a dir poco incredibile: in questa procedura di trasferimento non è stata osservata alcuna prassi in termini di informazione e contrattazione nei confronti dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali, avendo convocato un incontro al fine di una mera comunicazione di decisioni già prese. Il trasferimento dell'attività della sede cuneese sul capoluogo piemontese rappresenta un non trascurabile allarme per il futuro dell'azienda e la continuità occupazionale. Non solo: essendo coatto, esso rappresenterebbe per molti lavoratori - tra i quali numerose sono le donne con figli - un radicale cambiamento di prospettiva lavorativa difficilmente sostenibile e conciliabile con la gestione familiare. È di vitale importanza il mantenimento dell'attuale sede cuneese per una serie di motivazioni legate all'indotto, al prestigio del territorio, alla salvaguardia di una storia decennale, nata proprio sul territorio cuneese".  

r.g.