Martedi 11 settembre 2001 crollo delle Torri Gemelle a New York. Martedi 13 settembre 2011 crollo delle speranze per 300 lavoratori Alpitour.
Lo so che il paragone può essere paradossale, enorme e forse fuori luogo ma sapere che io, lavoratrice da 20 anni in Alpitour, sarò probabilmente costretta a lasciare il mio lavoro causa trasferimento della sede di lavoro a Torino, è per me una catastrofe personale.
Ci tengo qui a sottolineare che la notizia è stata data dal signor Sergio Testi quale rappresentante della direzione aziendale che, in nome della sua cuneesita (cosi l’ha definita) ha voluto essere presente in questo delicato momento “agrodolce” (anche questa è una definizione data da lui) per farci pervenire la sua completa comprensione, in quanto simbolo del cuneese costretto a viaggiare per lavoro.
Il dottor Testi (ma forse è solo il signor Testi) ha voluto farci comprendere la sua presenza e vicinanza emotiva, ha voluto sottolineare la professionalità “cuneese”, il fatto che in Alpitour il lavoro è sempre stato in primis una passione e l’importanza di preservare e mantenere tale standard qualitativo anche negli uffici di Torino, dove ci sarà spazio per crescere professionalmente.
Peccato che mentre lui parlava di crescita professionale la mia mente era intenta nella ricerca di come fare ad accompagnare mia figlia il prossimo anno a scuola (pensate sia veramente fattibile lasciare una bambina di 11 anni da sola a casa e pretendere che ce la possa fare da sola? Forse potrebbero intervenire i servizi sociali se provassi a farlo anche solo per un giorno).
E allora mi sono accorta che non ci poteva e non ci potrà essere termine di confronto, è come se fossimo, io e il signor Testi, in due emisferi diversi, su due livelli (io naturalmente a quello inferiore) separati da un muro di indifferenza di menzogna e di falso interesse personale.
Non mi resta altro che denunciare, urlando, la mia totale contrarietà e avversione a quello che è successo, a quello che il signor Sergio Testi ha dovuto rappresentare in nome di un’azienda che ha portato il suo nome su in alto, in alto, ma che lo ha reso improvvisamente e inderogabilmente un fantoccio senza cuore e senza rispetto per coloro che sono stati nel passato suoi collaboratori e sono tuttora suoi colleghi.
Una lavoratrice Alpitour