Continua la querelle, che riguarda il complesso ‘Ex Spada Reale’ di Busca, tra il promotore del comitato per la salvaguardia del sito Nicolas Ballario e l’amministrazione buschese.
Un nuovo attacco arriva da Ballario che accusa il sindaco Luca Gosso di tenere nascosta la lettera con il vincolo inviatagli dalla Soprintendenza ai Beni Artistici ed Architettonici.
“Durante l’ultimo sopralluogo dei funzionari è emerso l’interesse storico dell’edificio – spiega Ballario –. Da qui la decisione della Soprintendenza di bloccare il progetto dell’Arch. Rossi e dell’amministrazione di Busca, che prevedeva l’abbattimento dell’intero complesso per lasciare spazio ad un condominio in finto stile inizio ‘900. Ora posso dirmi finalmente sollevato anche se fin da subito ho capito che avremmo potuto e dovuto fermare questo scempio. La missiva è stata recapitata presso il comune lunedì 14 novembre, ma sinora ancora nulla è trapelato. Il fatto di nascondere la lettera è chiaro segno di poca maturità da parte del sindaco e del suo entourage. Capisco che il Signor Gosso dopo tanti proclami ora si senta spiazzato e si trovi in un ‘cul de sac’, ma nascondere la decisione non serve a nulla”.
Secondo il giovane buschese, collaboratore di Vittorio Sgarbi, non c’è tempo da perdere ed occorre avvertire le aziende che avrebbero dovuto prendere parte ai lavori, onde evitare inutili sprechi di denaro.
Anche il Professor Sgarbi, a Tivoli per motivi di lavoro, interviene per commentare la decisione della Soprintendenza: “E’ stata una scelta sacrosanta e dovuta, non ci vuole un mostro d’intelligenza per capire che quei lavori non andavano fatti. Ho voluto fortemente far luce su questa vicenda perché pareva grottesca ed intaccava un complesso di valenza storica. I beni culturali non sono solo quelli d’interesse nazionale o mondiale, ci sono anche edifici storici d’interesse minore che vanno tutelati e non abbattuti per dar luci ad orrende costruzioni in finto stile saluzzese. Questi edifici vanno ristrutturati, non rasi al suolo”.
L’edificio Ex Spada Reale veniva considerato uno dei fiori all'occhiello di Busca, infatti all'inizio del '900, quando si realizzarono le prime cartoline/fotografie della Città, venne scelto come simbolo da fotografare e riprodurre. Alla metà del XIX secolo la vecchia Spada Reale fu oggetto di lavori di ammodernamento che le diedero l'aspetto che ancora oggi conserva, ma questo intervento interessò però solamente l'esterno della struttura in quanto l'interno conserva le splendide architetture barocco-saluzzesi. Adesso il complesso è ancora in ottime condizioni strutturali, ma va restaurato e recuperato perché splenda come un tempo.
“Non chiedo le dimissioni di nessuno dell’Amministrazione o del Consiglio Comunale, perché mi pare che questa sia una richiesta abusata nell’ultimo periodo, ma se fossi al posto loro lo avrei già fatto. Ora credo che, passato l’imbarazzo, chiedano scusa alla Città per non aver chiarito cosa stesse succedendo, rifiutando persino un’assemblea pubblica sul tema. Ciò che conta – conclude Ballario – è che la Spada Reale sia salva, ma tutti devono assumersi le loro responsabilità, finendola anzitutto di nascondere gli atti che sanciscono che avevano torto marcio quando dicevano che quel complesso non aveva rilevanza storica”.
Pronta e rapida la risposta del Sindaco di Busca Luca Gosso che esprime il rammarico per questa vicenda assicurando sulla buona fede ed il buon lavoro dell’amministrazione: “Prendiamo atto dell’avvio del procedimento nei giorni scorsi, da parte della Soprintendenza ai Beni Architettonici del Piemonte, per la dichiarazione di interesse culturale comunemente conosciuta come 'vincolo' sugli esistenti fabbricati del comparto R6A di Piazza Savoia conosciuto come ex Spada Reale. Si tratta di un cambiamento a 360° rispetto alla lettera dello stesso Ente del giugno scorso dove invece veniva confermata la non sussisteva di tale interesse (lettera protocollo 9889 del 17 giugno), dichiarando tali immobili liberi da vincoli, scelta che di fatto ribalta le decisioni approvate dalla Regione Piemonte con il Piano Regolatore del 1991 che prevedevano l’intervento di demolizione e ricostruzione in quel comparto. Di questa comunicazione ho immediatamente informato i capigruppo. A questo punto, a malincuore, il progetto di iniziativa pubblica rimarrà sospeso fino al termine dell’iter della Soprintendenza che dovrebbe concludersi in 120 giorni. Ci tengo, però, a sottolineare come l’Amministrazione comunale di Busca, grazie alla professionalità dell’Architetto Adriano Rossi e dell’Ufficio Tecnico comunale, ha rispettato pienamente l’iter amministrativo e le norme vigenti. Il piano di iniziativa pubblica infatti è stato prima adottato dal Consiglio comunale all’unanimità, poi pubblicato con possibilità per chiunque di presentare osservazioni per un periodo di 60 giorni ed infine approvato nuovamente all’unanimità dal Consiglio e infine pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte. L’inversione di rotta della Soprintendenza, determina un ‘cambiamento delle carte in tavola’, fa venire meno la certezza del diritto, fa mancare i presupposti sui quali per tanti anni questo Comune ha lavorato vanificando l’impegno di amministratori e tecnici. Non è amministrativamente concepibile che un Ente sovraordinato a distanza di 20 anni dalla prima possibilità di potersi esprimere (nell’ambito dell’approvazione del Piano Regolatore) e dopo un’istruttoria specifica (parere di giugno), possa a proprio libero arbitrio ‘cambiare idea’. A questo punto, con amarezza, non ci rimane che prenderne atto constatando per l’ennesima volta che la tanto blasonata efficienza della Pubblica Amministrazione così facendo non si riuscirà mai a raggiungere”.