Al Direttore - 26 gennaio 2012, 09:03

Le contraddizioni di chi ieri manifestava contro quello che oggi vuol difendere

Lettera del professore Livio Berardo in merito alla questione della futura centrale a biogas di Cherasco

Un momento della protesta di fronte la Provincia

Martedì scorso ero a Cuneo e, come ex amministratore braidese, sono passato davanti al palazzo della Provincia per solidarizzare con la delegazione venuta da Bra e Cherasco per opporsi all’autorizzazione di un impianto di biogas nel territorio al confine fra Pollenzo e Cherasco. Una parte della delegazione era stata fatta entrare per assistere alla conferenza dei servizi. Fuori era rimasto un gruppo di dimostranti, fra cui un bel numero di addetti di un'azienda che sorge lungo la provinciale Bra-Cherasco, la Gemini Project, i quali reggevano cartelli con scritto "No al biogas in un'area naturalistica".

Otto anni fa, quando ci fu l'inaugurazione dell'Università del gusto (attesi ministri, deputati, assessori regionali, rettori ecc.), tutti i muri fra Bra, Pollenzo e Cherasco erano coperti da striscioni con scritte del tipo "No al Piano paesistico", "Il Piano soffoca l'economia". Uno striscione addirittura volteggiava in cielo, appeso ad un aereo da turismo. Chi aveva organizzato la costosa protesta? I titolari della "Gemini".

C’è di che rallegrarsi: il piano paesistico tanto vilipeso viene ora apprezzato e la coscienza ambientalista fa nuovi adepti.

Tuttavia per evitare di incappare in una classica sindrome di Nimby (l'impianto non è già migrato dalla Riva, area meno infelice di Pollenzo, a Malabaila, da Malabaila all’odierno sito?) bisognerà elaborare delle proposte razionali, complessive e coerenti.A voler essere schematici, nella consapevolezza che ogni intervento umano, altera l’ambiente, che pure è risorsa finita, una buona politica ambientale

1) rifugge, come imperativo categorico, da modificazioni irreversibili o reversibili dopo più generazioni;

2) cerca di contenere l’impatto degli impianti e delle residenze,

3) dà una valutazione complessiva dei costi-benefici degli interventi, cercando magari delle compensazioni fra ecosistemi (tipo protocollo di Kyoto).

Ne consegue che per le cave dismesse (nella piana fra Bra e Cherasco ce ne sono anche troppe) vale il ripristino o la rinaturalizzazione a carico di chi ne ha riportato enormi profitti: non vanno riutilizzate per discariche o altre attività economiche come l’impianto di cui si discute, capaci di accrescere ulteriormente i guadagni a danno del territorio.

I liquami degli allevamenti vanno in prima battuta utilizzati come concime, ovviamente in modo razionale, secondo piani e regolamenti di spandimento per non andare oltre la capacità di assorbimento dei suoli e produrre gravi inquinamenti.

La quota eccedente può servire a produrre biogas, con processi di purificazione biometano, da immettere nelle reti di distribuzione. Ma è assurdo che per fare massa critica nell'alimentazione dell'impianto si incentivino nuove coltivazioni di mais. Il granoturco è coltura terribilmente idrovora e l’acqua è risorsa preziosa quanto il suolo. Un impianto di biogas deve avere un bacino di riferimento ben preciso e come tale sarà baricentrico rispetto alle stalle prese in considerazione. Sarà quindi di dimensioni contenute, terrà sotto controllo gli odori ecc. Un impianto industriale tout court, slegato dagli allevamenti locali, con pesanti trasporti di liquami è sicuramente difficile da accettare.

Queste scelte dovrebbero essere guidate dalle amministrazioni comunali con piani, non solo urbanistici, e regolamenti.

Nell’ultimo anno del mio assessorato a Bra, al fine di indicare agli allevatori come prima opzione nel gestire le deiezioni il recupero di “sostanza” (e non di energia, perché il cambio è svantaggioso, come ci ammonisce la legge dell’entropia) avevo avviato la stesura di uno studio sulla vulnerabilità dei suoli e di un regolamento per lo spandimento dei liquami. Non mi risulta che quei progetti siano stati ripresi dai miei successori né sul sito web del comune di Cherasco sono riuscito a trovare qualcosa di analogo.

Esistono poi, come ipotizzato nel programma del centrosinistra per le elezioni comunali a Bra del 2004, strumenti ancora più adeguati, i Piani Energetici Locali (comunali, intercomunali, provinciali…), che consentono di tenere conto della produzione e del consumo di energia in ambiti ben definiti, delle conseguenti emissioni, e della disponibilità di biomasse per la produzione di biogas. 

Livio Berardo, ex assessore all’ambiente al Comune di Bra