Attualità - 19 settembre 2014, 08:32

L’assessore Da Re sui platani "curati” dalla minoranza: “Paesana è di tutti, ma nessuno può arrogarsi il diritto di modificarla senza autorizzazione, tanto più con mani incompetenti”

Il dubbio è che le cure “dimostrative” praticate da Beccio, Gottero e Rudari siano lontane dalle procedure e dai rimedi indicati nella relazione dell’esperto, il dottore forestale Marco Bonavia

Sergio Beccio e nna Rudari provvedono a cicatrizzare l'ampia ferita alla base del platano di piazza Piave

L’impressione è che si stia facendo largo il concetto – sbagliato - che siccome Paesana è di tutti, ciascuno possa tranquillamente permettersi di modificarla a suo piacere, tanto più con mani palesemente incompetenti, e senza passare attraverso le vie che sono contemplate per tutti e dico tutti i cittadini, nessuno escluso: quelle che prevedono che si richiedano le dovute autorizzazioni al Comune. Oggi è toccato ai platani. Domani qualcuno potrebbe pensare di innalzare un ponteggio per dipingere la facciata delle scuole. E dopodomani qualcun altro di rifare la segnaletica orizzontale in rosso anziché nel consueto colore bianco. E’ un concetto che non possiamo permettere passi, né si faccia strada”.

Va giù durissima l’assessore Silvia Da Re, con i colleghi di minoranza Sergio Beccio, Fabio Gottero e Anna Rudari che domenica scorsa – in compagnia di un manipolo di esponenti del Papiro” (la matrice che ha generato la lista sconfitta alle ultime elezioni) – hanno messo parzialmente mano agli sfregi apportati ai due platani di piazza Piave in occasione della Patronale di San Giuseppe applicandovi sopra uno strato di mastice cicatrizzante.

Sapevano, perché lo avevamo detto in Consiglio, che il Comune aveva dato incarico ad un dottore forestale di effettuare un sopralluogo perchè valutasse i danni e suggerisse, da esperto quale è, le cure più adatte – continua Da Re -: ciò nonostante hanno voluto l'azione ad effetto. Perché non interpellare l’Ufficio Tecnico? Perché buttare alle ortiche la somma versata all’esperto e fare di testa propria? Ora dovremo richiedere un nuovo sopralluogo al dottor Bonavia e sperare che ci confermi – ma sulla base della relazione che lo stesso ci aveva inviato e che abbiamo protocollato il 12 settembre scorso nutriamo forti dubbi in merito – che l’estemporanea operazione dei colleghi di minoranza sia stata fatta al meglio e con i materiali più indicati. Sennò… ”.

Sui due platani in questione il dottor Bonavia aveva riscontrato “ferite di notevole importanza avendo un diametro medio superiore agli 8 cm e in 2 casi di circa 25 cm”.

Fortunatamente – scriveva l’esperto - il margine non presenta frastagliato, ma questo resta comunque una enorme via di ingresso per vari patogeni soprattutto di tipo fungino. Il rimarginamento di questo tipo di ferite richiederà alla pianta un enorme dispendio di energie alle quali la pianta reagisce con il processo di compatimentazione che tende a isolare il danno con un grande dispendio di energie e allo stesso tempo rendendo più vulnerabili (e quindi deboli e attaccabili) altri parti della pianta che dovrà quindi essere attentamente osservata nei prossimi 2 3 anni”.

Quello che si può fare per evitare un peggioramento delle condizioni fitosanitarie – aveva poi concluso il dottor Bonavia, in fase di indicazioni di possibili rimedi – deve portare al naturale ripristino della superficie esterna e alla creazione di un callo cicatriziale. Elementi di introduzione di possibili crittogame sono i ristagni idrici che dovranno quindi essere accuratamente evitati.

Si dovrà quindi evitare qualsiasi rischio di ristagno, rimodellando con molta cautela, eventualmente con un seghetto a mano (onde evitare abrasioni provocate da motosega) i margini del tagli che si possono notare nella seconda e terza foto sopra evidenziate aventi una forma favorevole al ristagno.

Conclusa la precedente operazione, partendo il processo di cicatrizzazione dai margini, questi si dovranno toccare il meno possibile, evitando di azzerare la cicatrizzazione attuata dai tessuti meristematici e danneggiando quindi la zona cambiale che dovrà ricostituire il cercine.

Avendo cura di tenersi lontani di almeno 1 o 1,5 cm dal margine potrà essere spennellato un prodotto anticrittogamico a base di rame nella forma di ossicluro di rame o idrossido di rame. A puro titolo indicativo, si segnalano prodotti a base terpenica contenti idrossido di rame e pinolene (es. tipo heliocuivre). Si tratta di prodotti che con concentrazioni varie possono essere spennellati, con le indicazioni di sopra, ogni 3-4 mesi per 2 o 3 anni. Il sottoscritto procederà poi a sopralluoghi di verifica, uno in autunno 2014 ed uno a fine maggio”.

Il dubbio è che le cure “dimostrative” praticate da Beccio, Gottero e Rudari siano lontane dalle procedure e dai rimedi indicati nella relazione dell’esperto. Ma è un dubbio e come tale aspetta di venire smentito (o confermato) dai fatti.

Il prodotto usato per la "medicazione"

W.A.