Sulla vostra testata on-line “Targato CN”, il 23 febbraio scorso è apparso un articolo dal titolo “ll parco naturale del Monviso non s'ha da fare, come carrozzone pubblico c'è già”, sul quale desideriamo fare alcune precisazioni.
L’Ente Parco si occupa attualmente della gestione di circa 8000 ettari di territorio fra Riserve Naturali e Siti di Importanza Comunitaria (fra cui il S.I.C. “Gruppo del Monviso-Bosco dell’Alevé” che interessa la Valle Po e la Valle Varaita), istituiti da normative europee a cui l’Italia ha aderito.
A questi si aggiungono 623 ettari di territorio di proprietà della Regione Piemonte nel comprensorio di Staffarda a Revello.
I dipendenti dell’Ente sono, ad oggi, 15, incluso un dirigente, ed il costo del personale, inclusi oneri fiscali e previdenziali, ammonta a circa lordi 750.000 euro all’anno. Questa cifra, invariata da diversi anni, a causa del blocco della contrattazione nazionale, rappresenta circa il 25% del bilancio annuale dell’Ente.
La restante quota, pari a circa il 75% del bilancio, è ottenuta grazie alla ricerca attiva di fondi, soprattutto europei e dalla gestione dei beni immobili di proprietà regionale (tenuta regionale di Staffarda).
Questi finanziamenti, ottenuti anche grazie al lavoro dei dipendenti dell’Ente, hanno permesso, tra i molti interventi, per esempio:
- la realizzazione del Piano Integrato Transfrontaliero del Monviso con fondi Alcotra, con il quale sono stati finanziati progetti dei Comuni di Saluzzo, Savigliano, Racconigi (per il cicloturismo), alcuni Comuni della Valle Maira nonché i Comuni dell’Alta Valle Varaita- Bellino, Casteldelfino e Pontechianale - (per un progetto sulla cultura delle alte valli), le Organizzazioni di categoria agricole (per un progetto sui prodotti tipici del territorio), l’Associazione Terre del Monviso (per un progetto sul turismo), nonché i partner francesi del Queyras e di Guillestre;
- il riconoscimento da parte dell’Unesco della Riserva transfrontaliera Mab-UNESCO del Monviso (la prima in Italia);
- la realizzazione del progetto didattico Ettra – Alcotra con il Parco naturale francese del Verdon che ha coinvolto decine di scuole locali;
- i progetti didattici e di formazione che ogni anno coinvolgono i ragazzi del territorio;
- la messa in cantiere del Contratto di fiume Alto Po (per la gestione integrata della risorsa fiume);
- il recupero della torbiera di Pian del Re e la ristrutturazione di una struttura a fini scientifici e di informazione turistica;
- la realizzazione, negli anni, del Centro Didattico di Faule nonché dei Centri Visita di Revello, Casteldelfino e Martiniana Po;
- il recupero del traforo alpino del Buco di Viso, su mandato della Regione Piemonte e sulla base di accordi e prescrizioni della Riserva Nazionale di Ristolas e della Prefettura francese;
- l’inizio delle attività (ancora in corso) per la Carta Europea del Turismo Sostenibile.
Non corrispondono quindi al vero, anzi sono, a nostro avviso, gravemente lesive per la professionalità e la reputazione dei dipendenti, le affermazioni contenute nel vostro articolo secondo cui l’Ente avrebbe speso “decine di milioni” di euro in “pochi anni” destinandoli “soprattutto per i dipendenti”
A parere di chi scrive l’esser contrari all’istituzione di un “Parco Naturale del Monviso”, non giustifica affermazioni che, partendo da informazioni non veritiere, ledono l’immagine dei lavoratori, per la cui tutela, chiediamo sia prontamente pubblicata una rettifica.
Distinti saluti.
Rappresentanza Sindacale Unitaria Parco del Po Cuneese (dottor Marco Rastelli)
Come abbiamo avuto modo di spiegare al dottor Rastelli, quello cui egli fa riferimento non è un nostro articolo (crediamo di aver trattato l’argomento senza mai fare ricorso ad affermazioni lesive) bensì l’intervento di un privato cittadino. Che si è firmato, rendendosi quindi ampiamente individuabile.