Ambiente e Natura - 21 novembre 2019, 10:03

Legambiente e Pro Natura sul biodigestore a Borgo San Dalmazzo: “Non siamo contrari ma serve un'attenta ed approfondita valutazione costi/benefici in termini ambientali”

Le due associazioni contestano la quantità di compost che si andrebbe a produrre: “11.000 tonnellate annue di compost rappresentano una quantità sopravvalutata”. Inoltre temono che il biodigestore potrebbe intaccare la buona pratica del compostaggio domestico

Legambiente Circolo di Cuneo e Pro Natura Cuneo hanno presentato alla Provincia le proprie osservazioni al Progetto ACSR di riqualificazione tecnologica dell’impianto di compostaggio esistente in località San Nicolao a Borgo San Dalmazzo con produzione di biometano

In sintesi, pur non essendo in linea di principio contrari al progetto, entrambi esprimono alcune perplessità e richieste di approfondimenti.

Come spiegato all'incontro con i cittadini di Borgo San Dalmazzo dai vertici ACSR, l'impianto dovrà passare dalla gestione di 10.500 tonnellate annue di rifiuto organico differenziato e 7.600 di sfalci del verde a, rispettivamente, 35mila e 10mila tonnellate per assicurare una produzione di biometano di 2.200 tonnellate annue (30.800 Mwh/anno) attraverso il processo di digestione anaerobica. Gli scarti andrebbero a raddoppiare: da 1.500 tonnellate/annue a 3600 tonnellate/annue. La produzione di compost passerebbe da 4.500 a 11.000 tonnellate all'anno.

Proprio sulla produzione di compost arrivano le perplessità del presidente di Legambiente Cuneo Bruno Piacenza e dell presidente di Pro Natura Cuneo Domenico Sanino: “11.000 tonnellate annue di compost rappresentano una quantità sopravvalutata in seguito al processo di digestione anaerobica per la produzione di biometano. Secondo noi sarebbe inferiore”.

Legambiente e Pro Natura temono poi che questo progetto possa andare a ledere la buona pratica del compostaggio domestico: “Il compostaggio 'tradizionale' fornisce una maggior quantità di compost da utilizzare in agricoltura. E di questo si dovrebbe tenere conto, senza considerare che la produzione diretta di compost dovrebbe essere prioritaria alla luce delle politiche di recupero/riutilizzo dei rifiuti (che privilegiano il recupero di materia, prima che di energia); il suolo, destinatario del compost di qualità, risulta sempre più impoverito, ed ha assoluta necessità di ripristino del tenore di sostanza organica (humus). Questa pratica, oltreché migliorare la fertilità del suolo, si tradurrebbe anche in notevole beneficio in termini di carbonio accumulato, e, quindi, minore quantità di anidride carbonica in atmosfera (responsabile dei cambiamenti climatici).

Il timore è che il grosso fabbisogno di frazione organica da rifiuti per l’alimentazione del biodigestore possa portare anche ad una riduzione (anziché un auspicabile incremento) della frazione attualmente compostata direttamente da molti cittadini (l’ottima pratica definita compostaggio domestico, ancora recentemente promossa e incentivata dalla Regione Piemonte), salvo provenire in alternativa da distanze considerevoli, con ciò riducendo i vantaggi della produzione di biometano”.

Un biodigestore anaerobico ridurrebbe il problema odori molesti? Per Legambiente e Pro Natura questi problemi “si potrebbero risolvere adottando soluzioni tese alla produzione decentrata di compost in impianti più piccoli e meno impattanti sotto vari punti di vista. E sarebbe auspicabile anche valutare/incentivare il cosiddetto compostaggio di comunità, previsto dalla normativa”.

Insomma Legambiente e Pro Natura Cuneo non sono contrari al progetto ma chiedono “una attenta ed approfondita valutazione  costi/benefici in termini ambientali, cosa che a nostro parere difetta nel progetto in questione”.

cristina mazzariello