L’Italia delle polemiche non si smentisce, ma questa volta il caso arriva direttamente da una comunicazione istituzionale.
La Regione Piemonte, con una lettera firmata dal presidente Alberto Cirio e inviata a circa 95 mila neodiciottenni, è finita al centro delle critiche per una lunga serie di errori ortografici: apostrofi mancanti, accenti scomparsi e frasi zoppicanti che hanno trasformato un messaggio importante in un piccolo caso mediatico.
L’obiettivo dell’iniziativa era tutt’altro che banale: sensibilizzare i giovani alla donazione del sangue, degli organi e del midollo osseo, oltre che al valore del volontariato. Ma la forma, in questo caso, ha finito per oscurare la sostanza. Espressioni come “E un traguardo davvero importante” o “sei parte attiva della societa” hanno rapidamente fatto il giro dei social, alimentando ironie e critiche.
A far emergere pubblicamente la vicenda è stato anche il mondo dei cittadini, con segnalazioni e post, tra cui quello di una madre che ha sottolineato come, parlando ai giovani di responsabilità e partecipazione, “anche la cura delle parole conta”.
Nel pieno della polemica è intervenuto anche il banchiere cuneese Beppe Ghisolfi, che in un video ha sollevato una domanda diretta: com’è possibile che nessuno, all’interno della Regione, abbia controllato il testo prima dell’invio massivo? Un interrogativo che sposta il focus dalla semplice presenza di errori alla catena di responsabilità.
Perché se è vero che gli sbagli fanno rumore, è altrettanto vero che, nel mondo dell’editoria e dell’impaginazione, non sono affatto rari.
Chi ha esperienza nella produzione di giornali o materiali stampati sa bene che, soprattutto nelle fasi finali, possono verificarsi problemi tecnici: caratteri che saltano durante l’esportazione dei file, incompatibilità tra software di scrittura e programmi di impaginazione, font che non vengono riconosciuti correttamente, oppure conversioni automatiche che eliminano apostrofi e accenti.
Errori, dunque, che possono avere una spiegazione tecnica e operativa, pur restando evidenti e, in un contesto istituzionale, difficili da giustificare.
La Regione Piemonte, però, ha scelto una linea netta: ha avviato una procedura per chiedere i danni alla ditta esterna incaricata della spedizione, ritenendo “inaccettabile” che un’iniziativa così importante venga offuscata da simili imprecisioni.
Ed è proprio su questo punto che si concentra la critica finale. Perché se da un lato è legittimo individuare responsabilità, dall’altro la decisione di scaricare immediatamente il problema sull’azienda esterna solleva qualche perplessità. In un processo che coinvolge un ente pubblico, una comunicazione ufficiale e decine di migliaia di destinatari, il controllo finale difficilmente può essere delegato del tutto.
La vicenda, al di là delle polemiche, lascia quindi una domanda più ampia: in una comunicazione istituzionale, dove il messaggio è fondamentale, quanto conta (e di chi è davvero) la responsabilità della forma?