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Curiosità | 19 marzo 2026, 09:17

Beppe Ghisolfi attacca la Regione Piemonte: “Perché l'appalto? E chi controlla prima di spedire 95 mila lettere?” [VIDEO]

Dopo il caso degli errori ortografici, il dibattito si allarga tra responsabilità, comunicazione pubblica e reazione dell’ente

Una parte della lettera con gli errori ortografici

Una parte della lettera con gli errori ortografici

L’Italia delle polemiche non si smentisce, ma questa volta il caso arriva direttamente da una comunicazione istituzionale

La Regione Piemonte, con una lettera firmata dal presidente Alberto Cirio e inviata a circa 95 mila neodiciottenni, è finita al centro delle critiche per una lunga serie di errori ortografici: apostrofi mancanti, accenti scomparsi e frasi zoppicanti che hanno trasformato un messaggio importante in un piccolo caso mediatico.

L’obiettivo dell’iniziativa era tutt’altro che banale: sensibilizzare i giovani alla donazione del sangue, degli organi e del midollo osseo, oltre che al valore del volontariato. Ma la forma, in questo caso, ha finito per oscurare la sostanza. Espressioni come “E un traguardo davvero importante” o “sei parte attiva della societa” hanno rapidamente fatto il giro dei social, alimentando ironie e critiche.

A far emergere pubblicamente la vicenda è stato anche il mondo dei cittadini, con segnalazioni e post, tra cui quello di una madre che ha sottolineato come, parlando ai giovani di responsabilità e partecipazione, “anche la cura delle parole conta”.

Nel pieno della polemica è intervenuto anche il banchiere cuneese Beppe Ghisolfi, che in un video ha sollevato una domanda diretta: com’è possibile che nessuno, all’interno della Regione, abbia controllato il testo prima dell’invio massivo? Un interrogativo che sposta il focus dalla semplice presenza di errori alla catena di responsabilità.

Perché se è vero che gli sbagli fanno rumore, è altrettanto vero che, nel mondo dell’editoria e dell’impaginazione, non sono affatto rari. 

Chi ha esperienza nella produzione di giornali o materiali stampati sa bene che, soprattutto nelle fasi finali, possono verificarsi problemi tecnici: caratteri che saltano durante l’esportazione dei file, incompatibilità tra software di scrittura e programmi di impaginazione, font che non vengono riconosciuti correttamente, oppure conversioni automatiche che eliminano apostrofi e accenti. 

Errori, dunque, che possono avere una spiegazione tecnica e operativa, pur restando evidenti e, in un contesto istituzionale, difficili da giustificare.

La Regione Piemonte, però, ha scelto una linea netta: ha avviato una procedura per chiedere i danni alla ditta esterna incaricata della spedizione, ritenendo “inaccettabile” che un’iniziativa così importante venga offuscata da simili imprecisioni.

Ed è proprio su questo punto che si concentra la critica finale. Perché se da un lato è legittimo individuare responsabilità, dall’altro la decisione di scaricare immediatamente il problema sull’azienda esterna solleva qualche perplessità. In un processo che coinvolge un ente pubblico, una comunicazione ufficiale e decine di migliaia di destinatari, il controllo finale difficilmente può essere delegato del tutto.

La vicenda, al di là delle polemiche, lascia quindi una domanda più ampia: in una comunicazione istituzionale, dove il messaggio è fondamentale, quanto conta (e di chi è davvero) la responsabilità della forma?

Cesare Mandrile

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