Attualità - 27 giugno 2026, 17:17

"Mario Roggero non può pentirsi. Capisco bene cosa ha vissuto. La differenza tra noi? Io non ero armata"

Ci ha scritto una lettrice, in replica all'ultima uscita del Farinél, rubrica domenicale di Marcello Pasquero. Racconta quando venne immobilizzata con le due figlie e altre nove persone durante la rapina alla CrSavigliano di Genola nel novembre del 2018. Da allora nulla è più stato lo stesso

Lo scorso 21 giugno il Farinél, rubrica domenicale di Marcello Pasquero, ha avuto come protagonista Mario Roggero, il gioielliere di Gallo Grinzane che ha sparato e ucciso due uomini dopo una rapina nel suo negozio. 

Li ha inseguiti e freddati per strada, colpendoli alle spalle. 

Si va verso il terzo grado di giudizio, in Cassazione. Quasi certamente verrà confermata la condanna per l'uomo che tanto ha diviso e divide l'opinione pubblica, da ormai più di 5 anni. 

Ha ucciso due persone inseguendole per strada e colpendole alla schiena. Non c'è molto da discutere. Nessuna legittima difesa. 

Ma in tanti hanno preso le sue parti. Ha difeso la sua famiglia, era esasperato (si trattava della terza rapina subita), chiunque al suo posto avrebbe agito così. Ha ammazzato due delinquenti. 

Sono queste, per semplificare, le ragioni per le quali in tanti, anzi, tantissimi, hanno solidarizzato con lui. 

Marcello Pasquero, nella sua rubrica, evidenzia come in questi cinque anni, al di là dei fatti e della lecita e umana comprensione, non ci sia mai stato, da parte di Roggero, il minimo cenno di pentimento.

"Vorrei sentirlo una volta dire che è pentito di quello che ha fatto, che se tornasse indietro non inseguirebbe quei rapinatori e non li giustizierebbe in mezzo alla strada. Solo questo". 

Non c'è mai stato alcun cenno in tal senso. E sicuramente anche questo ha pesato sull'andamento del processo.

Ma può esserci pentimento in una circostanza come quella nella quale si è trovato coinvolto Mario Roggero?

Ci ha scritto una lettrice. Secondo lei no, non può esserci. 

Perché quel terrore, l'impotenza e la rabbia che provi quando minacciano te e soprattutto la tua famiglia, può capirli solo chi li ha provati. Non ci può essere pentimento. Solo la speranza di non avere un'arma e, quindi, di non poter reagire. 

Si rivolge a Farinél. 

"Ho letto attentamente il suo articolo su Mario Roggero, lei si aspetterebbe da questo signore un cenno di pentimento. ma questo non può avvenire a mio modesto parere. Io stessa sono stata presa in ostaggio in banca con le mie figlie che al tempo avevano 5 e 14 anni. Mi creda, vedere la tua famiglia contenuta con delle fascette ai polsi, in lacrime, terrorizzata, in pericolo ed essere impotente, non poterla proteggere, lacera il cuore. Di fronte a chi non si è minimamente preoccupato di togliere la serenità e spensieratezza che era giusto avessero, io sembravo una stupida: ringraziavo a testa bassa temendo interpretassero un mio sguardo in una sfida e facessero del male alle mie ragazze o a me di fronte a loro, dicevo alle mie figlie che sarebbe andato tutto bene, ma in cuor mio non sapevo come sarebbe andata. Il signor Roggero non può avere un cenno di pentimento. Solo chi ha subito tali cose può comprendere."

La signora che ci scrive era in banca, a Genola, il 10 novembre del 2018, giorno in cui quattro rapinatori entrarono nella filiale della CR Savigliano in via Combattenti immobilizzando 12 persone, tra impiegati e clienti, e allontanandosi con il bottino. 

Era assieme alle due figlie. 

"Non ho capito subito cosa stesse accadendo. Entrarono questi quattro uomini con addosso maschere di Carnevale, tute da lavoro e brandendo dei piedi di porco. Ero così ingenua da aver pensato ad uno scherzo. Poi ci hanno detto di non muoverci e ci hanno preso i telefoni e ho capito. Ho visto il terrore negli occhi delle mie figlie. La piccola ad un certo punto ha iniziato a piangere, senza fare alcun rumore. Mi diceva: "ci uccidono, ci uccidono". Io dicevo piano di no, che tutto sarebbe finito presto, ma con l'angoscia di non sapere come sarebbero realmente andate le cose. Sono momenti drammatici. E avevo anche paura che, se ci fosse stato un blitz delle forze dell'ordine, prendessero una delle mie figlie a fare da scudo", racconta con estrema precisione e lucidità, come se fosse successo il giorno prima.

E invece sono passati quasi 8 anni. 

Ma non passa mai davvero. "La serenità e la spensieratezza ce l'hanno rubata per sempre. Al primo rumore strano, quando vedi qualcosa di diverso, non puoi che temere che capiti qualcosa. Noi siamo una famiglia unita, forte. Abbiamo reagito senza troppi drammi. Ma, ripeto, se mi dovesse ricapitare e fossi armata, sono praticamente certa che reagirei. Perché ti resta dentro anche la rabbia della volta precedente. Se hai un'arma, spari. Sapere che la tua vita è nelle mani di altre persone, non poter difendere la tua famiglia, sentirsi in colpa per averla messa in pericolo... no, non puoi pentirti, solo augurarti di non trovarti mai in quella situazione. Mi spiace tantissimo per Mario Roggero e per il fatto che fosse armato, penso solo questo". 

Quei malviventi, spiega, non sono mai stati trovati. Erano dei professionisti, lo avevano evidenziato anche gli inquirenti. Mai, in provincia, si era registrata una rapina così ben architettata. 

"Credo che nemmeno loro si aspettassero di trovare due bambine in banca. Uno dei quattro, prima di darsi alla fuga, è tornato indietro e ha detto alla mia figlia più piccola: "andiamo via, non piangere più". 

"Comunque - conclude - con loro in banca non ci sono mai più andata".

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Nota del redattore: quanto dichiarato da questa donna, che ha chiesto l'anonimato per lei e le figlie, è un personale punto di vista sulla vicenda e non vuole in alcun modo rappresentare una presa di posizione rispetto ai fatti e tantomeno alla sentenza di condanna, confermata in appello e prossima al pronunciamento della Cassazione.