Quel 28 aprile 2021 lo ricordo molto bene. Ero impegnato negli ultimi preparativi per Alba Capitale della cultura d’impresa, al via il 7 maggio di quell’anno, quando rimbalzò la notizia della rapina alla gioielleria Roggero con l’uccisione di due rapinatori, nel centro di Gallo Grinzane, a due passi da Alba.
Una notizia sconvolgente che avrebbe monopolizzato per settimane i giornali dividendo la popolazione tra innocentisti e colpevolisti.
Se c’è una cosa che mai sono stato capace di fare è vedere le cose in modo netto, o bianco o nero. Mi accorgo di essere una mosca bianca in un’epoca in cui o si ama o si odia, o si sostiene o si è contro, o si è amici o si è nemici.
Io non ci riesco, io mi perdo nelle sfumature, cerco di studiare, di capire, di analizzare, di non dare giudizi affrettati. Per questo scrivo la prima volta del caso Roggero dopo oltre cinque anni, perché questa vicenda meritava un’analisi profonda.
Se, comunque, vi aspettate che io esca con giudizi netti, rimarrete delusi, perché così non sarà.
In questo caso, poi non è nemmeno chiaro chi sia la vittima, lo è sicuramente Roggero, una persona per bene, un lavoratore, che ha subito rapine, in modo particolare una, violenta, crudele, perpetrata da criminali senza scrupoli. Una rapina che ha cambiato quell’uomo mite, che lo ha spinto ad armarsi covando nella cenere la vendetta.
Nessuno può nemmeno immaginare cosa abbia vissuto questo uomo, cosa abbia provato per anni nel rivivere le immagini dei suoi famigliari seviziati da criminali. Lo sa solo lui.
Sono vittime anche Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli i due rapinatori uccisi in mezzo alla strada dal gioielliere in un impeto di ira. “Se fossero rimasti a casa invece di fare una rapina sarebbero ancora vivi”, è quello che si obietta nei bar, è vero, ma il tema non è cosa pensa l’uomo del bar o cosa pensa Marcello Pasquero, il tema è cosa debba fare lo Stato.
Lo Stato, appunto, chiamato tra pochi giorni all’estremo giudizio, quello della corte di Cassazione, non può lasciar passare il messaggio che si possa uscire in strada, freddare due persone e ritornarsene a casa rimanendo impuniti. Questo equivarrebbe a tollerare la pena di morte in un paese, l’Italia, che l’ha abolita da tempo.
Quello che spero io non è quello che deve fare lo Stato che non può lasciar correre un duplice omicidio.
Quello che spero io è che la sentenza possa essere più clemente, che Roggero non debba entrare in carcere, questi cinque anni in cui la sua vita e quella della sua famiglia sono state stravolte sono una pena grande se servirà a qualcosa.
Ecco, veniamo al punto, perché pur volendo stare dalla parte di quest’uomo che immaginava un’età della pensione diversa per sé e per i suoi cari, una colpa gliela faccio come Marcello Pasquero.
Ho letto gli atti, ho guardato i video, ho cercato in Mario Roggero un pentimento che mai ho trovato. Ha chiesto aiuto per sé, ha chiesto di essere assolto, di trovare clemenza. Vorrei sentirlo una volta dire che è pentito di quello che ha fatto, che se tornasse indietro non inseguirebbe quei rapinatori e non li giustizierebbe in mezzo alla strada. Solo questo.
Da cristiano, da uomo che difende la vita, ogni vita, persino quelle spese nel modo peggiore, mi basterebbe questo, sentire che questi 5 anni di sofferenza siano serviti a qualcosa, a lanciare un messaggio anche verso la politica che ha pensato di sfruttare l’immagine di Mario Roggero o a Cruciani che lo ha eretto a simbolo e mito.
In carcere però non rischiano di finire Cruciani o politicanti da strapazzo, rischia di finirci Mario Roggero, solo lui.
Per quello che può contare, a me basterebbe questo per perdonarlo, un sincero pentimento, perché due vite sono finite improvvisamente, ma anche la sua, da quel 28 aprile 2021, è stata profondamente stravolta.
Per cosa poi? Per dei gioielli assicurati? Per dei soldi che si possono guadagnare nuovamente? Valevano 5 anni di vita e il peso di due vite sulla coscienza? A mio parere no.















