Nessuno vuole chiudere il pronto soccorso dell’ospedale di Fossano, semplicemente sarà accompagnato verso una “morte dolce”, una specie di eutanasia. L’ultimo atto di questa agonia che dura da anni - tra informazioni contrastanti, reparti ridimensionati e carenza di personale - è stato portato a termine qualche settimana fa, con la richiesta da parte del direttore provinciale del 118 – Mario Raviolo – di togliere i medici che attualmente fanno i turni per garantire il servizio d’urgenza.
Non si chiude quindi la struttura ma si fa in modo di non offrire più quei servizi e quell’assistenza sanitaria che costituiscono il cuore pulsante del pronto soccorso, anzi la sua stessa ragione di esistere.
“La richiesta è stata inoltrata all’amministrazione sanitaria – chiarisce il commissario dell’Asl Cn1 e Asl Cn2 Giovanni Monchiero – ma spero che questo non porti alla chiusura del pronto soccorso fossanese. Il responsabile provinciale del 118 ha giustificato la sua richiesta, da mettere in atto tra qualche mese, per una carenza di personale”.
“Non spetta a me dire se l’attività sarà soppressa – precisa il dottor Monchiero - toccherà al nuovo direttore generale affrontare il problema e cercare la soluzione più opportuna per pazienti, medici e territorio”.
In effetti la nuova nomina dovrebbe essere ufficializzata proprio tra maggio e giugno: sarà quindi il neo responsabile ad affrontare questa gatta da pelare.
Anche se in realtà i cittadini che gravitano sull’ospedale fossanese sembrano ormai rassegnati e già da tempo si rivolgono ad altre strutture. Scelta tra l’altro obbligata nelle ore notturne quando l’attività è stata soppressa già da diversi anni.
I passaggi al pronto soccorso della città degli Acaja si fermano ad otto pazienti al giorno: pochissimi. Soprattutto se si considera che la grande maggioranza delle accettazioni sono da “bollino verde”, ossia non gravi. Si tratta di casi che potrebbero essere assistiti in maniera ottimale anche dal medico di famiglia. La strada sembra quindi essere tracciata e termina nella soppressione del pronto soccorso, nonostante la garanzia del servizio sia stata uno dei cavalli di battaglia dell’amministrazione Balocco.
In effetti è vero: la struttura resta aperta ma i malati non troveranno più i medici e quindi saranno costretti a trovare altre soluzioni per le loro esigenze di salute.