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Attualità | 23 maggio 2022, 07:55

In archivio la festa di Santa Rita nella chiesa dei Fratini di Bra

Grande partecipazione alle celebrazioni di domenica 22 maggio in onore della “Santa delle cause impossibili”

Un momento della celebrazione per la festa di Santa Cascia

Un momento della celebrazione per la festa di Santa Cascia

Domenica 22 maggio la Chiesa ha fatto memoria di Santa Rita da Cascia, invocata come Santa delle ‘cause impossibili’, perché si ricorre alla sua intercessione nei casi che sembrano disperati.

A Bra, la devozione a Santa Rita è particolarmente sentita nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, sulla Rocca. La cura del convento è affidata alla comunità dei Frati Cappuccini. Nel giorno della festa sono state celebrate più Messe, con fra Oreste che ha ricordato come Santa Rita fosse rimasta saldamente unita a Cristo in tutte le varie fasi della sua vita in cui è stata donna, sposa, madre e religiosa.

Come le rose hanno radici ben piantate a terra, anche noi dobbiamo restare uniti a Dio, accettando con fede e senso di amore quelle spine che la vita inevitabilmente ci presenta”, così fra Oreste si è rivolto ai tanti i fedeli intervenuti all’appuntamento, culminato con la preghiera di supplica e la benedizione delle rose.

La tradizione racconta che, poco prima di morire, immobilizzata a letto, Rita abbia chiesto ad una cugina, che era andata a trovarla, di portarle una rosa e due fichi dall’orto della casa paterna. Era inverno, la temperatura era rigidissima e la neve copriva ogni cosa. Sua cugina tornò a casa convinta che il desiderio di Rita fosse ispirato dal delirio della malattia, ma ecco spuntare tra la neve una bellissima rosa, appena sbocciata, e due fichi. Li colse, li portò a Rita, e così nacque l’usanza di festeggiare la Santa con migliaia di rose, donate ogni anno dai fedeli in tutte le città che ospitano un santuario a lei dedicato.

Ancora oggi si dice che, ogni qualvolta Rita interceda per un miracolo, il suo corpo, conservato all’interno della Basilica di Santa Rita da Cascia, emani profumo di rosa.

Come ci ricorda Wikipedia, Margherita Lotti era il vero nome della Santa che nacque a Roccaporena (Perugia) nel 1381. Secondo le cronache era figlia unica e fin dall’adolescenza desiderò consacrarsi a Dio ma, per le insistenze dei genitori, fu data in sposa ad un giovane di buona volontà, ma di carattere violento.

Dopo l’assassinio del marito e la morte dei due figli, ebbe molto a soffrire per l’odio dei parenti che, con fortezza cristiana, riuscì a riappacificare. Vedova e sola, in pace con tutti, fu accolta nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena in Cascia.

Visse per quarant’anni anni nell’umiltà e nella carità, nella preghiera e nella penitenza. Negli ultimi quindici anni della sua vita, portò sulla fronte il segno della sua profonda unione con Gesù crocifisso. Morì il 22 maggio 1457. Invocata come taumaturga di grazie, il suo corpo si venera nel santuario di Cascia, meta di continui pellegrinaggi.

Beatificata da Urbano VIII nel 1627, venne canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII. Donna del dialogo e della riconciliazione, la Santa è stata donna, sposa, madre, vedova, monaca e insieme modello di vita più che mai valido anche oggi. “Le donne, sul suo esempio - ha detto papa Francesco - possano manifestare il medesimo entusiasmo di vita e, al contempo, essere capaci dello stesso amore che ella riservò a tutti incondizionatamente”.

Silvia Gullino

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