Il consigliere Carmine Bonino, all’ultimo consiglio comunale di Savigliano del 23 aprile, ha presentato una mozione per annullare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini (http://www.targatocn.it/2012/04/25/sommario/saviglianese/legginotizia/argomenti/politica/articolo/savigliano-carmine-bonino-revoca-la-mozione-sulla-cancellazione-della-cittadinanza-onoraria-a-musso.html). Tante le polemiche emerse in consiglio che hanno costretto Bonino a ritirare la mozione. Da destra a sinistra, è scaturita la convinzione che tale azione avrebbe avviato un’attività di pulizia dei personaggi non graditi dalle strade e piazze del paese.
Fulvio D’Alessandro, “compare” politico di Bonino, ha inviato al nostro direttore una lettera nella quale scrive: “Bonino ci chiede oggi di ritirare la cittadinanza onoraria a due notissimi fascisti. Bene, magari domani ci proporrà di dedicare una via della nostra città al giornalista cuneese Giorgio Bocca salvo poi ripensarci perché Giorgio Bocca aderì al fascismo, firmando addirittura il “Manifesto della razza”. Fece di più scagliandosi contro gli ebrei sul settimanale della federazione fascista di Cuneo.”
Giorgia Bocca, giornalista de La Repubblica e partigiano, può essere affiliato a Benito Mussolini? Secondo alcuni esponenti politici cittadini, come Giacomo Daniele (PD) e Luca Grindatto (Città Futura), non è opportuno cadere in facili parificazioni.
Noi abbiamo interpellato Livio Berardo, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza della Provincia di Cuneo, al fine di conoscere le sue opinioni in merito a quanto accaduto a Savigliano. “La cittadinanza onoraria - ha asserito Berardo - concessa a Mussolini dal comune di Roma, seguito a ruota da centinaia di altri comuni fra cui Savigliano, Racconigi, Saluzzo, etc., fu un gesto vile e irresponsabile, perché veniva dopo le elezioni di fine marzo 1924, la cui illegalità (violenze, brogli) era sotto gli occhi di tutti. La sua denuncia costerà la vita a Giacomo Matteotti. Più che revocare una cittadinanza senza valore e decaduta con la morte del soggetto beneficiario, varrebbe la pena ricordare i comuni che non deliberarono la cittadinanza onoraria (Alba, Cuneo, Mondovì) e che soprattutto qualche settimana dopo mandarono telegrammi di condanna per l’assassinio di Matteotti o i consiglieri che invano chiesero che ciò fosse fatto (Paolo Lombardo a Saluzzo). Mettere assieme il conte Galateri e Giorgio Bocca non ha molto senso. Il primo era uomo maturo, pienamente responsabile delle due scelte, il secondo uno studente-allievo ufficiale allevato nel culto del littorio e del Duce, spinto a ricredersi l’8 settembre del ’43 dalle argomentazioni di Detto Dalmastro e Duccio Galimberti”.