Click sulla Psicologia - 17 ottobre 2018, 10:00

Non dimenticano le mamme, non dimenticano mai

La donna che ha perso il suo bambino lo custodisce al sicuro nel suo cuore, come una parte di lei della sua vita e della donna che è diventata

Foto generica

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Ottobre è il mese della consapevolezza sulla morte infantile e sulla perdita in gravidanza.

Il 15 ottobre si è stati tutti invitati a ricordare insieme alle mamme questo grande dolore. È in questa data, infatti, che si celebra la Giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale.

Una giornata speciale perché porta l’attenzione su una perdita che troppo spesso viene minimizzata e quasi banalizzata.

Sì, perché di fronte a una donna che racconta di aver perso un bimbo nell’attesa, le frasi che più spesso vengono pronunciate, seppure con le migliori intenzioni, dimostrano chiaramente quanto questo dolore non venga compreso.

“Be’, in fondo era l'inizio”. “È la selezione naturale”. “Sei giovane, ne avrai altri”. “È statistica”.

Come si sente una donna che sta piangendo il suo bambino? Si sente sola, a portare tutto il peso di un evento traumatico e di un dolore che l’ha colpita, laddove si aspettava la gioia, in un momento della vita ricco di promesse, di speranze e felicità.

Chi le è vicino come il compagno, i famigliari e le amicizie, nessuno può capire il SUO dolore in quel momento.

Una gravidanza che si interrompe è un sogno che si infrange, sono aspettative, fantasie e momenti che non si realizzeranno. Potrà esserci un altro sogno, ma è prima di tutto un' attesa interrotta.

Il 15 ottobre si è invitati a comprendere e riconoscere che questo è un vero lutto e che non si può lasciare sola una donna che sta piangendo il suo bambino.

È importante stare accanto a chi soffre, nella misura del bisogno che ogni donna può aver in quel momento, con una carezza, pronti all’ascolto, con il cuore aperto e una sincera empatia. Senza affrettare i tempi, poiché è importante non spingere la donna a lasciarsi questa esperienza alle spalle. Verrà il tempo di tornare a sorridere, progettare, pensare al futuro, ma prima c’è un lutto da rielaborare e il dolore va vissuto e per quanto sia difficile non lo si può ignorare.

Le emozioni più frequenti provate dopo un’esperienza di lutto prenatale  sono il senso di colpa e la vergogna che possono indurre le coppie a non cercare conforto negli altri e a provare ancora più solitudine e smarrimento.

La morte di un bambino durante la gravidanza (lutto prenatale) o subito dopo la nascita (lutto perinatale) è un’esperienza traumatica di grave entità che può determinare nella coppia un alto rischio di insorgenza di lutto complicato.

Nel “dopo” i genitori vivono un’esperienza di rottura del percorso genitoriale poiché viene meno l’oggetto d’amore fantasticato così già profondamente radicato nel loro vissuto. L’età del bambino non ha quindi alcuna importanza per stabilire l’entità della perdita, ma la differenza sta nell’instaurarsi della relazione di attaccamento che inizia molto prima della nascita del bambino, poichè le madri non vivono solo l’esperienza del lutto, ma anche una profonda ferita esistenziale con un rimuginio di tipo depressivo e di colpa.

Solo quando il tempo avrà alleviato anche questo grande dolore, resterà per sempre il ricordo. Perché un bimbo perso, non è perso per la sua mamma.

La donna che ha perso il suo lo custodisce al sicuro nel suo cuore, come una parte di lei della sua vita e della donna che è diventata.

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Ernestina Fiore

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