Agricoltura - 15 febbraio 2019, 17:46

Da Coumboscuro la solidarietà ai pastori sardi: "Ci sentiamo vicini a voi nella vostra coraggiosa battaglia"

Anna gestisce, assieme alla famiglia, un'azienda agricola dove si allevano pecore sambucane e si coltivano patate, mele, erbe e canapa sativa. "Se contiamo le ore di lavoro il nostro guadagno non arriva a 50 centesimi l'ora", ci dice

Un'immagine della protesta in Sardegna

Un'immagine della protesta in Sardegna

Negli ultimi giorni si è tanto parlato dei pastori sardi e della loro protesta, culminata con lo sversamento del latte in strada, da giorni.

Ma non sono gli unici pastori ad essere in quella situazione. E la solidarietà arriva anche dalla Granda. A scriverci è Anna Arneodo, insegnante di Coumboscuro. Gestisce una piccola azienda agricola famigliare, dove sono impiegati anche 3 figli che lavorano mentre portano avanti gli studi all’università.

In questa azienda si allevano pecore sambucane (una cinquantina), si coltivano patate, mele, erbe officinali, canapa sativa.

"Ci sentiamo vicini ai pastori sardi, perché, come loro, anche noi siamo schiacciati dalla burocrazia, dagli ingranaggi più grandi di noi, dipendiamo dal mercato, dalla concorrenza estera e negli ultimi dieci anni siamo anche perseguitati dai lupi", ci dice Anna. 

Anna ha voluto scrivere una lettera rivolgendosi direttamente ai pastori sardi ed esprimendo loro totale solidarietà.

"Siamo pastori, anche noi, qui tra le montagne del Piemonte, e ci sentiamo vicini a voi, pastori di Sardegna: allevare pecore, fare i pastori è ormai un mestiere della miseria. Il prezzo del latte di pecora è vergognoso, ma il prezzo degli agnelli è lo è ancora di più: abbiamo le stalle piene di agnelli che non si vendono, perché arriva la carne pronta dall’estero a prezzi ridicoli; la lana non si vende più: l’ultimo lavaggio in nord Italia ha chiuso l’anno scorso, la lana vecchia è ancora tutta nelle bisacce e dopo due mesi “sarebbe” rifiuto speciale! Se contiamo le ore di lavoro con i nostri animali non guadagniamo 50 centesimi all’ora (e poi si parla di sfruttamento, di lavoro nero con gli immigrati!); ma noi siamo ricchi: possediamo stalle, fienili, prati, pascoli, trattori… e allora dobbiamo pagare le tasse, tutte, tante…

Ma lo sanno i nostri politici, i nostri rappresentanti di categoria, i nostri amministratori, gli infiniti enti che si occupano di agricoltura, biodiversità, montagna, benessere animale, ecologia… che le nostre pecore mangiano anche quando il latte non è pagato il giusto, quando gli agnelli rimangono in stalla perché nessuno li compra, quando la lana è un rifiuto speciale? Da voi non c’è ancora, ma da noi è tornato (chissà come!) il lupo, che ha il diritto di uccidere le nostre pecore: il lupo è protetto, ma le pecore e i pastori non sono protetti! Non chiediamo contributi, rimborsi e altre elemosine: chiediamo il giusto prezzo per il nostro lavoro, le nostre fatiche, i nostri animali, il latte, la carne, la lana. Noi pastori e montanari delle valli del Piemonte e di tutto l’arco alpino siamo con i pastori della Sardegna, vicino a loro nella coraggiosa battaglia di questi giorni e di ogni giorno. Perché - in questa nostra società - per continuare a fare il pastore ci vuole tanta tanta passione e coraggio. “Il buon pastore dà la vita per le sue pecore”. Ma i politici non sono mai buoni pastori…"

Barbara Simonelli

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