Il seminario di Cherasco, organizzato da EnergEtica Onlus - Distretto Agronergetico Italia Nord Ovest, ha messo a confronto due vie alternative per la produzione di energie rinnovabili in ambito agricolo: la digestione anaerobica, per le biomasse umide e gli effluenti zootecnici e le tecnologie di tipo termico, come la combustione diretta o la gassificazione.
Il patrimonio forestale piemontese, in assoluto il maggiore in Italia per dimensioni potenziali, è oggi sfruttato al minimo delle sue possibilità, pur rappresentando un valore di 3 milioni di tonnellate annue, riferite non già al patrimonio totale, ma alla disponibilità gestita in modo sostenibile. La foresta, per lo più abbandonata a se stessa, secondo i processi naturali, si sviluppa, decade e marcisce, emettendo gas serra (anidride carbonica e metano), senza avere ceduto il suo potenziale di energia. Oggi, in Piemonte, lo sfruttamento della risorsa forestale è appena un decimo di quello della fine dell’800, quando sulle montagne prosperava un’economia da secoli legata alla filiera del legno. Le presentazioni sulle biomasse hanno messo in luce i molteplici vantaggi economici e ambientali dell’utilizzo energetico del legno, in primo luogo, per riscaldamento, ma anche per la produzione di energia elettrica, ottenuta in percentuali variabili rispetto all’energia potenziale, in relazione al tipo di tecnologia scelta ed alla destinazione d’uso possibile.
Al termine del convegno è stato visitato un impianto di riscaldamento a biomasse, con tutti i più avanzati dispositivi per risparmio ed efficienza energetici, presso la ditta Monchiero, di Pollenzo, la cui bolletta energetica, per la climatizzazione dell’intero capannone, equivale a quella di una villetta.
Per il biogas, sono stati esaminate due vie, oggi sono del tutto separate, ma che un domani potrebbero ravvicinarsi: da una parte, gli impianti agricoli, alimentati con liquami e coltivazioni energetiche e gli impianti alimentati totalmente a rifiuti. Per il massimo della redditività degli impianti agricoli, è essenziale l’attenzione, da parte dell’agricoltore, per la qualità della materia vegetale utilizzata e della trincea di insilaggio: un cattivo stoccaggio rischia infatti di disperdere una parte importante del reddito potenziale. Dall’altra parte, gli impianti di biogas alimentati con sole biomasse di scarto, frazione organica dei rifiuti solidi urbani con separazione di buona qualità e sottoprodotti alimentari di varia origine. Questi impianti richiedono diverse fasi di vaglio e separazione delle componenti non fermentescibili, trattamenti di igienizzazione e, a fine ciclo, di compostaggio del digestato, ma offrono importanti vantaggi ambientali ed economici, derivanti dall’impiego di materie prime di rifiuto. Un importante aspetto presentato nel seminario è stata una nuova tecnologia di elettrocompostaggio sia per liquami zootecnici tal quali, sia per digestati con forti carichi di azoto.
Tutte le presentazioni del seminario possono essere scaricate sul sito www.agroenergia.eu, previa registrazione.





