Riceviamo e pubblichiamo
Il negozio di vicinato non è più appetibile. Non lo è perché non onnicomprensivo, come i mega centri commerciali che ingombrano le periferie delle nostre città; non lo è perché, dovendo fare i conti con una concorrenza spietata, può tenere bassi i prezzi ma non oltre una certa soglia. Non lo è perché si discosta radicalmente da quello che ormai è il messaggio pubblicitario che da anni inquina la mente del cittadino, incalzato dal ritmo frenetico e convinto della bontà di trascorrere interi fine settimana all'interno di uno scatolone in calcestruzzo che tiene al riparo lui e la sua famiglia dalla fatica di un gita in montagna, piuttosto che dai pericoli di una passeggiata al parco.
Leggiamo oggi sui giornali piemontesi che l'amministrazione regionale andrà presto a discutere sull'ennesimo centro commerciale: 6000 metri quadrati a Savigliano, sulla cui originaria concessione si assiste al solito rimpallo di responsabilità tra Giunta ed ex Giunta. Dalla cronaca astigiana un segnale invece preoccupante, che rappresenta bene la realtà anche di altri capoluoghi piemontesi: 166 serrande si sono abbassate definitivamente solo nell'ultimo anno, per un totale di 350 posti di lavoro persi.
Il MoVimento 5 Stelle auspica una riflessione generale da parte di chi amministra la Regione che prevede nero su bianco nel proprio programma “...Inoltre sarà sostenuto il commercio di prossimità, realmente capillare,senza il quale la città smette di vivere, poiché si riduce il benessere dei residenti ma anche il valore degli immobili di tutti i proprietari...”. Sarebbe una buona occasione per metterlo in pratica.
Fabrizio Biolè - MoVimento 5 Stelle Piemonte




