Nell'aprile scorso Gianna Gancia intervenne in modo molto diretto e da più parti apprezzato, in particolar modo dai Radicali Italiani, sul tema della famigerata "pillola abortiva", la RU 486. La Gancia dichiarò: “Da donna e da madre ma, in ultima istanza, da cittadina non condivido i toni ed i termini di una polemica che rischia di farci tornare indietro di trent'anni. Nessuno, credo, rimpiange il flagello immondo dell'aborto clandestino. Si lasci la possibilità ai medici e alle donne di decidere in scienza e coscienza, rispetto ad alternative che sono sempre drammatiche”.
Non era un'esternazione fine a se stessa, ma una "tirata d'orecchi", poi in parte ritrattata, al suo compagno di partito, nonché, all'epoca, novello presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota che, con Luca Zaia, anche lui leghista doc neo eletto alla guida del Veneto, dichiarò: "La pillola abortiva potrà marcire nei magazzini".
Ma veniamo a quanto dichiarato oggi sempre dalla presidente Gancia. Una frase che appare non del tutto casuale, alla luce di un dibattito che, da settimane, tiene banco tra gli scranni della Regione. Quello sulla legge 194/78 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Nel rispetto di un punto del programma elettorale di Cota in materia di sostegno alla vita, circa un mese fa è stata pubblicata una delibera adottata dalla giunta che introduce nei consultori pubblici piemontesi la presenza di volontari dei movimenti per la vita. Si tratta dell'"Approvazione del Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l'interruzione volontaria di gravidanza".
Il quotidiano La Repubblica, dalle pagine torinesi, ha di recente raccontato la drammatica esperienza di una donna che, recatasi in ospedale per un'interruzione di gravidanza, venne aggredita proprio dai membri di una di queste associazioni, che le diedero dell'assassina. La preoccupazione di chi si oppone a questa delibera della giunta, osteggiata anche da molti membri del Pdl stesso, per lo più di estrazione liberale, è proprio che si scatenino atti di estremismo e integralismo, violando un diritto della donna. La difesa della vita è un valore, e su questo nessuno ha mai avuto il coraggio di esprimere parere contrario, ma lo è anche la volontà della donna, che ha il sacrosanto diritto di autodeterminarsi.
La questione, insomma, è piuttosto complessa e non mancherà di suscitare ulteriore dibattito. Gli spunti per intervenire sono tanti. Ci preme solo riportare le parole pronunciate dalla presidente Gianna Gancia, leghista, donna e madre. L'occasione, la presenza, nel palazzo della Provincia, della nota attivista afghana Suraya Pakza, che ha parlato della drammatica condizione delle donne della sua terra, prive di ogni diritto al punto tale che scelgono il suicidio pur di non sottostare alle condizioni che vengono loro imposte. Ovviamente da uomini. Ebbene, la Gancia ha dichiarato: “Suraya ci ha ricordato che sua madre e le donne di una generazione precedente alla sua avevano, in Afghanistan, una maggiore libertà delle contemporanee. Un'affermazione che mi ha profondamente colpita. In Italia abbiamo dei diritti acquisiti, come l'aborto e il divorzio, manteniamo alto il livello di guardia, facciamo in modo che nessun integralismo possa cancellarli”. E non sembra un'esternazione casuale.




