Politica - 22 novembre 2010, 16:15

Sull'assessore al Bilancio in Provincia il PD prima chiede un Consiglio aperto, poi ci ripensa

Mino Taricco: "Ci risulta sia andato in commissione bilancio il vice presidente. È una vera assunzione di deleghe questa?". La Gancia: "Lo faccio io con la collaborazione di Rossetto"

Sull'assessore al Bilancio in Provincia il PD prima chiede un Consiglio aperto, poi ci ripensa

Il Pd prima chiede un Consiglio provinciale aperto a seguito della riunione consiliare di lunedì 22 novembre, ore 14, poi nel corso della stessa fa un passo indietro. La questione sulla quale il Partito Democratico comunque intende tornare è la mancanza di assessore al Bilancio, carenza non chiara agli esponenti del maggior partito della coalizione di centrosinistra e un fatto che si ripercuoterebbe anche sull’eterna questione delle commissioni consiliari e delle decisioni che in esse verrebbero prese senza confronto. Tutte queste le rivendicazioni del Pd tramite Mino Taricco: “Nella scorsa assemblea avevamo chiesto alla presidente delucidizioni sulle deleghe a bilancio. Siamo senza assessore, la Gancia aveva deciso di trattenere per sè le deleghe. Ci risulta che stamattina sia andato in commissione bilancio il vice presidente. È una vera assunzione di deleghe questa? In questo momento servirebbe un assessore. Inoltro abbiamo letto che sarebbe stata assunta la decisione, in giunta, di ridurre il personale (da 7 a 3 direttori), alla presenza dell’ex assessore Delfino. Sono questioni serie?”.

La presidente della Provincia, Gianna Gancia, senza esitazioni, ha risposto: “Quella di sabato era una riunione interna, non una giunta vera e propria. Abbiamo ritenuto opportuno fare un incontro tra i 10 assessori, più Delfino, per discutere tra noi di varie situazioni. Per il Bilancio ho intenzione di soprassedere e lo tengo per me, avvalendomi di collaborazione del vicepresidente come faccio già per altre situazioni. Noi abbiamo presentato le nostre intenzioni, non abbiamo preso decisioni. Se l’impostazione ci trova d’accordo, avendo io vinto, ritengo di avere il mandato a governare. Eravamo concordi su un certo progetto, l’intento è di proseguire su questa linea”.

Sono seguite le minacce di Mino Taricco di abbandonare l’aula, cosa poi non avvenuta. “Ci prendete per i fondelli, mi alzo e me ne vado” (ore 14.59). Pier Paolo Varrone (PD) dal canto suo ha risposto alla presidente: “Governare non è comandare. Non può essere chiusa un’istanza dicendo 'ho vinto con la mia maggioranza e faccio quello che voglio'. Abbiamo sottoposto delle argomentazioni, la risposta non è 'facciamo quello che ci pare'”.

Il confronto è proseguito sulla falsariga di consigli precedenti in merito all’impegno dei consiglieri nel partecipare alle commissioni con scambi d’accuse reciproci. Inoltre, il capogruppo Lega Nord Paolo Demarchi ha divagato su un volantino del Pd che ha usato immagini dell’alluvione del Veneto: “Sono sdegnato per la demagogia politica fatta da PD su Veneto. Le catastrofi naturali non vanno confuse con la crisi politica. Chi l’ha ideata deve fare esame di coscienza”.

Fabio Di Stefano (IdV) alle 15.15, davanti ad un folto pubblico di studenti ricorda: “Non abbiamo ancora iniziato a lavorare. Da tre mesi ho un’interrogazione sullo sportello che forse nemmeno a Natale discuteremo. Sono anche d’accordo con De Marchi, queste locandine non vanno bene”. Vicenda sulla quale ha chiuso Mino Taricco: “Se portiamo tutte le locandine potremmo farne degli stuoli per terra, ce ne sono di peggiori che circolano”.

Sollecitata da ancora da Taricco, Gianna Gancia ha aggiunto: “Noi non ci siamo mai sottratti al confronto e continueremo a farlo anche nelle sedi opportune, quindi ci prendiamo l’impegno di illustrare il tema dell’organico in commissione dove viene portato per conoscenza”. Infine Giuseppe Rossetto, vicepresidente della Provincia: “L’anomalia verificatasi è legata all’uscita su un quotidiano di un trafiletto che dà per scontato, come se si fosse deciso tutto. Si sta maturando un orientamento, poi la giunta assumerà le decisioni. Nessuno di noi si vuole sottrarre ad un confronto”.

Francesca Aimo

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