Al Direttore - 03 dicembre 2010, 10:00

"Sono stato una vittima del mobbing, ma il giudice non mi ha creduto"

Ci scrive un lettore che intende rendere pubblica la sua esperienza nel mondo del lavoro

"Sono stato una vittima del mobbing, ma il giudice non mi ha creduto"

Gentile Direttore,

le scrivo questa lettera, chiedendole di pubblicarla, perché vorrei portare i lettori a conoscenza di quanto ho passato in questi ultimi cinque anni e sto provando, condividere con qualcuno la mia angoscia per le ingiustizie subite. Ho 44 anni, con invalidità certificata (deficit visivo grave, dell'80%). Sono stato assunto nel gennaio 2004 da una ditta caragliese con mansioni di operaio. Dopo un primo periodo sereno (circa otto mesi), l’ambiente lavorativo mi è diventato sempre più ostile: dalle prime derisioni si è passati a minacce e poi ad aggressioni. Ho fatto notare gli episodi ai datori di lavoro e ai rappresentanti sindacali, ma invano.. e dopo circa due anni mi sono licenziato, disperato.

Nel 2007 ho intentato una causa per mobbing presso il Tribunale di Cuneo. Assistito da un avvocato, ho esibito prove (tra cui un biglietto ingiurioso e minatorio anonimo (rinvenuto nel mio armadietto dello spogliatoio “Devi sparire e morire bastardo”), la testimonianza di un ex compagno di lavoro relativa a maltrattamenti e insulti, la deposizione di mia madre circa le mie peggiorate condizioni di salute, ben convalidata sia da referti medici sia dalla testimonianza del medico di famiglia, anch'egli convocato dal giudice), risultate però vane o insufficienti per il giudice che, il 17 novembre scorso, ha respinto la mia richiesta di risarcimento danni, e mii ha imposto il pagamento delle spese processuali (oltre 4.000 euro da versare alla controparte, oltre, ovviamente, la parcella al mio avvocato).

Non è infatti bastata la relazione conclusiva dettagliata (recante anche citazioni di precedenti sentenze e di articoli di legge) redatta dal mio legale in risposta a quella presentata dal collega della controparte. Sono amareggiato, deluso, arrabbiato... Vorrei che il rispetto dei diritti di ognuno di noi venisse garantito da chi, amministrando la giustizia, è preposto a tale compito. Vorrei tanto poter continuare (o ricominciare) a credere che la Costituzione Italiana non sia solo un freddo elenco di articoli, ma in questo momento non ci riesco.

A.R. - Caraglio

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