Attualità - 04 febbraio 2011, 15:00

Riforma della Sanità: da Bra arriva una netta bocciatura

Il primo cittadino Sibille: "Partita tutt’altro che chiusa, tematica che va seguita a livello regionale"

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

Durante l’ultima riunione consiliare cittadina di lunedì scorso tutto il consiglio comunale all’unanimità ha voluto mandare un messaggio di dissenso alla giunta regionale sulla riforma sanitaria, esprimendo un riconoscimento al valore dell'esperienza dell'Asl Cn2 di Alba-Bra, caratterizzata da una forte identità sfociata nel progetto dell'ospedale unico di Verduno, caso unico in Italia di programmazione e razionalizzazione sanitaria partite dal basso e non imposte in modo dirigistico.

Nell’incontro di ieri sera, organizzato dal Pd regionale, il no alla riforma sanitaria è stato ribadito in maniera seria e decisa, sia dai componenti politici che dai cittadini presenti in sala. “Noi siamo favorevoli ad una riforma del sistema sanitario – interviene Mino Taricco, consigliere regionale del Pd – ma chiediamo di rallentare i tempi, non per menare il torrone, ma per discutere con il territorio e prendere le giuste decisioni. Inoltre mantenere le due Asl divise su questo territorio non è una scelta di bandiera – conclude – ma la migliore scelta che si possa fare in termini economici”.

All’intervento di Taricco fa eco quello del primo cittadino braidese Bruna Sibille. I sindaci dei comuni rientranti nella nostra asl si sono riuniti molte volte in questi mesi – interviene Sibille – manifestando sempre malumore e critiche per la riforma sanitaria che la giunta regionale voleva intraprendere. L’accorpamento delle due asl toglie autonomia ad un territorio che ha fatto scelte molto importanti come l’ospedale unico di Verduno e  penalizza inoltre una realtà che è ad alta efficienza e che da ottimi servizi. Questo porterebbe una struttura con un territorio che va da Govone all’Argentera, troppo esteso e difficile da gestire anche per il migliore dei manager. Il nuovo ospedale di Verduno non sarebbe più il nostro ospedale, struttura in cui molti credono e dove molti hanno contribuito finanziariamente  – continua il primo cittadino – ma cadrebbe sotto la gestione di cuneo. Noi sindaci di Bra e Alba abbiamo chiesto più di 40 giorni fa un incontro con il presidente Cota, in maniera da poter parlare seriamente delle peculiarità della sanità del nostro territorio, ma a tuttora siamo ancora in attesa. Credo comunque che questa partita sia tutt’altro che chiusa – conclude Sibille – e che sia giusto che a livello regionale questa tematica vada seguita analizzando tutte le peculiarità e le caratteristiche del territorio”.

Dopo gli interventi di Taricco e Sibille si è aggiunto quello di Stefano Lepri consigliere regionale del Pd che, conoscendo più da vicino la situazione, ha spiegato in dettaglio le modifiche della nuova riforma. “Il sistema sanitario piemontese – interviene Lepri – presenta un grosso limite, ovvero una moltitudine di ospedali che cerca di offrire al paziente tutti i possibili servizi sanitari di cui possa avere bisogno, andando così ad aumentare i costi, a creare doppioni di strutture e ad avere settori ospedalieri quasi inutilizzati. La soluzione è quella di metterli in rete, creando degli hub e degli spoke, un po’ come si è fatto negli aeroporti. Gli hub sarebbero le strutture di eccellenza con servizi sanitari più specifici e di elevata assistenza, mentre gli spoke sarebbero gli ospedali minori di territorio in grado di curare il paziente sulle patologie più comuni e di individuare le situazioni di maggior gravità clinico-assistenziale da indirizzare agli hub. Su questo noi siamo anche d’accordo – continua Lepri – perché è giusto razionalizzare i servizi, creare più dialogo tra gli ospedali ed evitare doppioni e sprechi, ma non pensiamo che adottare il modello cosiddetto lombardo sia la soluzione giusta. Il sistema lombardo si fonda su molta offerta sanitaria privata da parte di fondazioni e cliniche private, cosa che qua in piemonte non esiste e inoltre vanta molto turismo sanitario, ovvero vi sono molte persone che scelgono la lombardia curarsi. In piemonte abbiamo un’ottima sanità, ma purtroppo che presenta ancora costi troppo elevati e che la regione deve sostenere. La soluzione secondo noi – conclude Lepri – è continuare sul sistema attuale, ma gestendo occulatamente il personale e le risorse, creando dialogo fra le strutturo ospedaliere, utilizzando a pieno regime le sale operatorie e le strutture ospedaliere e soprattutto evitare sprechi su farmaci e sul modus operandi, cosa che purtroppo accade oggigiorno”.

Finiti gli interventi dei rappresentanti politici si è lasciato spazio alle domande e agli interventi del folto pubblico presente in sala che si è dimostrato partecipe e preoccupato per le sorti della sanità regionale, problema che va a toccare ogni cittadino.

 

Claudio Fissore

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