Con il Consiglio “aperto” nella Comunità montana Alto Tanaro, Cebano, Monregalese, nella serata di ieri, l’Uncem ha avviato la serie di confronti sui temi legati allo sviluppo della montagna, che continueranno nei prossimi mesi in tutto il Piemonte. "C’è bisogno di proseguire la riflessione – commenta il presidente dell’Uncem Piemonte, Lido Riba – Nei territori è necessario il confronto tra gli amministratori pubblici chiamati a garantire un nuovo sviluppo delle Terre Alte. Abbiamo gli strumenti culturali, tecnici ed economici per un lavoro che è già in grado di portare benessere, crescita economica e posti di lavoro nelle vallate». L’Uncem torna sul territorio con una serie di appuntamenti, aperti non solo agli amministratori di Comunità montana e dei Comuni montani, ma anche agli operatori economici, ai soggetti che si occupano di turismo e ricettività, alle persone impegnate negli ambiti culturali e sociali, a tutti i cittadini che «credono nello sviluppo delle Terre Alte".
A Ceva erano più di cento le persone presenti nella sala consigliare della sede della Comunità montana. Un dialogo che è stato aperto dal presidente dell’ente, Giuseppe Boasso, che ha messo in luce il lavoro comune dell’Uncem Piemonte e degli amministratori nella valorizzazione delle Comunità montana e nell’impegno per una "vera politica montana, tralasciata e dimenticata da troppi soggetti istituzionali". "Questo Consiglio – ha affermato Boasso – conferma invece la nostra voglia di lavorare per il territorio in cui viviamo. La montagna ha progetti molto concreti per lo sviluppo, spesso ostacolati da una politica miope. L’assistenzialismo serve a poco. Abbiamo risorse importati e queste vanno valorizzate fino in fondo, senza che siano altri a colonizzarci e a sfruttarle".
Un “diritto allo sviluppo”, ribadito anche da Lido Riba, nell’intervento prima del dibattito con la sala; tra i presenti, i due componenti della Giunta Uncem, Fausto Mulattieri e Giorgio Ferraris, assieme a Sebastiano Massa, membro della Giunta nazionale guidata dal presidente Enrico Borghi. "Dopo un anno, il 2010, particolarmente intenso e non senza difficoltà – ha evidenziato Riba – la serata di oggi testimonia che non abbiamo smesso di vivere e lavorare per lo sviluppo del nostro territorio montano. Lo facciamo ogni giorno, non con le parole, ma con azioni concrete". Riba ha quindi spiegato gli effetti delle leggi nazionali che obbligano i Comuni ad associare i servizi. "La Comunità montana è da trent’anni un ente locale, un unione di Comuni per la gestione dei servizi associati tra i Comuni membri. Nella vostra Comunità montana, è immenso e preziosissimo il lavoro fatto con la gestione diretta del socioassistenziale e non solo – ha detto il presidente dell’Uncem – Con la Regione, in particolare con gli assessori Roberto Ravello ed Elena Maccanti che ringrazio per il grande impegno, stiamo delineando tutte le competenze, quelle che scendono dalla Regione e quelle che salgono alle Comunità montane dai Comuni. Il nostro modello organizzativo è solido, ma nessuno impedisce alcune modifiche al sistema di elezione degli organi, alla governance e alle stesse competenze. Siamo noi stessi chiamati a fare proposte, a individuare i correttivi necessari per il funzionamento dei nostri enti. L’obiettivo deve però essere netto: lo sviluppo è al centro del nostro lavoro, viene prima di tutto il resto. La solidità degli enti deve garantire l’efficace politica montana nei prossimi anni".
Riba ha ripetuto il particolare impegno sul fronte della green economy, che vede le vallate alpine e appenniniche piemontesi chiamate a lavorare su biomasse, idroelettrico, fotovoltaico ed eolico. "Per quanto riguarda le biomasse, abbiamo tutti gli strumenti amministrativi, economici, tecnici e finanziari per creare una filiera del legno collegata a una piccola centrale a biomasse di ultima generazione, con la tecnologia più avanzata, in ciascuna delle 22 Comunità montane piemontesi – ha ribadito – Una potenza tra i 200 e gli 800 chilowatt elettrici, con la Comunità montana che diventa l’attore principale nell’organizzazione di un sistema virtuoso, permette la nascita di almeno dieci posti di lavoro. Altri territori sono già partiti e si può avviare l’iter anche qui".
Sul turismo, l’obiettivo è portare in montagna gli studenti delle scuole, grazie alle mete del catalogo Uncem “A scuola di montagna”, e gli anziani. "Su ciquecentomila piemontesi ultrasessantenni – ha detto Riba – il 10 per cento coinvolto in un soggiorno turistico di una settimana in una località delle nostre Comunità montana, permetterebbe una spinta economica importantissima. Nei prossimi mesi presenteremo il catalogo delle proposte. Sono fronti nuovi, da percorrere subito. Generano posti di lavoro, in particolare per le nuove generazioni".
Riba ha presentato anche il lavoro dell’Uncem per il sistema neve, "su cui abbiamo chiesto alla Regione Piemonte una particolare attenzione per la gestione e per gli investimenti sugli impianti a fune", e per una "reale semplificazione normativa che interessi la montagna, su cui stiamo già lavorando e su cui siamo pronti a presentare al Consiglio regionale una proposta di legge capace di rispondere alle istanze della montagna piemontese". "Le parole, a maggior ragione se trasmettono critiche, ostruzionismo e un eccessivo spirito conservatore – ha evidenziato il presidente dell’Uncem Piemonte – servono a poco e contribuiscono al fallimento del sistema. Non bisogna perdere tempo. Non saranno altri a garantire concrete politiche di sviluppo per le Terre Alte. Siamo tutti i diretti protagonisti di una fase complessa della storia della montagna, ma ricca di sfide, stimoli e progetti da declinare sui nostri territori".




