Al Direttore - 22 giugno 2011, 17:44

Nessun attacco personale ad Enrico Costa nei manifesti fatti affiggere dal PD per le strade di Mondovì

Uno dei monumenti affissi in città

Uno dei monumenti affissi in città

Egregio Direttore,

i due manifesti affissi a Mondovì dal Partito Democratico, riportano la domanda di un bambino, scritta in caratteri infantili, su di una lavagna. Non contengono alcun “attacco personale”. Il bambino è quello della favola di Andersen, quello che, passando l’imperatore senza vestiti inmezzo alla gente che diceva “Quanto sono belli gli abiti nuovi dell'imperatore! Gli stanno proprio bene!”, nella sua innocenza osò dire "Ma l'imperatore è nudo!", rompendo l’incantesimo della paura e del conformismo.

Opinione politica diffusa è che Silvio Berlusconi abbia impiegato molte forze, tempo e lavoriparlamentari degli uomini della sua maggioranza per tentare di schivare con leggi ad personam i diversi processi in cui è invischiato. Strategia che tutto sommato funziona da diciassette anni, al prezzo però del sequestro di tempo ed energie di cui il Paese avrebbe avuto bisogno per sé. Una strategia che si è servita di una maggioranza compatta, composta da persone che, per portarla a compimento, hanno messo in campo il proprio voto parlamentare. Pronti a difendere l’indifendibile e sostenere l’insostenibile.

Ebbene, mentre la nave affonda e i più si guardano attorno in cerca di nuovi approdi (magari provando a dire “ma quel giorno lì io non c’ero”), abbiamo voluto dar voce al bambino della fiaba. Infatti questi anni di inerzia e di uso privato del parlamento hanno dei responsabili: gli Onorevoli che hanno votato le leggi ad personam, di cui è bene poterne riconoscere il nome e la faccia.

Il primo dei nostri manifesti si occupa del caso Ruby. I magistrati milanesi accusano Berlusconi di avere avuto rapporti sessuali a pagamento con la giovane marocchina Karima el Mahroug, detta Ruby, lo scorso anno, quando era minorenne, e di avere cercato illegittimamente di ottenerne il rilascio dalla questura di Milano, dove era stata fermata per furto, allo scopo di nascondere la sua relazione con la ragazza (reato di concussione).

Enrico Costa, l’unico deputato monregalese a Roma, capogruppo Pdl in Commissione Giustizia della Camera, il giorno 5 aprile ha votato insieme ad altri 311 per sollevare davanti alla Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione al tribunale di Milano del processo. Il testo votato sostiene che il reato di concussione sia di natura ministeriale e quindi di pertinenza del Tribunale dei Ministri. Esso però deve ottenere l’”autorizzazione a procedere” dal Parlamento (che dunque la maggioranza potrebbe negare). Ma sostenere il fatto che il reato sia“ministeriale” presuppone che telefonando in questura e dicendo che la ragazza era la nipote dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak, il premier avrebbe agito nell'esercizio delle suefunzioni di Presidente del Consiglio.

Cioè che Silvio Berlusconi, navigatissimo imprenditore e capo del governo, a quella ridicola panzana di Ruby nipote di Mubarak credesse davvero, insomma, che fosse “in buona fede”. Quel giorno il nostro segretario, Bersani, ebbe a dire che “Questa maggioranza ci mette davanti al mondo in una condizione di umiliazione e di vergogna perchè solo i disonesti non arrossiscono di fronte a delle cose così". Di quella maggioranza faceva parte il deputato espressione del nostro territorio monregalese, Enrico Costa, al quale il bambino di Andersen, dai cartelloni delle affissioni di Mondovì, adesso, candidamente, chiede: “ma ci credevi davvero ?” Tutto qui. Sta aspettando una risposta.

Nel secondo manifesto il bambino pone la sua domanda ingenua a proposito di cosa è accaduto il 13 aprile, sempre alla Camera dei Deputati. Enrico Costa, insieme ad altri 313, approva una riforma del malconcio sistema giudiziario italiano. Quella legge riduce i tempi di prescrizione per chi, incensurato, non abbia ancora subito una condanna di primo grado. Molti addetti ai lavori sostengono che l’effetto sui processi in corso sarà disastroso.

Un rapporto del Consiglio d’Europa, pochi giorni fa, ha affermato che il ''processo breve'' potrebbe mettere seriamente a rischio la lotta contro la corruzione. Quindi perché farla, suscitando oltre alle proteste plurime fuori da Montecitorio il lapidario giudizio dell’ANM: “è una sconfitta per lo Stato”? Per riformareil sistema giudiziario, dicono sorridenti dalla maggioranza. Per levare dai guai Berlusconi a danno del resto del Paese, dicono gli Italiani, che, tanto per togliere ogni dubbio, sono andati al seggio del Referendum per abrogare una legge ad personam gemella del “processo breve”, quella sul “legittimo impedimento”.

Tra i processi toccati dalla legge sul “processo breve”, infatti, c’è il processo Mills, in cui è imputato Berlusconi, che, con quella, sarebbe automaticamente estinto. Il bambino di Andersen, ancora convinto della buona fede dell’on. Enrico Costa, chiede dunque conto del perché di quel dito sul bottone del “sì”. Dietro il bambino, però, questa volta – le fiabe, si sa, sono sempre a lieto fine – si scorge la folla dei ventisette milioni di italiani che hanno votato sì al Referendum. "Ma l'imperatore è nudo!", gridano.

Il circolo PD di Mondovì

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