Il 4 novembre, in tutte le piazze d’Italia, si festeggiano le Forze Armate e si ricordano i caduti di tutte le guerre. Una giornata speciale, dunque, per tutti i combattenti che dalle guerre sono tornati sani e salvi.
Targato Cn ha incontrato, in esclusiva, Natale Giletta, classe 1922 residente a Saluzzo, che ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale sul fronte Russo. Il veterano saluzzese è tornato poco tempo fa, tramite un viaggio organizzato, sui luoghi dove ha combattuto e ci racconta le emozioni ed i ricordi di quegli attimi vissuti con il terrore di non far mai più ritorno a casa.
Natale Giletta, una gioventù difficile la sua, a vent’anni già sul fronte..
“Era il lontano 1942 quando venni chiamato alle armi per svolgere il servizio di Leva. Poi, durante i Campi Estivi di Albenga, giunse al comando l’ordine di partite per la Russia. Erano i primi di settembre e stavo partendo verso un destino oscuro”.
Immagino che le condizioni del viaggio furono a dir poco disumane
“Viaggiammo per tredici giorni consecutivi su una tradotta, tutti ammassati come acciughe, ma sapevamo che il peggio doveva ancora arrivare”.
Si sentono spesso racconti da Alpini che erano presenti sul fronte, ma lei non era un alpino, vero?
“Verissimo. Io ero un Fante e la nostra Compagnia venne unita alla Cosseria su una posizione denominata Quota 192: ormai eravamo sul fronte”.
E nel settembre di quest’anno lei ha potuto visitare nuovamente quei luoghi, ben 69 anni dopo: una decisione fortemente voluta?
“Era il sogno della mia vita tornare su quelle strade e rivedere quei posti. La mia famiglia mi ha incoraggiato ad intraprendere quest’avventura ed insieme con mia figlia siamo partiti con il viaggio organizzato”.
Lei era l’unico reduce presente nel viaggio?
“Si, tutti gli altri erano figli o nipoti di persone mai più tornate. Mi hanno spiegato che la curiosità di rivivere, seppur in tutt’altre condizioni, l’esperienza dei propri genitori o nonni li ha convinti ad andare in Russia”
Come sono cambiati i luoghi in 69 anni?
“Pochissimo e neanche le persone. Nei villaggi, davanti alle case, ci sono donne sedute e vestite come allora. Al posto delle ISBE, costruite all’epoca con fango, sterco e tetti di paglia, sorgono ora case di mattoni o legno con tetti di Eternit. Tanta terra incolta con qualche distesa a perdita d’occhio con coltivazioni di girasoli, grano e mais”.
Quali sono state le emozioni che ha provato calpestando nuovamente quella terra?
“Abbiamo ripercorso dei tratti a piedi per ‘partecipare idealmente alla ritirata dei giovani di un esercito sconfitto e dimezzato’. Davanti ai miei occhi ho rivisto scorrere tutti i momenti passati in queste terra da soldato: tanta neve, le temperature che si aggiravano sui 35-38 gradi sotto zero e noi che, sfiniti dopo le battaglie, camminavamo allontanandoci da quella terra sperando di avvicinarci alla libertà, lasciandoci alle spalle morte e distruzione. Rivedevo i ragazzi che camminavamo al mio fianco e che ad un certo punto non vedevo più: mi giravo e vedevo un fagotto scuro ed immobile nel buio, che la tormenta di neve aveva già parzialmente coperto. Per quel ragazzo era finita, non potevamo neanche fermarci a soccorrerlo perché avremmo rischiato la stessa fine”.
I momenti più toccanti del viaggio?
“Sicuramente quando abbiamo visitato le fosse comuni di Nikojalewska, dove sono stati rinvenuti ben 7.500 cadaveri di soldati italiani, e davanti al Cippo che ricorda i nostri caduti a Garbusovo, dopo abbiamo depositato una corona di fiori”.
Purtroppo queste sensazioni e queste emozioni noi che non le abbiamo direttamente vissute non possiamo comprenderle appieno
“Io devo solo ringraziare il destino perché con me è stato benevolo. Ho potuto riabbracciare la mia famiglia ed ho avuto la fortuna di ritornare sui quei luoghi dove molti miei amici hanno perso la vita. Mi auguro che in futuro nessun popolo debba vivere esperienze cosi tristi e dolorose”.
Grazie al Natale Giletta per la disponibilità dimostrata e per l’impegno che ha profuso, durante la guerra, per garantire alle nostre generazioni di vivere in pace e serenità. Onore ai caduti di tutte le guerre, a volte dimenticati e rispolverati il 4 novembre di ogni anno.




