Ottomila euro alla Società Polisportiva Dilettantistica Paesana Valle Po, “considerato che la Società occupa i giovani nel gioco del calcio, allena squadre ed organizza gare e, quindi, svolge il duplice compito di educare i giovani alla socializzazione ed animare il paese con incontri di carattere sportivo”. Cinquemila alla Pro Loco: 1.000 per il Carnevale, 2.500 per la stagione estiva e 1.500 per la gestione dell’ufficio turistico ospitato nei locali di piazza Vittorio Veneto dal 3 luglio al 31 agosto per la grande utilità del servizio da questi prestato “nei confronti dei turisti e dell’intera comunità di valle a tutto vantaggio della diffusione dell’immagine e dello sviluppo socio economico del paese”.
Duemila al locale Gruppo Alpini (500 dei quali “mascherati quale contributo per l’allestimento del convito serale in occasione dell’arrivo a Paesana della rievocazione della prima ascesa al Monviso) “sempre presente ed attivo in occasione delle manifestazioni organizzate dal Comune, quali ad esempio Carnevale, Fiera, ecc.”. Duemila anche alla Banda Musicale che “da anni svolge la propria attività diffondendosi anche oltre la Valle Po” e preso atto che la stessa “svolge attività di avviamento musicale per bambini e ragazzi di Paesana”. Millecinquecento alla locale squadra del Corpo Volontari Antincendi Boschivi.
Mille alla corale di voci bianche ChoruSmile, “valido supporto nel campo della musica, della conoscenza e della comunicazione in favore dei giovani”. Altri mille al Vespa Club “I Vespazzi del Monviso”, per il raduno del 3 e 4 settembre che “costituisce un valido supporto per le attività turistiche locali e mezzo di diffusione dell’immagine del Paese”.
Cinquecento euro alla Parrocchia di Santa Maria per l'“Estate ragazzi 2011”, “valido supporto e servizio per le famiglie che vedono occupati i bambini e gli adolescenti in periodi estivi di non attività scolastica”. Quattrocento al Centro Ricreativo della Parrocchia di Santa Margherita e 400 anche al Centro Ricreativo Anziani della Parrocchia di Santa Maria. Duecento al Gruppo di Bagnolo Piemonte, Barge e Valle Po dell’Associazione Italiana Donatori Organi e Tessuti.
E’ un sommario elenco dei contributi sinora assegnati dalla Giunta Comunale alle Associazioni operanti sul territorio. Ed è anche l’oggetto del malcontento della Banda Musicale che ritiene “non omogenea” la spartizione della torta e pensa – ritrovandosi peraltro in buona compagnia - all’esistenza di Associazioni di “Serie A” e di altre di “Serie B”.
La tesi della Banda è presto detta: “Prima che si concluda l’anno avremo partecipato ben 11 volte alla vita celebrativa o festaiola del paese (Carnevale, 25 aprile, 4 novembre, due Feste Patronali, la Festa della Croce Rossa, il 150° dell’Unità d’Italia e della prima ascesa sul Monviso la Rassegna d’autunno, concerto di Santa Cecilia e di fine anno: ndr) e riteniamo che 2mila euro di contributo, la stessa somma assegnata agli alpini - che dalla loro hanno anche il tesseramento, il pranzo a Pian Munè e le somme percepite ogniqualvolta essi si 'offrono' per cucinare qualcosa – sia davvero troppa esigua. Specie se si considera che gli strumenti musicali costano e la manutenzione delle divise anche. Specie se si considera che in cambio di 3 prestazioni, Sanfront ci elargirà una somma non distante da quella che elargitaci dal nostro Comune per un anno intero di lavoro”.
Ed è così che da uno o più membri del direttivo della Banda parte una proposta, provocatoria ed irriverentemente ironica, ma pronunciata a voce alta anche davanti al sindaco Anselmo: “Nel 2012 occupiamoci noi della polentate o dei pasta-party e lasciamo che ad imbracciare tromboni, clarini e sassofoni siano gli Alpini… ”. Frasi dettate dal disagio, dall'amarezza, che non debbono essere scambiate per un attacco agli Alpini, anzi: “Noi non vogliamo una riduzione del contributo alle Penne Nere, bensì un aumento del nostro” dicono all’unisono in Banda. Perché sennò sarebbe guerra fra poveri.
L’alternativa semiseria, provocazione per provocazione, potrebbe essere il chiedere un “atto di adozione” al Comune di Sanfront: perché alla fin fine, dice qualcuno, chissà che non sia meglio esser figli adottivi in casa d’altri che figliastri in casa propria…





