Come i tentennamenti per una storia d'amore partita con i presupposti sbagliati, eppure dura a morire. Continua a Cuneo, in vista delle prossime amministrative di maggio, il dibattito circa le candidature. Se il centrodestra si caratterizza per l'assordante silenzio, il centrosinistra si distingue per il continuo, forse eccessivo, chiacchiericcio.
Persino l'osservatore meno accorto ha compreso che il Parito Democratico ha mal digerito la sconfitta alle Primarie di coalizione e che sta ancora consultando più medici per trovare una soluzione al proprio malessere. Un dolore più esistenziale che fisico. E quando non basta il medico si preferisce lo psicologo per farsi aiutare a cercare una ragione della debacle.
Se i gruppi Crescere Insieme e Cuneo Domani, senza giri di parole, hanno trovato la formula per scendere dalla nave di Garelli, il Partito Democratico, principale fautore delle Primarie, si riserva di prendere tempo. Certo, tra le sue fila si inizia a convincersi di certe cose: "Dobbiamo uscire dall'ambiguità" e "Oggi, poi, lo scenario rispetto alle primarie è cambiato". Tutte convinzioni che, unite ai tre punti centrali del programma per Cuneo (circonvallazione, piano regolatore e acqua pubblica), aumentano i dubbi: "Perché rispettare il risultato delle Primarie? Perché no?".
I dubbi, forse, saranno fugati martedì 24 gennaio. A Cuneo arriverà il segretario regionale Pd Gianfranco Morgando il quale incontrerà i tre candidati alle Primarie (Elio Rostagno, Giancarlo Boselli e Patrizia Manassero), Mino Taricco (consigliere regionale e provinciale), il segretario provinciale Emanuele Di Caro e il segretario cuneese Dario Chiapello.
Nella maglia del Pd molti componenti "stanno stretti" e l'ambiguità dilagante va dissipata in tempo per salvare capra e cavoli, la faccia e il risultato.




