Si approfondisce il divario di trattamento tra circoli privati e titolari di pubblici esercizi quali bar, ristoranti, tavole calde e pizzerie. Dopo l'indagine svolta dalla trasmissione televisiva “Le iene” nei giorni scorsi, anche nel Cuneese si è riacceso il fuoco che covava sotto la cenere ed è ripresa con veemenza una battaglia che il recente processo di semplificazione ha riacutizzato, fornendo ulteriori spunti.
In pratica si sono esonerati i circoli dall'obbligo di dotarsi di autorizzazione di pubblica sicurezza, ritenendola una inutile aggiunta e dimenticando che questo, di fatto, impedisce l'intervento delle forze dell'ordine in caso di situazioni di pericolo e vincola il loro accesso al locale all'emissione di mandato da parte del magistrato.
“In tempo di crisi e di spettacolarizzazione dei controlli – spiega il presidente della Associazione albergatori ed esercenti della provincia di Cuneo, Piero Sassone – si creano ulteriori, inaccettabili disparità tra quanti seguono, nella loro attività imprenditoriale, i canali tradizionali e coloro che ricorrono all'escamotage del circolo privato, con vantaggi che un corretto regime di concorrenza non può assolutamente accettare. Basti pensare all'esonero dalla compilazione di regolari scontrini fiscali, alla maggiore elasticità di orario ed al mancato controllo sull'età dei consumatori di bevande alcoliche. I danni sono rilevanti, ovunque”.
Non si conosce, con esattezza, il numero dei locali che, in provincia, definendosi privati, hanno diritto al “trattamento” agevolato. Essi, infatti, sono, in genere, collegati ad associazioni ed hanno una gestione autonoma, in cui l'ufficialità è molto labile.
Circoli boccistici, luoghi di incontro per anziani, iniziative varie abbinate a strutture nate per particolari esigenze, fanno una concorrenza spietata a bar, ristoranti e tavole calde, proteggendosi dietro il pagamento di tessere acquisibili seduta stante, in qualsiasi momento, con esborsi limitati.
“Un altro problema, collegato a quello citato in precedenza – aggiunge Sassone – è rappresentato dalla tendenza sempre più consistente ad organizzare fiere e sagre, con annessa predisposizione di servizio bar e ristorante. Se si tratta di uno – due giorni, non abbiamo nulla da eccepire. Ci dispiace quando, invece, si va avanti per una settimana ed oltre, causando un drastico taglio di incassi ai titolari di ristoranti e bar”.
La Fipe, associazione di categoria aderente a Confcommercio ha già assunto una netta posizione in materia, citando il pronunciamento della Commissione europea che ha definito le agevolazioni concesse ai circoli “aiuti di stato” e minacciando, in caso di mancato ascolto da parte del ministro Patroni Griffi, di dar corso alla richiesta generalizzata, da parte di ristoratori ed esercenti, di trasformare l'autorizzazione amministrativa rilasciata per i pubblici esercizi in assenso alla creazione di locali privati. Una idea provocatoria che potrebbe anche avverarsi.




