Levaldigi è salvo, ora resta il problema di organizzarne il futuro, per sviluppare a pieno tutte le sue molteplici potenzialità. Perché se la provincia di Cuneo non può farsi scappare l’opportunità di avere a sua disposizione un aeroporto, è anche vero che è necessario trovare le linee guida per potenziare al massimo e al meglio tutte le opportunità di crescita economica che lo scalo può dare.
La prima soluzione potrebbe essere quella di una fusione con Caselle, l’aeroporto di Torino, che nel mese di febbraio ha avuto un calo di passeggeri del 2,7 per cento rispetto all’anno precedente. La Sagat, ossia la società di gestione, proprio in questi giorni sta analizzando lo studio commissionato dalla Regione Piemonte alla multinazionale olandese “Kpmg” proprio sullo scalo di Levaldigi. L’obiettivo è quello di identificarne le potenzialità di crescita.
A seconda del risultato ci potrebbero essere sviluppi diversi, inoltre non si esclude un progetto legato all’altro scalo vicino a quello di Savigliano, ossia Nizza. Del resto tra Cuneo e l’area francese esiste da sempre una buona e proficua collaborazione. Da parte sua la Geac ha predisposto un piano operativo presentato alcuni giorni fa, durante la riunione con i soci che hanno poi deliberato il finanziamento di 800mila euro per assestare la situazione economica dello scalo.
Il progetto è triennale e si pone come obiettivo quello di raggiungere un equilibrio finanziario. Il piano prevede innanzitutto l’incremento del traffico dello scalo di Levaldigi, attraverso l’attivazione di tre nuovi collegamenti trisettimanali con destinazione Nord Africa, Est Europa ed Europa. inoltre sono previsti diversi interventi per adeguare le infrastrutture ad una sempre maggior sicurezza, nonché la creazione di più adeguati servizi per i passeggeri.
L’obiettivo è anche quello di aprire nuove attività commerciali nella struttura aeroportuale. Negozi e botteghe che ora non ci sono ma potranno dare un servizio in più a chi usufruisce di Levaldigi e contemporaneamente promuovere le produzioni e le attività della Granda, creando l’opportunità di dar vita ad un buon indotto.
“Le opere infrastrutturali – sottolinea il presidente della Geac Guido Botto – sono necessarie per potenziare lo scalo e quindi ottenere un prolungamento del periodo della concessione a trent’anni, con un positivo riflesso sul valore complessivo della società. Sono interventi necessari che non possono più essere rimandati, in quanto permetteranno alla società di adeguare le proprie infrastrutture alle attuali previsioni in materia di sicurezza”.
Il piano triennale prevede la disponibilità da parte dei soci di ullteriori finanziamenti, oltre a quelli predisposti per l’anno in corso, fino al 2015. La somma si aggira sul milione e 800mila euro.




