Al Direttore - 11 aprile 2012, 11:06

"Sbagliato vendere le quote del Creso da parte della Provincia"

Lettera dell'Amministratore Delegato RK Marketing di Saluzzo, Carlo Lingua

"Sbagliato vendere le quote del Creso da parte della Provincia"

Gentile Direttore,

mi sorprendo spesso di quanto siano strane le coincidenze. Pochi giorni fa ero in Nuova Zelanda per lavoro dove, tra le varie aziende ed Istituti ho visitato il Centro di Ricerca Nazionale. Questo centro di sperimentazione, finanziato dallo Stato, è uno dei punti di riferimento mondiali per le nuove varietà di frutta e verdura con l’obiettivo di offrire ai produttori nuove prospettive di mercato ed ai consumatori prodotti sempre più salubri e innovativi nel sapore, nella forma e nel colore. Insomma frutta buona e che fa anche molto bene alla salute.

In una pausa di lavoro (per l’appunto: le coincidenze!) scorro i giornali italiani online con una panoramica su quelli provinciali. Mi colpisce un titolo curioso: “Cuneo vende, Alessandria acquista”. Stavo per passare ad altro pensando alla compravendita di calciatori quando scorgo nel sottotitolo la sigla “CRESO”. La curiosità si trasforma in stupore e sconcerto dopo aver appreso dall’articolo che l’Amministrazione provinciale di Cuneo ha venduto tutte le sue 152 quote del nostro Centro di Ricerca e sperimentazione per l’Ortofrutta per un realizzo finale di circa 75mila euro.

Parte delle quote sono state acquisite dalla Regione, altre dalla Comunità montana Alpi del Mare, altre ancora da Aspropat Piemonte ed infine dalla Provincia di Alessandria (!!). Mi hanno spiegato che per legge nazionale gli Enti pubblici devono dismettere la loro partecipazione di quote in Società partecipate ritenute “non strategiche”. Plaudo alla Regione ma è elementare la considerazione che, dovendo sottostare alla stessa legge, l’Amministrazione provinciale di Alessandria consideri il CRESO strategico al contrario di quella di Cuneo.

Eppure è noto che la produzione ortofrutticola cuneese è superiore alla somma di tutte le altre province piemontesi essendo in grado di esprimere un giro di affari annuale pari a circa 500ML di euro sulla frutta e 300ML di euro per ortaggi e piccoli frutti cui bisogna aggiungere un ulteriore 30-40% di indotto.

Altrettanto è noto che la Provincia di Cuneo stia tra le prime produttrici di ortofrutta in Italia, piazzandosi al 2.o posto per i kiwi e al 3.o per pesche nettarine e mele e che l’Italia è il primo produttore del settore in Europa ed il quinto nel mondo. Ce n’è abbastanza perché un imprenditore ortofrutticolo come il sottoscritto provi scandalo e, senza offesa ad alcuno, si indigni per una tale scelta.

L’indignazione, ripeto non riferita alle persone ma all’atto amministrativo consumato, riguarda in particolare la mancanza di una visione strategica sul settore che vive oggi un momento difficile. L’imprenditore agricolo se vuole, come si dice, stare sul mercato, deve avere prodotti anche nuovi, deve avere un supporto dalla ricerca e dalla sperimentazione che gli offra elementi che lo aiutino nelle decisioni in un settore così fragile a favore di un consumatore sempre più attendo alla qualità ed alle specifiche caratteristiche dei prodotti, ma anche in grado di dare soddisfazione e remunerazione, e gli esempi ci sono.

Questo è il ruolo “strategico” di un centro come il CRESO che negli anni ha dimostrato di saper operare a fianco dei produttori e dei consumatori, anche se si può e si deve migliorare. Le quote della Camera di Commercio consentono di tenere ancorato al nostro territorio il centro di ricerca, ma se ovunque il pubblico finanzia la ricerca mi chiedo le ragioni di questa decisione da parte della Provincia di Cuneo perché agli occhi di chi opera nel settore ortofrutticolo è colta come una “ritirata disonorevole”.  

Carlo Lingua, Amministratore Delegato RK Marketing Saluzzo e Imprenditore del settore Ortofrutticolo

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