Sanità - 27 aprile 2012, 11:41

Claudio Novali: "Sulla riforma sanitaria polemiche strumentali"

Intervento del Presidente Collegio Primari del Santa Croce di Cuneo

Claudio Novali

Claudio Novali

Ci stiamo avvicinando al D-day. Nell’arco di pochi giorni tutte le caselle di questo complesso scenario dovrebbero essere occupate. I Direttori Generali di ASL e ASO, i Direttori delle 6 Federazioni dovranno iniziare a metter mano a questo cambiamento abbastanza “ epocale “ dell’assetto organizzativo della Sanità della nostra Regione.

I boatos e le querelle relative a ipotizzati metodi di lottizzazione poco ci toccano. Ci pare che il punto fondamentale della questione non sia a chi è in quota tale o tal’altro. Semmai che tale o tal’altro siano persone capaci, trasparenti, intransigenti e lungimiranti. Capaci di leggere i problemi in atto e con forte senso di responsabilità attuare quelle scelte, che faranno a casa loro (che poi è anche casa nostra), tenendo ben presente il ”nuovo modo“ di relazionarsi con gli altri colleghi della propria Federazione. L’ideale sarebbe che il loro modus operandi tenga conto di tutto lo scenario Regionale. 

La sfida di Monferrino (e naturalmente del Presidente Cota) è proprio sulla ipotizzata capacità di politici e Amministratori locali, nonché delle persone comuni, di comprendere che oggi si è di fronte ad uno scenario preoccupante dove il dovere etico e morale di tutti gli attori del sistema deve vertere sulla opportunità di sostenere il cambiamento. Necessità assoluta e indiscutibile capace di rendere SOSTENIBILE la spesa Sanitaria incidendo il meno possibile sulla entità e qualità dei Servizi forniti.

La qualità della sanità della nostra Regione è da considerarsi buona. Ciò non significa che da una lettura attenta delle sue modalità di gestione, non si possa ottenere un beneficio in termini di risparmio, modificando alcuni dei suoi aspetti  gestionali –amministrativi.  Senza annoiarvi con cifre e proiezioni, il quadro è questo. Lo Stato passa alla Regione una cifra X per la spesa sanitaria. La Regione ad oggi spende per quello di cui godiamo una cifra y che supera di circa 500 milioni di euro lo stanziato governativo. Così non è possibile andare avanti, mancava un progetto strutturale che riportasse in equilibrio la spesa.

Da questa necessità e con lo spirito che modificando gli assetti gestionali della voce di spesa più significativa di questo quadro, gli OSPEDALI, si  riuscirà a   rendere Sostenibile l’universalità e qualità delle prestazioni sanitarie. Si tratta di mettere in atto un controllo più rigoroso della spesa.

Martedi 3 aprile il consiglio regionale, con 33 voti favorevoli, 16 contrari e 5 astenuti ha licenziato la Nuova Riforma Socio-sanitaria della nostra Regione. Questi alcuni degli elementi più importanti :

1) La creazione delle Federazioni

2) La classificazione degli Ospedali inseriti in una rete

Pur convinti della necessità di incidere in modo ancora più significativo su un cambiamento che doveva prevedere la separazione della Gestione del Territorio dagli Ospedali  e la gestione in Rete degli Ospedali, il risultato ottenuto come compromesso condiviso dalla maggioranza, va considerato in modo assolutamente positivo specie alla luce della attuale situazione di “cassa” presente nella nostra regione.

La buona qualità del Sistema Sanitario regionale lascia comunque spazio a indubbi possibili interventi di razionalizzazione e miglioramento della efficienza dello stesso attraverso una migliore gestione delle risorse disponibili, riducendo o annullando le risacche di inefficienza o di sperpero riscontrabili nella presenza di doppioni di Servizi che poco hanno a che vedere con risposte a domande di prestazioni per la salute dei cittadini ma che più spesso rispondono a logiche di gestione lobbistica della Salute.

La creazione di un Sistema di accorpamento sovra aziendale di alcune funzioni di spesa, permetterà di realizzare una economia di scala capace, di meglio controllare acquisti, gestione del personale, tecnologie, edilizia, ecc. che  non solo renderà più competitivo ed efficace il sistema pubblico ma permetterà di controllare chi fa cosa e come, uscendo dalla autoreferenza che ancora troppo frequentemente avvolge il mondo della gestione della salute.

Misurare le prestazione effettuate nelle singole realtà ospedaliere sarà un indicatore importante della efficienza ed efficacia dei professionisti della salute. Controllare le prestazioni effettuate in rapporto alla reale necessità della domanda presente nel territorio sulla base di dati epidemiologici e di incidenza eviterà di incorrere nell’errore di una inappropriatezza spesso frutto di una spinta atta a giustificare la necessità di una sua “esistenza” qualche volta inutile o dannosa per il cittadino ed onerosa per la Comunità.

La centralizzazione nella Federazione della attività di Controllo di Gestione (quelli che misurano chi fa cosa e come), l’uso di strumenti come il Benchmarking (mettere a confronto attività, efficienza ed efficacia dei professionisti e del sistema lavoro nelle aziende ed ospedali), renderà più trasparente e sicura l’attività svolta  per i pazienti. Così pure la presenza di un Responsabile della  Programmazione (compito della Direzione Generale di sanità), mediatore e coordinatore nella federazione delle strategie che i singoli D.G. vorranno mettere in atto, sarà un importante passo avanti nel tentativo di rendere la Governance dei percorsi clinici più rispondente alle esigenze dei pazienti e più sensata dal punto di vista gestionale, nonché più oculata dal punto di vista economico.

Per uscire dal “politichese“ i Direttori generali che fino a ieri erano dei faraoni  all’interno della loro azienda, da domani avranno la responsabilità di dialogare e confrontarsi nella federazione rispondendo ad una mission che tenga conto non solo più del particolare ma guardi al generale.

La classificazione, po, degli ospedali sulla base di filiere di competenze consentirà maggiore sicurezza ai pazienti che dovranno affrontare percorsi di cura complessi dove la Multidisciplinarietà e l’integrazione delle professionalità garantirà loro il massimo di qualità. Ciò senza incorrere nel paventato rischio di classificare ospedali o professionisti di serie A o B. 

Questo nuovo scenario dovrà appoggiarsi sulla assoluta competenza e lungimiranza dei nuovi Direttori generali che pur nel pieno dei loro doveri  Istituzionali, all’interno delle federazioni dovranno saper dialogare fra loro in modo da superare le logiche di una gestione di “campanile“ ma avendo davanti la consapevolezza di contribuire assieme alla realizzazione di una Rete capace di rispondere alle reali esigenze di Salute della popolazione che afferisce alla  Azienda per la quale, e nella quale hanno pieno mandato di gestori.

Ai Medici competerà l’importante compito di disporsi a dare il loro pieno contributo di competenza, attaccamento e fattiva collaborazione perchè l’aspetto etico, sociale del loro lavoro quotidiano sia incentrato su cosa sia meglio per il paziente in quel momento e non su cosa sia possibile fare con quel che si ha a disposizione.

E’ una riforma epocale che richiede la collaborazione di tutti gli attori del Sistema, nessuno escluso. Dal più umile magazziniere o operaio al più affermato professionista, dalla sensibilità e intelligenza della infermiera alla disponibilità ad affrontare nuove sfide da parte del mondo sindacale. Da maestranze lungimiranti e disposte al dialogo ma ferme nella affermazione dei principi di un mondo che deve affrontare sfide importanti con logiche diverse da quelle che sono state di riferimento negli ultimi trent’anni.

E’ una occasione di cambiamento “epocale” perchè si muove in avanti. Dobbiamo gestirla assieme, può essere migliorata, ma non per questo deve essere lasciata “al palo”. Non  fa perdere qualità, anzi darà maggiori garanzie di trasparenza, efficienza e farà crescere ancor più il livello di assistenza nella nostra regione. Non classificherà ospedali o medici di serie A o serie minori ma permetterà a tutti di fare il meglio all’interno di un sistema di difesa del paziente e del professionista.

Ai politici illuminati di questa nuova generazione sociale si chiede di sostenere, monitorizzare, implementare e se necessario criticare costruttivamente un cambiamento indispensabile, doveroso. Ce lo chiede la società civile, la gente e  le future generazioni.

E anche per chi, come me, vede in ciò un cambiamento positivo (pur sapendo che sono gli uomini a fare la differenza e non le norme), avverte, però, che è finito il tempo delle promesse e delle chimere. Pertanto se la riforma deve essere rigorosa, ciò deve valere per tutti e se le persone incaricate di gestirla non sono adeguate, si cambiano. Il rigore dovrà interessare Cuneo, come Torino. Se gli Ospedali di Riferimento, Cardine o di Territorio avranno risorse limitate, queste dovranno essere ricercate nelle risacche di inefficienza del sistema e se per arrivare a ciò si dovrà metter mano a chiusure di servizi o riconversioni di ospedali, si dovrà fare in modo intelligente, equilibrato su tutta l’area della nostra Regione.

Il primo cambiamento che ci aspettiamo non è nella forma ma nella testa degli operatori, con la finalità di tenere al centro la persona con tutti i suoi problemi che sono di salute ma anche di gestione di un budget familiare sempre più critico. Compito delle Istituzioni garantirgli serietà  evitando sprechi.

Claudio  Novali, Primario Chirurgia Vascolare  - Cuneo - Presidente Collegio Primari  Santa Croce - Coordinatore della Rete della Chirurgia Vascolare Piemontese                                                                   

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