Al Direttore - 10 maggio 2012, 14:24

"Talvolta i veri rami secchi sono le amministrazioni inefficienti e non le ferrovie in sé"

Lettera del presidente del Comitato Treno Alpi Liguri a margine del convegno che si terrà il 19 maggio a Monchiero

La stazione di Pianfei: anche la Cuneo-Mondovì è a rischio chiusura

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Egregio Direttore,

Desidero evidenziare che il convegno di sabato 19 maggio presso la stazione ferroviaria di Monchiero su “La ferrovia di Luigi Einaudi: binari diVini per un turismo di qualità superiore?” è sì reso attuale dai tagli al servizio passeggeri su molte tratte cuneesi, ma è nato con più ampio respiro.

L’occasione fu colta mesi fa dalla candidatura di Langhe e Roero presso l’Unesco, per l’umanizzazione del nostro paesaggio in senso più ampio e il risparmio di risorse economiche, energetiche e territorio; l’opportunità di conservare un patrimonio imprescindibile per un turismo qualificato e sostenibile, soprattutto se di cultura mitteleuropea, è posta come stimolo ad un lavoro non banale e più profondo da fare su noi stessi.

Per ridare futuro alle ferrovie regionali, in Germania oltre 40 anni fa nacque il “tram-treno”, e già 20 anni fa circolavano automotrici diesel con “assetto variabile”: proprio con la tecnologia del Pendolino sviluppata a Savigliano, le ferrovie ottocentesche furono messe in grado di competere con l’automobile, e i risultati ora si vedono anche nei bilanci regionali. E’ noto che in Svizzera i tunnel ferroviari sono finanziati espressamente con la tassazione del traffico pesante su gomma, un po’ meno che la Francia si appresta a fare altrettanto a fianco della Germania.

Anche se ci rintaniamo al di qua delle Alpi, l’esempio della linea Merano-Malles, chiusa dall’allora gestione FS ed ora vivacissima ferrovia regionale mostra che i “rami secchi” sono talvolta le amministrazioni inefficienti e non le ferrovie in sé: a Monchiero si potrà riflettere un po’ meglio sulla facile moda delle piste ciclabili proprio sui sedimi ferroviari, e ancor più sulla loro cancellazione con nuove arterie stradali.

A Monchiero sabato 19 non tratteremo solo di trasporto dei passeggeri, quindi, ma anche dell’opportunità di servire meglio il porto di Savona, ruolo cui la ferrovia è particolarmente vocata, senza limitarsi ma a partire, concretamente, dall’opportunità del bipolo logistico monregalese-cheraschese.

Il dibattito-conferenza del 3 marzo scorso a  Garessio si era concentrato sulla linea Ceva-Ormea, dopodiché, ad opportuno monito sull’opportunità di tenere vive le relazioni ferroviarie in Piemonte l’amico ingegner Borri ha predisposto una petizione accessibile all’indirizzo Internet http://www.firmiamo.it/salviamo-le-ferrovie-piemontesi, che il Comitato Treno Alpi Liguri ha immediatamente firmato ed invita tutti a sottoscrivere, per riconoscere una vera e propria “ questione ferroviaria” che investe almeno il Piemonte sud-orientale.

Avviandoci alla metà del XXI secolo, che faremo quando l’Europa ci assegnerà obiettivi misurabili di “effettivo trasferimento” del traffico dalla gomma alla rotaia? Il convegno di Monchiero sarà anche occasione per riflettere sulle conseguenze dell’eccessiva priorità data alla mobilità su gomma, rispetto ad una pluralità di progetti ferroviari, anche piccoli e “locali” e quindi di più difficile concertazione, ma di maggiore utilità globale a lungo termine.

Giova guardare avanti nel tempo ed oltre le frontiere: ad oggi la Liguria non ha un vero piano dei trasporti, e di ciò il servizio ferroviario del Basso Piemonte sta facendo le spese da decenni; con le ovvie conseguenze dei “tagli” recenti e, cosa ancor più grave per i giovani contribuenti, la prospettiva dover ammortizzare e mantenere un’estesissima rete di strade e autostrade quando oltralpe il vento sarà ormai mutato.

Stefano Sibilla (Presidente Comitato Treno Alpi Liguri)

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