Attualità - 31 maggio 2012, 14:28

Borgo San Dalmazzo: comprano una casa a cui sta pian piano venendo a mancare... la terra da sotto i piedi

Stefano e Marilena abitano in località Fioretti, su una ripa del fiume Stura. Ripa che sta franando e che nessuno è ancora riuscito a fermare. Attendono risposte dal Comune

Marilena e Stefano, i due proprietari della casa a rischio

Marilena e Stefano, i due proprietari della casa a rischio

"Quando devi scegliere una casa valuta tre cose: la posizione, la posizione, la posizione". Era uno dei "111 consigli per essere felici" - questo il titolo - di un libro che potremmo tranquillamente annoverare tra gli antesignani della corrente "new age".

La posizione, quindi. E non è un dettaglio puramente estetico. Certamente nessuno si sogna, quando acquista una casa, di avvalersi della consulenza di un geologo. Lo avessero fatto i protagonisti della nostra storia, forse si sarebbero risparmiati un bel po' di grattacapi. Quanto alla posizione come dettaglio estetico, invece, hanno sicuramente fatto centro.

Loro sono Stefano Barale e Marilena Giordanengo, una coppia sposata da 38 anni che, nel 1997, ha acquistato una casa in località Cascina Fioretti a Borgo San Dalmazzo. La loro abitazione è immersa nel verde, collocata su una sponda del fiume Stura, e gode di una vista bellissima.

Ma a poco a poco le sta mancando la terra da sotto i piedi. Nel senso letterale del termine. La scarpata del fiume antistante la loro abitazione - lo Stura - sta franando poco a poco. Mettendoli seriamente in pericolo.

Parlare di case, crolli e pericolo a pochi giorni dal terremoto in Emilia può forse sembrare indelicato, ma se è vero, come tutti dicono, che i terremoti non si possono prevedere, la frana che ormai da molti anni sta interessando la scarpata antistante l'abitazione di questa coppia è ben visibile e, nei suoi possibili effetti, prevedibile.

La strada che passa davanti alla casa di Marilena e Stefano è quella che porta alla fonte Camorei, dove ancora oggi in molti vanno a riempire le taniche d'acqua. Adesso è chiusa, non è più raggiungibile in auto perché è proprio quella la strada erosa. Il signor Stefano ha fatto gettare una colata di cemento nel tratto che passa davanti a casa sua, ma sotto il cemento c'è il vuoto, che loro hanno calcolato: 4 metri di lunghezza per circa 2 di larghezza. 8 metri quadri di vuoto sotto il cemento davanti a casa loro.

La preoccupazione non è solo la loro, ma anche di altri abitanti della zona, in tutto 6 famiglie. Cristina ha comprato casa lì 4 anni fa, ha 3 figli. "Quando ho comprato stavano facendo i lavori per mettere in sicurezza la ripa, per cui non mi sono fatta problemi. Poi, di punto in bianco, non è più venuto nessuno".

Il signor Angelo vive lì da sempre: "I lavori hanno peggiorato la situazione - ci dice - E lo Stura qui si sta mangiando tutto".

E' da luglio del 2010 che nessuno, da quelle parti, ha più fatto qualcosa. La signora Marilena ha annotato tutto: ogni data, ogni nome di ditta che ha eseguito i lavori, ogni virgola di quanto accaduto su quella sponda è tra le sue carte. Foto, note, date, nomi, anche quello di Enrico Costa, cui aveva scritto nel 2004. E anche un opuscolo di una ditta che si chiama "Prati Armati", che si occupa di "piante ingegnere per opere civili verdi". C'è in gioco moltissimo, e lei negli anni le ha provate davvero tutte.

La sua è infatti la casa più esposta, quest'anno con il marito Stefano finirà di pagare il mutuo. E' arrabbiatissima: "L'ultima volta che mi sono presentata in Comune a Borgo mi hanno detto: è già tanto che non vi mandiamo via da lì. Vivo nel terrore: che cada giù la casa, che ci mandino via. Tutte le volte che sentiamo cadere un masso, anche in piena notte, usciamo a vedere com'è la situazione. Insomma, un incubo. A mio figlio cosa lascio? Un pugno di mosche?". 

Abbiamo parlato di lavori: perché ne sono stati fatti. E anche di soldi ne sono stati spesi molti. A detta loro oltre 600mila euro in due tranches, stanziati dalla regione Piemonte. Per non ottenere nulla. Le impalcature sono ancora tutte lungo la scarpata, nemmeno sono state rimosse. La rete di protezione della ripa non ha fermato l'erosione. "Dovrebbero fare una sorta di diga, un terrazzamento che, nel tempo, andrebbe a fortificare la scarpata che sta scendendo". Questa, secondo tutte le persone che vivono lì, l'unica soluzione praticabile.

Riassumere il contenuto della lettera che Marilena e Stefano hanno inviato alla nostra redazione, è abbastanza complicato. Ci concentriamo su alcuni punti: nel 1997, quando la coppia acquista la casa, si scopre, di fronte al notaio, al momento di redigere l'atto, che questa non è abitabile. Il Comune di Borgo nel giro di poco tempo concede il certificato di abitabilità e i coniugi Barale perfezionano l'acquisto, accendendo un mutuo.

Pochi mesi dopo i Barale si accorgono della frana e fanno presente la questione in Comune. Da lì in poi iniziano sopralluoghi a ripetizione, che confermano la pericolosità della scarpata e di conseguenza viene chiusa la strada che porta alla Fonte Camorei.

Nel tempo continua l'erosione. E arriviamo al 2007: il 22 ottobre iniziano i lavori, a novembre sono già sospesi. Riprendono a luglio 2008, per pochi giorni. La ditta appaltatrice ritiene il terreno troppo friabile e le reti, pertanto, non possono venire fissate. I coniugi Barale continuano a sollecitare il Comune, hanno paura, soprattutto d'inverno, con il gelo.

Si arriva a gennaio 2010: la Giunta approva, con una delibera, il progetto definitivo esecutivo dei lavori di messa in sicurezza, che iniziano il 25 gennaio. Viene montato un ponteggio alla base della scarpata e successivamente un macchinario per la perforazione della stessa. Gli operai lavorano fino al 16 febbraio e - scrivono i coniugi - "miracolosamente non sono travolti dalla frana che si porta via parte del ponteggio. Nei giorni seguenti è dovuto intervenire un elicottero - ci sono le foto a testimoniarlo - per trasportare via il macchinario". 

Luglio 2010: viene gettato il cemento sulla strada prospiciente la frana e montata una staccionata di legno per impedire il passaggio veicolare. Poi più niente.

Restano la rabbia, lo sconforto, la paura e, chissà, il rammarico di non essersi fatti assistere, al momento dell'acquisto, da un geologo. Ma una cosa è certa: Marilena e Stefano non hanno alcuna intenzione di alzare bandiera bianca. E attendono risposte concrete, che consentano loro di vivere in modo sereno nella casa acquistata con i sacrifici di tutta la vita.

 

Barbara Simonelli

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