Mancano ormai pochi giorni alla prestazione olimpica di Elisa Rigaudo. Mentre Robilante e Roccavione, i "suoi" due paesi, si apprestano a seguirne con trepidazione la performance, la campionessa parla giocoforza della clamorosa esclusione per doping da Londra 2012 di Alex Schwazer, il ragazzone altoatesino che per un certo periodo è stato suo compagno di allenamento, quando entrambi erano seguiti da Sandro Damilano, nellla scuola di Saluzzo.
"Mi fa quasi pena - racconta la Rigaudo in un'intervista al "Giornale" - Alex rappresentava tantissimo per la mia specialità e l'ambiente, era un grande campione, non doveva finire così: fa male allo sport italiano, come esempio".
La Rigaudo esclude categoricamente che la splendida vittoria di Schwazer a Pechino 2008 possa essere stata macchiata dal doping: "Finché si allenava con Sandro Damilano, il mio coach, posso garantire che non aveva mai preso alcuna sostanza. Ha sempre costruito i successi grazie al fisico".
In un'altra intervista, rilasciata a "Il Vostro Quotidiano", la marciatrice mostra tutta la propria amarezza e delusione per quello che considerava un esempio da imitare: "E pensare che era favorito da un fisico speciale, dal bassissimo numero di battiti cardiaci - racconta - se sei così disperato, se ti arrampichi per arrivare alla gloria, significa che non stai bene con te stesso".
Un'ultima, amarissima constatazione: "Ora dove metterà la faccia?"





